Mese: ottobre 2017

Maurizio Brusa “Una vita scalza”. Imola, 31 ottobre 2017

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Una serata dedicata alla poesia di Maurizio Brusa nella splendida cornice offerta dalla BIM Biblioteca Comunale di Imola. L’occasione per parlare di Maurizio Brusa, della sua vita, della sua ultima raccolta, La vita scalza, nonché di un percorso poetico che ha lasciato un segno negli amici e in chiunque abbia incontrato i suoi versi. L’occasione per iniziare a conoscere un poeta che scelse di vivere defilato ma non assente.

Interverranno: Alessandro Brusa, Antonio Castronuovo, Maurizio Cucchi, Salvatore Della Capa, Gianfranco Fabbri, Carlo Falconi, Matteo Fantuzzi, Franco Minganti, Francesca Serragnoli, Stefano Simoncelli, Giancarlo Sissa, Gabriele Xella.

Oggi, martedì 31 ottobre 2017, alle ore 20:00, presso la BIM Biblioteca Comunale di Imola.

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Gianfranco Barcella, inediti da ‘La brezza della sera’

LA CAUSA DISCRETA

Vorrei stare per sempre, magari di sghembo
dentro il mondo ed il suo tempo
e ricreare ogni attimo del presente
con un amore discreto che richiami alla vita
con loschi bagliori d’eternità.

È la coscienza del niente che mi fa agire
contro lo scempio dell’esistente.
È il gran freddo che mi invade le ossa
quel che mi induce a chiedere giustizia,
sperando nella mite sentenza, emessa in clandestinità,
dalle nuove gemme di Primavera,
passata la mesta verità dell’eterno inverno.

 

*

LA COMMEDIA

Il ruolo che ho assunto è quello del docile animale
nella commedia della vita o gioco di prestigio che a nulla vale.

Protagonista è il fedele esercizio nel vivere sociale
che mai si concluderà con l’applauso finale. (altro…)

Filippo Ravizza, La coscienza del tempo (prima parte)

Filippo Ravizza
La coscienza del tempo
La Vita Felice
2017

 

 

Torna la poesia di Filippo Ravizza, a tre anni da Nel secolo fragile. Torna con una nuova raccolta e un nuovo titolo parlante, La coscienza del tempo; sì, perché è un elemento fondante della sua poetica il contrassegnare le sue raccolte con titoli che ne riassumano i tratti essenziali, e farne, di fatto, libri che non siano solo raccolte di testi, costume abbastanza diffuso negli ultimi anni (Penna ebbe il buon senso di intitolare Poesie il libro d’esordio, esempio da seguire, a mio avviso, quando una raccolta non gravita attorno a un centro tematico ben definito). Il fare farraginoso degli ultimi decenni non tocca, né sfiora, Filippo Ravizza; con coerenza prosegue l’interrogazione e l’analisi di questi tempi sempre più poveri di riferimenti precisi e stabili, privi di poetiche definite, privi di ideali.
La sua generazione, quella di cui «forse resterà/ un tenue racconto brandelli/ di memoria impigliati nelle mine/ tra inchiostro e carta brandelli/ di scrittura ape spina pura/ di un vento che ci fu che sentimmo» (Questa mia generazione, p. 77); generazione che lottò per il riconoscimento di diritti e il rispetto, allo stesso tempo, dei doveri civili, ora si ritrova a fare i conti con una dispersione pressoché totale dei medesimi («generazione che ancora/ sta passando come un fiume/ che va che scorre […] verso un estuario che nessuno/ vede che inghiotte la terra il mondo/ e tutto ciò che lo precede il senso/ stesso delle cose la voglia stessa/ d’essere stati come pietra/ come pietra diventati», ibidem), sicché lo schianto con la realtà è inevitabile e solo l’aggrapparsi all’alto mandato della poesia sembra l’unico campo nel quale continuare a combattere ogni battaglia, senza illudersi nell’attesa di un miracolo («non pretendere il miracolo/ di esistere dalla poesia, non pretenderlo… adagiati, abbi/ pace, vivi questo momento/ che ti dona la sparuta serenità/ dei versi; possa accompagnarti/ ancora… nulla di più alto, forse,/ ci è dato»; Sotto la rada ombra, p. 20).
E queste battaglie, meno cruente che non in passato, esibiscono da subito l’arma della memoria, perché ricordare è necessario per sopravvivere. E allora ecco che la poesia si fa testimonianza della sopravvivenza di un io non disposto a scomparire nella massa informe del quotidiano, ossia di ciò che è, come la definisce Gianmarco Gaspari nella prefazione, «la sublimazione di un disagio catafratto nei simboli complementari del tempo e dello spazio» (p. 5). Perciò alcune figure emergono dal passato, come in un poema ctonio, per dialogare con lo sguardo rivolto in avanti, quasi con fare vaticinante (anche se vere e proprie profezie non se ne pronunciano).
È più un discorso sul tempo, inteso anche come Storia, quello affrontato ora da Ravizza, che in questo nuovo libro raccoglie le istanze del precedente, inevitabilmente verrebbe da dire, perché quando un dettato si fa anche carico di istanze civili, queste proseguono se la vena è feconda in chi sa dominarla senza inficiarla di bieca retorica. Ma non è il caso di La coscienza del tempo, ché è invece un libro robusto e contrassegnato da componimenti che sembrano, nel leggerli, nati nel poeta di getto, tanto sono scorrevoli e agili nel verso; un verso sempre limpido quanto fedele alla tradizione di quel secondo Novecento di cui Ravizza si è cibato e col quale mantiene un dialogo costante, e a maggior ragione ora, nel tentativo di recuperare quei riferimenti necessari per non annaspare nel buio, o arrancare nel traffico compulsivo della quotidianità. (altro…)

