Giorno: 4 ottobre 2017

Luce a Sud Est. Concorso di scrittura sociale

luceasudest_logo

LUCE A SUD EST

Concorso di scrittura sociale

V edizione

Pietre Vive Editore, in collaborazione con le associazioni Pietre Vive e il Tre Ruote Ebbro, bandisce la quinta edizione del concorso di scrittura sociale Luce a Sud Est.

Duplice lo scopo del concorso: promuovere l’editoria etica, di denuncia o di promozione, per diffondere una nuova lettura attenta e trasversale del Paese; favorire l’accesso alla pubblicazione di giovani scrittori impegnati su tematiche sociali.

Il concorso è aperto a tutti, senza limiti geografici o di età. È ammesso al concorso qualsiasi genere letterario (romanzo, racconti, poesie, reportage giornalistico, testo teatrale, ecc.) purché attinente al tema. Il vincitore sarà premiato con la pubblicazione della propria opera. La partecipazione al concorso è gratuita.

I manoscritti dovranno essere invitai entro il 7 gennaio 2018 all’indirizzo

info@pietreviveeditore.it

mettendo in oggetto: LUCE A SUD EST, e accompagnando il testo con la scheda di adesione scaricabile, insieme al bando, dal sito di Pietre Vive.

Al vincitore sarà offerta la pubblicazione dell’opera proposta con Pietre Vive Editore.

In via sperimentale quest’anno, la giuria sarà composta da un comitato di cinque persone, tre delle quali selezionate fra i lettori di Pietre Vive, e due fra i collaboratori interni della casa editrice.

Nelle ultime edizioni sono stati premiati con la pubblicazione il romanzo breve Il sindaco del calabrese Claudio Metallo, incentrato sulla carriera politica di un uomo di potere; il romanzo allegorico Isola del pugliese Domenico Maggipinto e il poemetto L’adatto vocabolario di ogni specie dell’emiliano Alessandro Silva, entrambi ispirati al disastro di Taranto e dell’Ilva; e la raccolta di poesie Il mondo come un clamoroso errore di Paolo Polvani delicata serie di ritratti degli ultimi.

È possibile scaricare il BANDO e la scheda di adesione dal sito di Pietre Vive: http://www.pietreviveeditore.it

Plinio Perilli, Il cuore animale. Lettura di Paolo Carlucci

Plinio Perilli, Il cuore animale, Empiria, Roma, 2016, pp. 216, € 20,00

 

GRAFFIO DI VERITÀ

I versi vissuti di Alfredo de Palchi
etici ed anarchici, caudati
d’Espressionismo e Inconscio …
romanzati ne Il Cuore Animale,
appassionato saggio di Plinio Perilli

Profondo che risale, la Storia al nero è nelle corde della poesia-vita di Alfredo de Palchi, sin dall’opera d’esordio, La buia danza di scorpione (1947-51, ma edita solo nel ’93).

Si decentra la notte sul muro si decentra
michelangiolesca
la lesione dell’occhio

la cella  costringe  silenzio
si spacca  il silenzio alle sbarre il trauma
è combustione

io
groviglio di piedi e mani
prevenendomi
farnetico perfezione

urlo al muro il muro
assorbe  da me l’eco risponde
alla sagoma straniera.

Versi che evocano dolore e ansia di verità, senza infingimenti letterari. Il luogo cui si allude è il penitenziario di Procida, dove furono concepiti, nell’immediato dopoguerra, dal poeta ragazzo, detenuto per un delitto non realmente commesso da lui, ma consumato nel clima furente e funesto di quella guerra civile, che fu l’inizio dell’Italia repubblicana. Alfredo de Palchi racconta in versi, con disperata forza etica, l’avventura di sé: uomo reale, stralunato nella follia della Storia. Le sorti di un nuovo e autentico processo kafkiano sono alla base di uno stile espressionista assolutamente suo, radicale ed esistenziale.
Un cupo, fiero Es che si fa scrittura. In lui, un cadenzato furore di vita azzera nichilisticamente il conformismo d’ogni illusione, che non sgorghi potente e nuova dalla franchezza dell’Esserci. Questo ed altri nodi scioglie, indagandoli con perizia psicologica e finezza critica, l’appassionato saggio di Plinio Perilli, il cuore animale, attraverso un ampio ventaglio di  testi e altri sospiri letterari, e non solo, al sapor dell’assenzio, che negli anni hanno scandito scritture travagliate, e lente, complesse  vicende  di riproposizioni  editoriali dell’opera.
I meriti di questa biografia in progress sono molteplici. I vari capitoli della prima sezione sono in genere intitolati con versi e rimandi diretti all’opera di De Palchi: in particolare penso a lo straniero De Palchi, in cui si vede un’estraneità forte, assolutamente biografica e vissuta al di fuori di letture o paludamenti filosofici di marca francese. Insomma De Palchi è straniero a tutti, a partire da se medesimo: ma non è un étranger sulla linea del rien; anzi, all’epoca, Sartre o Camus sono quasi sconosciuti al rustico poeta italo americano, futuro autore di Foemina tellus, uno dei suoi testi più intensi e vorticosi di vita: «non guardiamo indietro/ indovinare cosa si è abbandonare / non lo sapremo mai». (altro…)

Alessandro Buttitta, Consigli di classe

Quanto segue è un estratto del quarto capitolo di Consigli di classe (Laurana, 2017) di Alessandro Buttitta, intitolato Cosa ci insegna Nanni Moretti con il suo Michele Apicella in Bianca?

