Giorno: 1 novembre 2017

Danilo Laccetti, La luminanza

foto gianni montieri

Danilo Laccetti, La luminanza

 

Nel punto in cui si trova illumina un quadrato; decisamente angusto, a metà tra il termine, piuttosto cupo, d’una rampa sotterranea e un lungo, basso, stretto passaggio di cemento che va a morire nel buio, non sa dove; resta accesa giornate intere a volte; a volte si spegne per ore. Chiunque passi è assai raro che le rivolga lo sguardo; non è malanimo, non crede affatto voglia comunicarle disinteresse o, peggio, disprezzo: svogliatezza, solo svogliatezza. Sulle scale i passi, ora frettolosi, ora annoiati, quando affrontano la lunghezza del corridoio, li avverte nervosi, direbbe quasi spauriti. Un profondo, interminabile silenzio segue.

       Ci sono giorni in cui avverte rumori di cui ignora significato e provenienza: fruscii si prolungano, s’animano soffi, ticchettii in mezzo a rabbiosi sbuffi; interrotti accelerano e di nuovo muoiono. Certi grumi di polvere sono capaci, a un tratto, di vorticare, formare mulinelli, che via via perdono forza, vanno ad adagiarsi da un lato, restando silenziosi per del tempo, salvo all’improvviso riprendere vita per una nuova, oscura forza che li muove. Crepe camminano sulla parete di fronte, brevi, capricciose; in un angolo una screpolatura ampia s’è aperta, lasciando precipitare in terra pochi frammenti di sé. In quel punto rivela una macchia; qualcosa di poco chiaro ha iniziato a gocciolare.

       Una sera eccolo, uno straccio di carta; scarto rugoso, biancastro. Rotolava lungo le scale, cosa fosse, non si sa; uno, due passi, si fermava. Le passò sotto, piroettò; un urto contro la parete e lì è rimasto. Ancora adesso. (altro…)

Laura Pezzola, L’inquilina dei piani alti


Laura Pezzola, L’inquilina dei piani alti. Poesie. Con prefazione di Plinio Perilli, Edizioni Progetto Cultura, 2017

Come ho avuto modo di apprezzare leggendo, qualche anno fa, la raccolta La manutenzione dell’anima, i testi di Laura Pezzola dimostrano che la solidità del dettato poetico non deve essere necessariamente legata a toni roboanti. Un volume intenzionalmente tenuto basso si unisce anche nella sua più recente raccolta, L’inquilina dei piani alti, a robustezza di impianto e ad ampiezza di gesti con i quali l’io lirico, “l’inquilina dei piani alti”, appunto, si china, si tende, sosta e poi riprende il percorso, ma sempre, sempre, coglie – nella forma più riuscita con il verso breve – manifestazioni di varia natura e di varie nature. La pluralità delle sezioni (sette in tutto, nell’ordine: L’inquilina dei piani alti, Mondo bello, I viaggi pretendono partenze, Il tempo non cambia, Manuale del ricordare, Se le stelle muoiono, Così sia) testimonia di un lungo tempo di ascolto e di lettura, che hanno preceduto la scrittura, la accompagnano e la nutrono; testimonia, inoltre, di un’attenzione a quei poeti, come Michael Krüger in Poco prima del temporale (del quale viene proposto in esergo alla poesia Viaggi un passaggio da Discorso del viaggiatore nella traduzione di Anna Maria Carpi) che sanno catturare e fondere istantanea dalla natura e condizione esistenziale.
La poesia di Laura Pezzola sa trovare il raro equilibrio tra semplicità dell’enunciato e densità del significato. Sapiente questa poesia, ricca com’è di richiami espliciti e impliciti alle letture più disparate. Un esempio per tutti: Di cosa parliamo quando parliamo d’amore esplicita nel titolo il tributo a Raymond Carver, ma contiene, allo stesso tempo,  l’eco chiara di Lui e io da Le piccole virtù di Natalia Ginzburg.
Se magistrale è la resa di “nugoli e lantane”, vale a dire la condensazione in immagini-accoppiate di parole dalla presa fulminea e fulminante, come avviene per “il Sud” (in riferimento ai modelli, segnatamente per la Puglia catturata sia da tanti testi di Vittorio Bodini, sia da In Puglia di Ingeborg Bachmann), non meno efficace è lo snodarsi di una musica tutta originale e composta con tecnica sicura, sintassi impeccabile e una ‘ronde’ costruita sul concorrere ben progettato di figure retoriche.

© Anna Maria Curci

 

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NEL MIO SCHERMO  

Dunque, si trovò l’oro della radice d’olivo
stillato sulle foglie del suo cuore…
(L’autopsia – Odisseas Elitis)

Forse un giorno
guardando nel mio schermo
sarò sorpresa di trovare linfa
a scorrere le arterie dilatate
a diramarsi in fiori di ogni specie
che imbrigliano le orecchie e le narici
si fiuteranno tracce di violette
che spunteranno a ciuffi tra i capelli
e visciole vermiglie  a maturare
sui fili stesi delle sopracciglia
e mani lanceolate come foglie
e piedi rivestiti di trifoglio
a contenere  impronte fortunose.

Pensavo vi attecchissero alfabeti
sorgenti di rime cristalline
parole su prati di metafore
a respirare il vento degli alveoli
e nei pressi del cuore sbalordire
con storie millenarie di brughiera
e cavalieri di reami antichi
ad infilzare streghe di refusi.

Se provo adesso
a scorrere la penna
ne scaturisce
un  grumo filiforme
un bocciolo di rosa
senza spine
un filo d’erba

un seme.

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