L’anno che verrà (Pistoia 3, 4 e 5 novembre)

 

L’anno che verrà: I libri che leggeremo

*

***Sabato 4 novembre 2017***
ore 15-19 Auditorium Terzani
Incontro con gli editori Bompiani/Giunti Editore, Giulio Einaudi Editore, Edizioni E/O, Giangiacomo Feltrinelli Editore, Editori Laterza, Libri Mondadori.

ore 15.00
Saluti e introduzione
ore 15.15 – 16.30
Conversazione con gli editori
Antonio Franchini, Bompiani/ Giunti Editore e Luca Saltini, autore
Marco Peano Giulio Einaudi Editore e Marco Balzano, autore
Modera: Alba Donati (poetessa, Presidente del Gabinetto G.P. Vieusseux

ore 16.30 – 17.45
Conversazione con gli editori
Claudio Ceciarelli Edizioni E/O e Sacha Naspini, autore
Anna Gialluca Editori Laterza e Valerio Valentini, autore
Modera: Benedetta Centovalli (critico e agente letterario, Premio Internazionale Ceppo Pistoia)

ore 17.45 – 19.00
Conversazione con gli editori
Linda Fava Libri Mondadori e Francesco Targhetta, autore
Laura Cerutti Giangiacomo Feltrinelli Editore e Rosella Postorino, autore
Modera: Gianni Montieri (poeta e critico, caporedattore della rivista Poetarum Silva)

ore 21.15
Incontro con gli autori americani Tom Drury e Benjamin Markovits (traduzione simultanea in sala)
Conduce l’incontro Alessandro Raveggi (autore e direttore di TheFLR)
Con Isabella Ferretti 66thand2nd Editore e Serena Daniele NN Editore

***Domenica 5 novembre***
Galleria Centrale
ore 10 – 11
Incontro con gli editori
Stefano Friani Racconti edizioni e Marco Marrucci con Michele Orti Manara, autori
Isabella Ferretti 66thand2nd Editore
Modera: Gianni Montieri (caporedattore della rivista Poetarum Silva

ore 11- 12
Incontro con gli editori
Giorgia Antonelli LiberAria Editrice e Tiziana D’Oppido, autore
Marco Cassini edizioni sur
Modera: Gianni Montieri (caporedattore della rivista Poetarum Silva

