Giorno: 19 ottobre 2017

Marino Monti, La vôs de’ vent

Stralcio dalla Prefazione di Maria Lenti a Marino Monti,  La vôs de’ vent,  La Mandragora, Imola, 2017, pp. 120, €  13.00

Marino Monti appartiene ai poeti animati dalla resistenza nel loro essere poeti di un mondo riconoscibile perché vissuto in prima persona, più che di un’uscita verso territori di un altrove poetico. Le sue raccolte (E’ bat l’ora de’ temp, A l’ómbra di de’, L’ ânma dla tëra, Int e’ rispir dla sera, Stasón, Int e’ zét dal mi calér) già dai titoli segnano l’assiduità di temi legati al tempo come tessuto su cui si distende il fiato della vita, o, viceversa, segnalano la consistenza di uno stare dentro le radici spazio-temporali della nascita e della crescita. Lì insiste la vitalità che fa durare e rende vivo il passato dando il “più” di sapore (E’ savôr dla vita) al presente pure in fuga.

A m’afond int e’ salut
a la mi tëra
indò che i vèc
m’ha insigné
 a caminé tra i cùdal
ad arvultéi int e’ soich
dal stasón.
Arturnarò a la mi ca
Sóich dopo a sóich.
Int che zét
Dl’ ónda di chémp
Par sintì e’ savôr dla vita.

(Il sapore  della vita – Affondo nel saluto / alla mia terra, / dove i vecchi / mi hanno insegnato / a camminare tra le zolle / a rivoltare nel solco / delle stagioni. / Ritornerò alla mia casa / solco dopo solco. / In quel silenzio / dell’onda dei campi / per sentire il sapore della vita.) (altro…)

Rileggere Luigia Rizzo Pagnin

La poesia zé l’oro del pensar
Se no tuto sarìa ragionamenti
… roba che pesa

[La poesia è l’oro del pensare/ altrimenti tutto sarebbe ragionamenti/… roba pesante]

 

 

Quando un anno fa si è spenta la fiammella che teneva accesa la lampada di Luigia Rizzo Pagnin, quella piccola lampada simbolica che lei considerava un dono della poesia stessa dopo avere scoperto i versi di Emily Dickinson, io ho perso sia l’amica sia la donna che più di altre mi ha insegnato cosa significhi vivere la poesia. Il rapporto che Luigia da sempre ha instaurato con la scrittura è qualcosa che ancora oggi, a distanza di anni da quel nostro primo incontro, riconosco di avere incontrato molto di rado, a partire anche dal vivere la sua poesia come forma privilegiata per conoscere il mondo. Il suo essere defilata, o, come si usa dire ora, periferica, fin nella scelta degli editori, l’ha resa quasi invisibile alla critica; e se tolgo le prefazioni firmate da Marino Berengo (prefazione alla seconda edizione de Il borghese agli agguati, 1985), da Bianca Tarozzi (prefazione a Lampada, 1990) e da Silvana Tamiozzo Goldmann (prefazione a L’oro del pensar, 2011), credo che sia stato mio il primo tentativo di fare il punto sulla prima fase della produzione in versi di Gigetta (così si è sempre fatta chiamare Luigia da quelle persone che lei considerava più care e prossime). A questo primo articolo, consegnato proprio qui su Poetarum Silva, m’ero ripromesso di dare un seguito quando L’oro del pensar era ancora fresco di stampa. Era l’ottobre del 2011 quando uscì la raccolta; il mese dopo il marito, compagno di una vita, Fioravante “Fiore” Pagnin, figura di tutto rilievo della sinistra veneziana, sarebbe morto. E così quelle poesie piene d’amore che nei versi in dialetto veneziano raccontavano la delicatezza di un sentimento immutato anche avanti negli anni, sentimento già protagonista della sezione Nozze nella raccolta del 2004, Acqua Donna Poesia, in me si chiusero in un’immagine che non poteva essere trafitta da parole vane. (altro…)