Giorno: 23 ottobre 2017

Giulia Rusconi, Linoleum

Giulia Rusconi, Linoleum, Amos Edizioni, A27; € 12,00

 

Accorgersi con stupore
che a impressionare non è la morte
ma il dolore, e non l’amore
a commuovere ma la vanità dolcissima
di uno specchietto tra lo smalto rosa
un pettinino tra i capelli grigi
nella luce arancione del mattino
quando crede di non essere vista
si sorride, si fa l’occhiolino.

 

*

Domando da dove viene il male
e con le dita aperte indica
l’osso occipitale. La testa
dice mi si sta aprendo di dietro,
la lava inonderà il cuscino
poi cade la parola nel fondo
scuro dei suoi occhi di china
quando la cara morfina passa
dalla mia mano al suo corpo.
Benedetto il riposo che lo stende
supino, e ad occhi aperti dorme
e i sogni li vede vicino.

 

*

C’era qualcosa, sicuro che c’era
ma che cos’era, che cos’era?
Girello alla mano percorre il reparto
ad anello, sempre la stessa figura,
gli occhi assuefatti al torpore di cura
e sempre la stessa domanda a incalzare
che cosa mai mi devo ricordare?
Trascorrono otto milioni di secoli
nei vicoli oscuri dell’assenza.
Qualcuno col camice diceva la sua:
demenza, decadimento cognitivo.
La diagnosi è giusta? O forse
è solo un rimpianto tardivo?

 

*

È un fraintendimento dell’occhio:
quella è una donna su un letto
ma a dispetto di quello che appare
non è più niente. Mentre quel corpo
disciolto, grotta da cui neri uccelli
prendono il volo. La povera figlia
si accosta a quel tenero imbroglio
piange e sorride, si inceppa, stride
un’assurda premura: fai la brava
mamma fammi fare bella figura.

 

*

Il camice mi calza bene
il mio nome appeso sul taschino
gli zoccoli appena sfornati
dal negozio di sanitari.

Si fidano di me, si fanno
toccare, mi fissa un coro di occhi
senza sospetto. Aspetto
la fine del turno, mi spoglio

mi lavo le mani. Ma sono
lì ancora quei volti quei nomi
a insegnarmi una loro premura:
Ricordati che noi
::::::::::::::::::::::::::::::siamo la cura.

 

© Giulia Rusconi

 

Andrea Bajani, Promemoria

 

Andrea Bajani, Promemoria, Einaudi 2017; € 10,00 ebook € 7,99

 

1.

È rimasto scritto sulla lavagnetta
tra le cose da non dimenticare.
Sale grosso multa carta da regalo
posta bollettino tacchi da pagare.
Dopo l’esame delle feci guarnizione
andare Verano per la cremazione.

 

6.

Imparare a parlare dai bambini.
Inventare il plurale delle cose.
Un bau due tre quattro bai.
Dimenticare le coniugazioni
far cadere in terra il tempo.
Non camminarci sopra scalzi.

 

12.

Non chiedere a un neonato
di salvare un padre una madre
altri viventi dal dolore. Non
dargli una bomba che ticchetta
per giocare a imparare qual è
il ritmo che fa il tempo.
Trattenere piuttosto il tormento
come si trattiene uno starnuto.
Voltarsi, poi lasciarlo andare.
In generale aspettare primavera.

 

17.

A tre o quattro anni caricare il cannone
di parole e poi sparare. Quindi cercare
di vedere dov’è il mondo quando cade.
Raccoglierlo e poi catalogare. Il resto
del tempo a tutti i costi volerlo salvare.

 

41.

Provare a non chiudere una frase,
lasciare uno spiraglio per chi vuole
entrare: che lo faccia senza chiave,
senza chiedere permesso, che metta
pure una parola dove crede. Stare
meglio quando s’intravede un nesso.

 

60.

Traslocare dentro un’altra
lingua. Portare soltanto
piatti e bicchieri per mangiare.
Affacciarsi alla finestra
trovarsi il mare sulla destra.

 

© Andrea Bajani