ore 12-13.30 Sala Letture Diverse
Speed date letterario a cura di GoodBook.it
Cosa cerchi in un libro? Siedi di fronte all’editore: in quattro minuti cercherà di conquistarti con il libro che fa per te. Compila una scheda con i tuoi stati d’animo e i tuoi gusti letterari. Mostrala a turno ai dieci editori presenti: in soli quattro minuti ti consiglieranno il libro del loro catalogo più adatto a te. A fine evento avrai una lista di nove consigli di lettura fatti su misura per te. Gli editori partecipanti: Liberaria, L’Orma, Marcos Y Marcos, Minimum Fax, NNE, Racconti, 66thand2nd, Sur, Voland
Ingresso libero su prenotazione, scrivendo a info@goodbook.it
Evento facebook: https://www.facebook.com/events/144744562807660

ore 13.30 – 15.00
Pausa pranzo
Al pubblico partecipante agli incontri della mattina che si sarà registrato presso la segreteria entro le ore 10.30, sarà rilasciato, insieme ai materiali informativi e alle istruzioni per l’accesso al sistema wi-fi della biblioteca, un tagliando che darà diritto ad accedere gratuitamente al buffet. Per tutti gli altri sarà in funzione per tutta la durata del convegno la caffetteria della Biblioteca.

ore 15.00 – 16.15
Incontro con gli editori
Claudia Tarolo marcos y marcos e Enzo Fileno Carabba, autore
Alberto Ibba NN Editore
Modera: Antonello Saiz Libreria Diari di Bordo – Libri Per Viaggiare

ore 16.15 – 17.30
Incontro con gli editori
Lorenzo Flabbi e Marco Federici Solari L’orma editore
Daniela Di Sora Voland e Nicola H. Cosentino, autore
Modera: Giuseppe Girimonti Greco (traduttore, redattore della rivista The FLR – The Florentine Literary Review

ore 17.30 – 18.45
Incontro con gli editori
Matteo Codignola Adelphi Edizioni e Omar Di Monopoli, autore
Luca Briasco minimum fax e Danilo Soscia, autore
Modera: Luca Baldoni (poeta, redattore della rivista The FLR – The Florentine Literary Review

(altro…)

Mauro Pierno, Piccola pasticceria (inediti)

XIII COME SI GONFIA UNA CIAMBELLA
…soffiate le parole nella rima
e contemporaneamente con le dita
premete l’accento tonico
per sbloccare il suo ritmo…
(Nanni Balestrini)
da – LE AVVENTURE COMPLETE DELLA SIGNORINA RICHMON
Quarto libro: Il pubblico del labirinto 1985/1989

1

Folte si sfaldano le opportune frasi
e somiglianze inspiegabili frantumano le sintonie.
Assapori fragranti e sfogliati duplicati pensieri
che del superfluo confezionato sistema
sono l’estasi, la cialda stratiforme, l’esaltante,
pregnante pietanza, friabile pietà, che è sfranta.

2

E cosa nascondono le nostre parole,
profumi intensi e illegittime dolosità.
Lo vedi, lo senti che non è più tempo!
Sgomitare davanti alla sostanza in vitro
aspettando solo il momento opportuno
per montare, diplomatici in un calco(lo).

3

Si amalgamano si assorbono si addensano,
i sentimenti nei nostri strati
si appallottolano. Eppure un calcolo fortuito,
quello si, che trasborderebbe, abbonderebbe in senso.
Senti come la rotondità del verso
ha una sola e unica ingordigia di ascolto: bon-bon!

4

Ammettilo pure il tuo fallimento
e l’ondeggiare assorto tra gli ormoni
sarà perifrasi indecisa, rimpasto soffice,
lo spostarsi attonito dello sguardo fobico,
il vorticare ondoso su un sonetto colmo,
un croissant ironico, che lo sguardo allieta.

5

Eppure sederti accanto è una mistica comprensione
il rimirare assorto quell’infinito che danza.
La stessa – Giacomo sorreggimi – fluttuante immagine lunare.
Mi porto dove il cuore ondeggia la mente
e le tue braccia afferrate hanno alito di autunno,
quei sospiri* quei sussulti di foglie spazzate, ubriache.

6

Come affondano le certezze, sedimentano carezze
ed i cieli bui delle parole esplodono inascoltate;
dovrai pur dirlo, ammetterlo, che la nostra superficialità
è patina superiore, una leggera incomprensione, una deflagrazione!
Tanti, tutti, strati esfoliati di ingordigia emancipata,
lo scricchiolare contorto del tempo, un antico antico tremore.

