Giorno: 26 ottobre 2017

Guido De Simone, Come i fuochi di settembre

berlino foto gm

 

Guido De Simone, Come i fuochi di settembre, tre poesie

 

Mi nasconda la notte e il dolce vento.
Da casa mia cacciato e a te venuto
mio romantico antico fiume lento.
Sandro Penna, Mi nasconda la notte e il dolce vento, 1939

 

1

Verrà il giorno che non parleremo
e avrai la pelle fredda come latte;
i tuoi occhi poseranno su se stessi
come un tempo posavano in me
ed io berrò il giorno e la notte
per ricordare il calore che fa la vita:
il tuo volto fiorirà umida la terra,
il tuo cuore creperà come terrecotte.

 

2

Non entri: dallo stipite parli
a un armadio di nudi indumenti.
Forse vedi qualcosa, ma io,
io non vedo niente: intorno
il mattino è silenzio e luce,
la casa una catena di cornici,
ma da lì la nonna non ti sente.
Esci, esci, esci un poco:
il colore sbiadisce lentamente
e il letto è sempre vuoto.

 

3

Nei viali deserti, dopo la pioggia,
ti vedrò scendere dalla corriera
e mi dirai com’è abitare un altro:
lasciarlo entrare, se fingi, se tieni
ancora la nostra vecchia gelatiera.

Altro non avrò che vento e silenzio,
che viene sempre quando è sera,
il tuo spazzolino ancora mezzo buono,
e il numero della pizzeria sul frigo,
ché ormai non vado più da Spera.

 

© Guido De Simone

 

Guido De Simone nasce a Gallipoli il 12 Dicembre 1988. Si laurea in Lettere moderne a Lecce e successivamente in Storia contemporanea a Firenze; dal 2016 è docente di ruolo di Lettere nei Licei fiorentini. L’opera prima, Traversando Campo di Marte, è in corso di pubblicazione per i tipi di Oedipus. Sue poesie sono apparse in alcune raccolte collettanee, tra cui l’Enciclopedia di poesia contemporanea, vol. 6, a cura della Fondazione Mario Luzi. Collabora attivamente con il PENS (Centro di Poesia e Nuove Scritture) dell’Università del Salento. I testi qui riuniti provengono dalla raccolta Come i fuochi di Settembre, selezionata tra le opere finaliste del premio “Guido Gozzano” 2017.

Gianni Montieri, poesie da Versodove n. 19

 

Le giacche dove si consumano
i vecchi
mi hai detto, guardavamo
un video del professor Raimondi
che con frasi perfette a braccio
a mente raccontava la sua vita
la sua lingua. Il cuore si è fermato
per un attimo quando ho pensato
che l’unico miracolo l’ultima
bellezza sarebbe il consumarmi
dentro una vecchia giacca
regalatami da te.

 

*

Qualcuno mi ha detto che Giugliano
brucia: c’è stato un altro incendio
di notte in via Epitaffio, lì dove
a maggio i fedeli vanno “a prendere”
la Madonna; un capannone dicono
vicino alle case è tutto rosso tutto
arancio è fumo nero, in infradito
in pigiama la gente è in strada,
qualcuno gira un video, altri
nemmeno se ne accorgono
ma è la morte che incombe di nuovo.
La morte che ci accompagna
senza vanto, senza fortuna.

 

*

Milano, ultima

(a Giordano, che sa)

Eccola la mia città di nuovo
comparire istante dopo istante
tetto dopo tetto, il giallo
smunto delle case di Lambrate
le imposte un poco consumate.

Eccola insieme a quel che ricordo,
a quel che dimentico, prima un
ponte poi un’intuizione, sapere
sotto al binario cosa passa cosa
è passato cosa – infine – passerà.

Eccola in un piano sequenza
lungo il giusto, colori
mai uguali, un pensiero
un battito mancato sotto
al cuore alle nove del mattino.

Eccola mentre si accosta
e mi riconosce e mi accoglie
un’altra volta, da vent’anni,
per poi sparire e lasciarmi
come tutti alle cose da fare.

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