Nel 1984 arriva in sala Bianca, quarto film di Nanni Moretti. Come nei suoi tre precedenti lungometraggi, il protagonista è Michele Apicella, camaleontico alter ego del regista e attore romano. Stavolta il personaggio è un professore di matematica che osserva la realtà con scrupolo e attenzione, stando attento ai dettagli in maniera ossessiva. Ci ritroviamo di fronte a un inflessibile castigatore di costumi con una morale e un’etica tutte sue, incapace di trovare autentici slanci emotivi. Tronca persino una relazione amorosa con Bianca, professoressa di francese interpretata da Laura Morante, perché non abituato alla felicità. “La felicità è una cosa seria, no? Se c’è deve essere assoluta”, dirà al momento di lasciare la fidanzata.
Michele Apicella giudica tutto e tutti, stabilisce criteri oggettivi di valutazione, scheda e cataloga le persone, scruta le contraddizioni del nostro essere. Individuo imperfetto ma coerente, per usare una definizione che egli dà di se stesso, il professore è uno scrutatore nevrotico che mette nel suo mirino le vite degli altri (“Gli altri non sono un teorema”, lo rimprovera Bianca) in un sistema ordinato con regole manichee. Sul perché insegni matematica risponde: “Mi piace la chiarezza, la logica. Un numero o è positivo o è negativo. A me non piacciono le vie di mezzo”.
Bianca, oltre alle stranezze del suo protagonista, sublimate iconicamente nella famosa scena della nutella gigante, sarà ricordato anche per l’istituto in cui Apicella insegna. Al Marylin Monroe il protagonista ha studenti diligentissimi, impeccabili sotto ogni punto di vista, fin troppo bravi nello svolgere le loro attività disciplinari. Eppure c’è qualche stravaganza nell’aria: se qualche indizio ce lo aveva suggerito il nome dell’attrice hollywoodiana a cui è intitolata scuola, la conferma arriva dalla foto di Dino Zoff, considerato alla stregua di un Presidente della Repubblica, e da un jukebox che trovano posto in classe. Chi usa il jukebox in questione con una certa frequenza è il professore di Storia che ad esempio, in una lezione ad alto impatto emotivo con mille suggestioni che bussano alla porta, racconta la nascita di Il cielo in una stanza di Gino Paoli.
I dubbi degli studenti sono evidenziati con altrettanta curiosità da Moretti. In una battuta di Bianca, Apicella afferma: “I miei studenti mi dicono: piuttosto che entrare in banca mi ammazzo! Ma cos’è questo odio verso la gente che lavora, che timbra il cartellino?”. Una domanda che implica risposte sulle aspirazioni e i sogni di giovani che non sanno ancora quale sia la loro strada, su quale sia la realtà una volta abbandonati i banchi di scuola, su che percezione hanno del lavoro.
In Sogni d’oro (1981), pellicola che valse il Leone d’argento alla Mostra del Cinema di Venezia al regista romano, la madre del protagonista, professoressa anch’essa non a caso, afferma: “Oggi gli studenti non hanno altro interesse che essere promossi. Prima c’era l’impegno politico…”. Dopo una serie di considerazioni fumose, in cui si dà la colpa a degli ipotetici “loro” che hanno rovinato la vita politica e culturale dell’Italia del tempo, il figlio attacca animosamente la madre, rimproverandola di fare discorsi da autobus, di dire stupidaggini, di essere squallida e prevedibile, per poi scaraventarla contro un televisore facendole pure male.
Si potrebbe leggere quest’ultima scena dandole una forte carica simbolica – che lo scontro sia proprio contro il televisore è così casuale? –, ma sono impressioni che vanno accarezzate con una certa cautela. A ogni modo, ci interessa evidenziare maggiormente come uno scontro del genere sia nato da una discussione sulla scuola. È significativo perché, nell’orizzonte emotivo e ideologico di un certo cinema d’autore, tendenzialmente ascrivibile a una sinistra di pensiero, gli insegnanti hanno un ruolo preciso, ben definito, di guida. Sono seriamente coloro che educano e formano il prossimo. È questo il ruolo che la società, in maniera condivisa, ha dato loro.

 

 

(scheda dell’editore)

Questo libro parla di scuola, del suo ruolo oggi e delle sue contraddizioni, seguendo i passi di Enrico Bottini del libro Cuore, del professor Keating de L’attimo fuggente e di molti altri personaggi di cinema, letteratura, tv e musica che hanno contribuito a formare l’immaginario scolastico.
Tra queste pagine c’è spazio anche per il ditino sempre alzato di Lisa Simpson, per la frustrazione di un insegnante come Walter White di Breaking Bad, per il buonsenso e la lungimiranza di un dirigente scolastico del calibro di Albus Silente di Harry Potter.
Dieci capitoli, dieci personaggi, dieci punti di vista per capire per “chi suona la campanella”. Arricchisce il testo una stimolante chiacchierata con Carlo Verdone su Compagni di scuola.