7

Cosi inestricabile, la fuga sottesa nel tempo
implora il randagio rimescolare notturno.
Dovremo comunque attendere, concludere il giorno,
spolverizzare la notte dalle feritoie del cielo,
nero su nero, discernere il fronte dall’orizzonte ammalato,
raffinare la linea del buio e pazientemente incorporarla.

8

Tutto lo squallore delle parole mostrate,
la rigida dimenticanza che nel pallore muto
fa la curva di un sorriso, anch’esso pieghettato.
Stupido nell’incarto avvolto lo stesso sguardo,
pirottino! che riflette nudo,-
diafano, il volto tuo, caramellato.

9

Una morbida mousse dall’orizzonte ondoso
nel grembo molle di questa riva informe
accoglie umida e rigonfia e impinza
l’enunciato atteso della obesa rima, che’**
schiumose labbra, tue, mia Musa Ansante,
mordono e schiudono acuminate sponde.

10

E cosa sono i fremiti della sostanza
l’adulterare foniche parole,
l’edulcorare viscidi discorsi
nella mattanza della pietanza assolta,
che vive assorta nella distesa piatta,
di un vassoietto amorevolmente offerto.

*sospiri: – la poesia ha le sue regole, ma leggi pure babà dolce più indicato ad essere inzuppato.
**che: – aggettivo qualificativo!, di decurtisiana memoria.

Giovanni Fierro, Gorizia on/off (V parte)

foto gianni montieri

Giovanni Fierro, Gorizia on/off (V parte)

[ai seguenti link potete leggere le parti precedenti:  Gorizia on/off I parte  Gorizia on/off II parte Gorizia on/off III parte Gorizia on/off IV parte ]

 

(#41)

Via Michelstaedter è una strada che fa il suo giro
è una curva senza rettorica né persuasione, è
l’attesa di uno sparo, nel suo essere a fondo cieco.
Adriana Music si toglie le scarpe, la porta chiusa alle
spalle, il tempo aperto le si mostra di fronte. Sulla
via non vede nessuno e accosta la finestra. Sa che
non è più suo il dire “la mia crisi di pianto mi aiuta
ad innaffiare i fiori” e che è l‘ora di sapere di quando
la voce si sdoppia in un ascolto, ogni riflesso di uno
sguardo è il cielo blu che si ritrova. È arrivato
questo momento. Non è più il tempo di confondere
scontrini di attese e scarafaggi di ricordi, di pensare
di avere il cuore a forma di Rosa di Gorizia, la vita
con un’ancora nel mare di ogni tentennamento.
Basta. È l’esatto attimo in cui sa fare un nodo alla
parola più difficile da dire, ‘felicità’. E che ora non
si ripeta mai più. “Ti ho dato la speranza che ho fra
le labbra, il dolce di ogni sapore e la bellezza che so
creare con il silenzio, e ti ho fatto vedere “Daunbailò”
di Jim Jarmusch. Sì, credevo che tutto questo poteva
essere complicità, febbre, calore, fame e morso.
E invece per te era solo l’ansia di un prodigio, la
curata sicurezza di una volontà, un amore”.

*

(#42)

Con il pensiero che il cielo è questa trama di azzurro,
silenzio e separazione, anche quando si appoggia
alle case di Piazzutta, Silvio Onda si ricorda che “già
da ragazzino ho avuto dietro l’orecchio sinistro una
pallina di grasso, minuta. Veniva e se ne andava,
compariva e scompariva. Era la bussola che misurava,
ad intermittenza ma con precisione scientifica, la mia
giovane età. Perché prendevo una direzione e la
sbagliavo, nello stare mi muovevo con un inciampo,
a fatica trovavo le parole giuste per dire. Tutto questo
è rimasto nei decenni arrivati poi, e rinnovato”.
Si toglie il respiro di dosso, allarga lo sguardo e
aggiunge che “da poco più di un anno la ciste si è
ispessita, è rimasta fissa lì, più grossa, sottopelle e
in rilievo, con la sua forza di ricordarmi il mio tempo
di ragazzo, di errori e smarrimento. Due mesi fa ho
preso l’appuntamento in ospedale”. E il suo presente
è adesso, “oggi sono nell’ambulatorio di ottorino,
con l’anestesia, il taglio e l’odore di bruciato,
i quarantacinque minuti d’intervento chirurgico e i
quattro punti di sutura. Spero che sia l’ultima volta
che mi tolgo di dosso la mia età immatura”.

