Giorno: 14 settembre 2017

Premio Prata – XI edizione 2017

 

Premio Prata
XI edizione 2017
LA CULTURA NELLA BASILICA
Sabato 16 Settembre, ore 19.30
Basilica Paleocristiana della SS. Annunziata
(Prata P.U. Avellino)

Al via l’undicesima edizione del Premio Prata “La cultura nella Basilica”
L’evento ha ricorrenza annuale e, col tempo, è riuscito a porsi
all’attenzione dell’opinione pubblica nazionale e internazionale tanto
da essere inserito nei circuiti di rete del sito dell’UNESCO. La
cerimonia di premiazione della undicesima edizione si terrà Sabato 16
Settembre, alle ore 19.30. Cornice e cuore pulsante dell’evento è la
Basilica Paleocristiana della SS. Annunziata, uno dei luoghi di culto
più antichi del Meridione e sede di attività religiose anche in epoca
pagana; il Premio Prata, infatti, nasce innanzitutto per valorizzare
questa meravigliosa testimonianza del passato, capace di emozionare
ancora oggi con la sua bellezza. A condurre la manifestazione, come di
consuetudine, saranno Gigi Marzullo, giornalista RAI, Barbara Ciarcia
e Nello Fontanella giornalisti de “Il Mattino”. I saluti saranno
affidati al Sindaco di Prata di Principato Ultra  Bruno Petruzziello,
a Gianni Festa direttore de “Il Quotidiano del Sud”, a Pierluigi
Melillo direttore di Otto Channel. Ospite della serata l’attore
Sebastiano Somma. Recital di Paolo De Vito “Quanti passi…” con
Gianluca Marino, Giuseppe Musto e Salvatore Santaniello. Il Premio è
curato e gestito dall’Associazione Premio Prata con presidente
Antonietta Gnerre, vice presidente Armando Galdo. Il Premio si
articola in varie sezioni con lo scopo di esaltare il mondo culturale
e quello della comunicazione, della ricerca scientifica e dell’impegno
civile e sociale.

Riceveranno il Premio Prata 2017: Antonio De Iesu (Questore di
Napoli), Rosario Cantelmo (Procuratore Capo della Repubblica di
Avellino), Ottavio Lucarelli (Presidente dell’Ordine dei Giornalisti
della Campania),  Fabrizio Filippone (Capo redattore di Studio
Aperto), don Maurizio  Patriciello (Parroco e opinionista di
Avvenire), Vincenzo Mascolo (Direttore artistico di Ritratti di
Poesia), Modestino Di Nenna  (Regista), Andrea Cati (Presidente di
Interno Poesia), Massimo Morasso (Poeta), Aurelio Picca (Scrittore e
giornalista), Andrea Fabbo (Dirigente medico geriatra), Marika
Borrelli (Scrittrice e giornalista). Menzione speciale al Presidente
nazionale della Fibes, Peppino Colarusso.

Vito Bonito, Odio l’estate (da Versodove n. 19)

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Nel tuo silenzio io mi perdo

D’estate aumentano vertiginosamente le preghiere non esaudite.
Ci chiediamo perché. Ma cercare una risposta che soddisfi la nostra strenua e sì aguta interrogazione è cosa vana: sotto il sole di fine luglio le risposte muoiono come uccellini dentro una vertigine di luce.
Allo stesso modo e con la stessa irragionevole esattezza gli uccellini medesimi chiedono al vento perché noi ci poniamo simili domande.
Tace il vento (caldo dell’estate): sulle ossa, sulle tamerici, tra le luci e le feci, sulla nostra demenza, sulla stupida favola della nostra impotenza.

Il vento piange, piangono gli uccellini incantati, piangono i preganti, gli astanti, piange pure il telefono – ormai amico estinto di giorni perduti.

*

A casa i vivi non ritornano più.
Nei letti dei bambini sussurra la cenere: su su su, è ora di andare – noi siamo la cenere, un muover di ciglia e il vuoto che dentro ci pispiglia, siamo il pappo e il dindi, il quinci e il quindi, specie segnata, caligine affannata.

 *

E così, dopo aver comprato Il libro contro la morte di Canetti, lo guardo – chiuso in sé. Nel paradosso di un libro finito dalla morte stessa.
Ma l’amico Jonny Costantino mi porge, dentro una conversazione pomeridiana, una fulminante sentenza che l’autore di Auto da fé scrisse per la nascita della figlia. Ma sfogliando il libro, mi accorgo dell’aforisma successivo:

 

O bambina mia, bambina mia, per quanto tempo ancora potrò essere tuo padre?

Non ho di che lamentarmi perché sono riuscito a conoscerti. Ho assistito ai tuoi primi passi e udito le tue prime parole. Nemmeno questi passi e queste parole ho meritato, non ho meritato nulla perché non ho preservato nessuno dalla morte…

*

Sotto il sole di fine luglio
tornando a casa
mi accorgo che

gira il mondo gira
nello spazio senza fine
nella gioia e nel dolore
nello spasimo biancore

il mondo
non si è fermato mai un momento
la notte insegue sempre il giorno

e se il giorno è solo un girotondo
la morte non è affatto il piatto forte

semmai proprio il suo contorno.

*

© Vito Bonito

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Versodove n. 19, settembre 2017, sommario:

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La prima presentazione di Versodove n. 19, sarà a PordenoneLegge domenica 17 settembre alle 0re 15,00

Ivonne Mussoni, La corrente delle ultime cose (di Ilaria Grasso)

Ivonne Mussoni
La corrente delle ultime cose
Giulio Perrone Editore, 2017

 

Ivonne Mussoni nella sua raccolta La corrente delle ultime cose ci descrive con enorme garbo un tema molto delicato, quello delle partenze. Nell’elemento dell’acqua l’io lirico si fa porto. Da lì numerose figure partono o arrivano senza mai essere giudicate. Sono scie leggere ma con un’enorme forza e coraggio i versi che mi ritrovo a leggere; rassomigliano alle dita di una mano nel momento esatto in cui si apre dal fondo dell’acqua salata del mare per lasciare libero di emergere l’oggetto dapprima contenuto nel suo palmo. Sono versi di una purezza e di una grazia fuori dal comune. No, non sto parlando di uno smielato descrivere le cose ma di quella grazia utile per trovare un senso o meglio una umanità in grado di farci accettare i vuoti che lasciano certe presenze nella vita che viviamo. Sono versi che si misurano non con i principi della metrica tradizionale ma con il principio di Archimede per far emergere la vera natura di chi li legge.

E non è tua la fame, l’abbandono
non sono tuoi i diluvi,
gli sbagli, le cadute della terra
ma sei ad ogni precipizio,
spalancato nell’abisso delle facce stanche.
Se non puoi stringerle
aprile bene queste mani
che diventino nido, approdo, radici

Esortano infatti, in maniera diretta, a non aver paura di lasciare e lasciarsi andare o ancora, in maniera più grande, di essere lasciati. I messaggi contenuti nella raccolta hanno una forte carica spirituale verso un bene e un amore che coinvolgono se stessi e gli altri, come qui:

Per i mai arrivati, per quelli senza approdo
bisogna rallentare,
unire al respiro il tempo delle onde
il silenzio, la fiducia nella cosa che già c’era.
E tu c’eri prima dei coralli, dei delfini,
prima delle barche con i remi
torni primitiva all’elemento,
bella alla gioia selvaggia dell’essere già stata,
esserci sempre.

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