*

(#43)

Gorizia ha un vitino da vespa, in questo caldo
soffre la febbre e come ogni anima sbagliata
a me non sa preferire un fiore. Non conosce
il polline e quando punge, poi per staccarsi
dalla carne, con tutta la sua forza si spinge via,
ed evira il suo corpo, lascia il pungiglione
conficcato e il suo ventre vuoto e cavo. Così
si toglie il fiato, con la forza di una bellezza
che sa fare male. Anche a se stessa. Di tutto
questo ti parlo, e almeno tu sai rimanere. Già, con
te mi arrendo e mi sbaglio e mi dici ‘va bene così’.
A matita scrivo “questa città ha la memoria di
un adulto, quando pensa alla sua infanzia e,
a bassa voce, si dice ‘carezze, non me ne ricordo’”.
La galleria Bombi è sempre il fondo di un respiro
che non si riempie mai, l’occasione per l’aria di
fare una capriola e riuscire a non farsi male.
So costruire un silenzio, è il nodo di lontananza
e ore e minuti rinviati, lo tengo dietro gli occhi.
Nel tuo ascolto mi permetto la verità del mio
primo rinunciare alla protezione, “anche se so
stare nel cielo, e dell’azzurro disegno le direzioni
e la promessa della meteorologia, io ho con te
il limite di una nuvola, porto la pioggia”.

*

(altro…)

I poeti della domenica #210: Alessandro Brusa, da “Nel nome del figlio”

 

Di questa nascita
.  riempio il tempo
.  che io solo conosco
e incammino sulle
tue incertezze

quell’andare disperso
.  per il mondo
in un pensiero
che resta sulla carne
.  di punizione precoce

.           siamo istanti
cui non compete verità

: per la morte che temi,
se di questo mondo rifiuti
.  la libertà che lascia.

 

*

La vita è linea
di deciso passaggio

segna di rosso il sole –
.  e stanco
appena sotto l’umore
che mi porto appresso

appunto a nuvola i pensieri
.  che tengo dentro

: che non si lavi la distanza
cui appendo capillare battito.

 

*

Di questo corpo ho fatto testo
se del tuo corpo tengo il segno
che di quella nascita mi ha fatto.

 

da In tagli ripidi (nel corpo che abito in punta), Giulio Perrone Editore

I poeti della domenica #209: Maurizio Brusa, Grammatica del silenzio

GRAMMATICA DEL SILENZIO

 

Mi consumo al gioco sprecato
assorbito dal lume.

*

Voglio sapere in che modo
questa realtà mi guasta:
ci vuole altro
che il tessuto invadente del mio torpore.

*

Ho ricevuto liquidi
in cambio
dove non c’era la passione
e mi sentivo magro
dove non c’era un sussulto
che ti piegasse l’anima.

*

Come un’impronta cieca
mi confondo
nel chiaro della terra
rinnovando segno dopo segno
la mappa del disagio.

*

La pratica del male
si rifiuta
di esplorare il vuoto della carta.
Mi lascia increspato
abitare la tua casa
dove ho coltivato la memoria.

*

Nel corpo sfibrato
questa lingua insanabile
è la mia.
A difesa di un veleno preso per tempo.

*

Come l’ombra scoscesa di me
l’antenna era fuori
un corpo opaco e verticale.

 

da Grammatica del silenzio, Manni

proSabato: Grace Paley, Desideri

Desideri

.   Vidi il mio ex marito per la strada. Ero seduta sui gradini della nuova biblioteca.
.  Ciao, vita mia, gli dissi. Il nostro matrimonio era durato ventisettenni, mi sentivo giustificata.
.  Lui disse, Come? Quale vita? Non la mia.
.  Io dissi, Ok. Non è mia abitudine discutere, quando le posizioni sono inconciliabili. Mi alzai ed entrai in biblioteca per vedere quanto dovevo.
.  La bibliotecaria disse 32 dollari giusti giusti, e ce li deve da diciotto anni. Io non negai. Perché non mi rendo conto del passare del tempo. Li ho avuti, quei libri. Ci ho pensato spesso. La biblioteca è appena a due isolati da casa.
.  Il mio ex marito mi seguì fino al banco della restituzione. Interruppe la bibliotecaria, che aveva ancora da dire. Per tanti versi, disse, attribuisco la colpa del fallimento del nostro matrimonio al fatto che tu non abbia mai invitato a cena i Bertram.
.  È possibile, dissi io. D’altra parte, se ben ricordo: primo, quel venerdì mio padre stava male, poi sono nati i bambini, poi ho cominciato ad andare a quelle riunioni del martedì sera, e alla fine è scoppiata la guerra. Dopo mi sembrava di non conoscerli più, i Bertram. Comunque hai ragione avrei dovuto invitarli a cena.
.  Diedi alla bibliotecaria un assegno di 32 dollari. Subito tornai a godere della sua fiducia: dimenticò il passato, lo cancellò dalla mia scheda, che è proprio quello che gli altri impiegati comunali e/o statali non avrebbero mai fatto.
.  Prelevai i due libri di Edith Wharton che avevo appena restituito perché era passato un sacco di tempo da quando li avevo letti e mi sembrava il momento giusto per rileggerli. Capitavano a proposito. Erano La casa della gioia e I ragazzi, che racconta di quanto sia cambiata la vita americana a New York nel corso di ventisette anni, cinquant’anni fa.
.  Ho un bel ricordo della prima colazione, disse il mio ex marito. Rimasi sorpresa. Prendevamo solo caffè. Poi rammentai che in fondo all’armadio a muro della cucina c’era un buco che si apriva nell’appartamento dei vicini. Loro mangiavano sempre pancetta affumicata. Questo conferiva alle nostre colazioni un’aura di grandiosità, senza peraltro procurarci difficoltà di digestione.
.  Quando eravamo poveri, dissi.
.  E quando mai siamo stati ricchi? Disse lui.
.  Oh, col passare del tempo, e l’aumentare delle responsabilità, non ci siamo mai trovati nel bisogno. Tu non ci hai mai fatto mancare niente, dal punto di vista finanziario, gli ricordai. I bambini passavano quattro settimane al campeggio, una volta all’anno, avevano dei poncho decenti, i loro bravi sacchi a pelo e gli scarponcini, proprio come tutti gli altri. Erano molto carini. La nostra casa era calda in inverno, e avevamo dei bei cuscini rossi e altre cose.
.  Io volevo una barca a vela, disse lui. Ma tu non volevi niente.
.  Non prendertela, dissi io. Non è mai troppo tardi.
.  No, disse lui, con molta amarezza. Può darsi che me la comperi, la barca. In realtà ho già versato una caparra per un sette metri. Quest’anno le cose mi vanno bene, e in futuro andranno anche meglio. Per te invece è troppo tardi. Tu non vorrai mai niente. (altro…)

Seth Pennington, Gin Caldo (trad. A. Brusa)

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GIN CALDO

1
Mio nonno ha avuto un piccolo infarto, forse
nella notte, ma lo vengo a sapere solo il mattino dopo
al lavoro. È da un po’ che non lo vedo:
da dicembre, al matrimonio, quello a cui lo sposo-diciottenne
dimenticò di invitare la sua famiglia. Sono
anni che non passiamo davvero del tempo
assieme – lascio così sia questa mancanza a giustificarmi
per non averlo ancora chiamato.

2
Devo risponderti quando chiami, Bryan, e
mi dici: “Ho fatto una roba. Ho prenotato un hotel
e allungato la permanenza di una notte. Una piccola vacanza.
Scoperemo quanto ci pare, senza preoccuparci di nulla.”

3
Mio nonno mi aveva stretto la mano, “È bello vederti”
aveva detto, dopo che gli sposi ebbero intrecciato
i loro destini con quelli
di Dio e che la sposa era caduta ed era stata portata fuori
rossa di vergogna perché il suo abito aveva avuto la meglio
su di lei; gli astanti avevano cercato di coprire le risate
tossendo o tenendo le mani davanti alla bocca.

4
Ti sembra impossibile che non ci sia un secchiello
del ghiaccio e che il ghiaccio sia finito;
“Il gin caldo dovrebbe essere illegale”. Ma no,
è in questa serata che non riesci a credere,
e a come nonostante i programmi fatti
le cose siano andate così storte. Vado
in cerca della macchina del ghiaccio, pensando
che troverò sacchetti certamente e non secchielli. E invece
finisco nella lavanderia e trovo una madre che
cambia il pannolino al figlio su di una asciugatrice. (altro…)

Giorgio Ghiotti, La città che ti abita (di I. Grasso)

Giorgio Ghiotti, La città che ti abita, Empirìa, 2017

di Ilaria Grasso

 

Mentre in America esce il nuovo libro di George Saunders, Lincoln nel bardo, penso ai poeti e agli scrittori di casa nostra. Mi domando se si siano mai interrogati su questo stato della mente in cui la coscienza viene separata dal corpo e leggendo la raccolta di Giorgio Ghiotti, La città che ti abita, ho pensato molto al bardo come concept di lettura e di scrittura.
Nel bardo la mente acquisisce un corpo mentale simile a quello del sogno e ha il potere di raggiungere qualsiasi luogo, in qualsiasi momento, senza alcun ostacolo. La vita nel bardo è fatta di sofferenze, sia per la non accettazione della propria morte, sia per l’attaccamento a se stessi, alla famiglia, agli amici, ai propri averi.

[…] cosa dovremo raccontare
di questi anni infiniti che a cento volti
insieme ci passano negli occhi, perché
più popolato del visibile è l’invisibile
o chi ne fa più parte, chi sta di là
o subito prima del filo
finché ci sarà chi tende le antenne […]

Questi appena riportati sono i versi che più di tutti mi fanno pensare al bardo; fanno parte della poesia che Ghiotti dedica a Biancamaria Frabotta, poeta, scrittrice, giornalista, e sua docente all’università, nonché prefatrice della raccolta. Ghiotti fa del distacco, dell’abbandono e persino della morte, materia viva ben consapevole del potere di rendere immortali che appartiene alla scrittura e letteratura in generale. (altro…)

Guido De Simone, Come i fuochi di settembre

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Guido De Simone, Come i fuochi di settembre, tre poesie

 

Mi nasconda la notte e il dolce vento.
Da casa mia cacciato e a te venuto
mio romantico antico fiume lento.
Sandro Penna, Mi nasconda la notte e il dolce vento, 1939

 

1

Verrà il giorno che non parleremo
e avrai la pelle fredda come latte;
i tuoi occhi poseranno su se stessi
come un tempo posavano in me
ed io berrò il giorno e la notte
per ricordare il calore che fa la vita:
il tuo volto fiorirà umida la terra,
il tuo cuore creperà come terrecotte.

 

2

Non entri: dallo stipite parli
a un armadio di nudi indumenti.
Forse vedi qualcosa, ma io,
io non vedo niente: intorno
il mattino è silenzio e luce,
la casa una catena di cornici,
ma da lì la nonna non ti sente.
Esci, esci, esci un poco:
il colore sbiadisce lentamente
e il letto è sempre vuoto.

 

3

Nei viali deserti, dopo la pioggia,
ti vedrò scendere dalla corriera
e mi dirai com’è abitare un altro:
lasciarlo entrare, se fingi, se tieni
ancora la nostra vecchia gelatiera.

Altro non avrò che vento e silenzio,
che viene sempre quando è sera,
il tuo spazzolino ancora mezzo buono,
e il numero della pizzeria sul frigo,
ché ormai non vado più da Spera.

 

© Guido De Simone

 

Guido De Simone nasce a Gallipoli il 12 Dicembre 1988. Si laurea in Lettere moderne a Lecce e successivamente in Storia contemporanea a Firenze; dal 2016 è docente di ruolo di Lettere nei Licei fiorentini. L’opera prima, Traversando Campo di Marte, è in corso di pubblicazione per i tipi di Oedipus. Sue poesie sono apparse in alcune raccolte collettanee, tra cui l’Enciclopedia di poesia contemporanea, vol. 6, a cura della Fondazione Mario Luzi. Collabora attivamente con il PENS (Centro di Poesia e Nuove Scritture) dell’Università del Salento. I testi qui riuniti provengono dalla raccolta Come i fuochi di Settembre, selezionata tra le opere finaliste del premio “Guido Gozzano” 2017.