Giorno: 12 settembre 2017

Riccardo Prencipe – Inediti

 

Le Rotaie e il porto

Apre il collo a cobra la preghiera
scalcia sulla ruggine il mio ascolto,
orda di papaveri
sul binario morto

 

I franchi tiratori

noi siamo le antenne degli insetti
che afferrano dall’aria
le vibrazioni di ciò che sarà
e le trasformiamo, senza paura,
in inni alla gioia
rapsodici e popolari

 

La casa del ponte

In una casa di provincia
iniziai a sognare
le notti di Roma
in cui avevo dormito
e le tante in cui avrei vissuto
non c’era macchia nella prepotenza

le colate di cuoio sul bianco
frustate di cinghia senza religione
erano solo percussioni vogliose
sui muri della mia casa,
la casa del ponte.

La casa del ponte
è un parco infinito

c’è un colombario
sotto la terra del padrone
che ho scoperto senza io
e poi ne ho fatto nido

le lucertole dai tubi mi guardano
come un boia in ciabatte
che ha ucciso i loro nonni

gli assaggi ladri d’uva
e l’umore di chi la sciupa ancora,
tante notti piene d’orme:
le flotte degli amici.

Un esercito di racconti a passo svelto
che giocano di notte a nascondino
tra le more assonnate
e gli alti ricci

la mia culla è nata lì

Nell’aria, ingenuo, il male
al ritmo dei campi,
ascoltavo i narratori.

Un solo negozio
un solo sapore
pochi suoni
e gli amori, alieni in embrione
erano fontane di fantasia.

Alla fine della strada
una capanna,
ricoperta da piume metalliche,
radunava gli scugnizzi taglialegna.

(altro…)

David Costantine, La biografia

David Costantine, La biografia, traduzione di Nicola Manuppelli, Nutrimenti 2017; € 17,00

 

Katrin sposta un piccolo tavolo in legno di pino sotto la finestra, apre il taccuino, prende la penna e fissa lo sguardo oltre il villaggio e il fiume, verso la strada che si sta facendo silenziosa. Dopo un po’, si concentra e inizia a scrivere.

Eric muore, muore piano, muore dolcemente, muore a casa, nella bella casa che divide con sua moglie Katrin. La seconda moglie, una studiosa, una biografa.

Katrin è impeccabile anche il giorno del funerale, invita tutti quelli che Eric avrebbe voluto ci fossero. Gli amici più cari come Daniel, il grande amore giovane che è Monique, la sua ex-moglie (che non verrà), il figlio di Eric, suo fratello. Katrin è dolce e gentile con tutti, fino alla fine, fino a quando tutti andranno via. Poi arriva il silenzio, il sole che cala, la casa vuota, un dolore che è anche fisico e un altro dolore più grande che si insinua piano piano fino a esplodere. Un dolore che è mancanza, assenza: che è non poter più condividere, che è un racconto mancato. Una parola non detta a tempo, un pezzo di formaggio, un libro non letto, una passeggiata non fatta.

Katrin è stata la compagna di vita di Eric negli ultimi vent’anni, anni molto belli, anni felici. Katrin ricostruisce le vite per mestiere, vite particolari, personaggi che avrebbero potuto essere e non sono stati, eccentrici, originali ma mai sfiorati dal vero talento, oppure – peggio ancora – con un talento non riconosciuto, oppure minimo, annullato da un talento più grande: un poeta geniale che viveva nella stessa epoca, un musicista più bravo. Katrin decide di ricostruire il pezzo di vita di Eric venuto molto prima di lei, il pezzo che non le è stato raccontato, tenterà così di colmare una distanza attraverso la conoscenza. Forse sarà una battaglia, forse non servirà a lenire il dolore ma è l’unica cosa che Katrin è in grado di fare.

Si metterà a scrivere, parlerà con Daniel degli anni degli studi, e gli anni di Parigi ovvero quelli di Monique. Monique un grande amore di gioventù, rimasto intatto forse perché finito presto ma che è stato fuoco nel poco che è durato. Monique e Daniel e un vecchio baule colmo di lettere aperte e non aperte, di cartoline e francobolli saranno la guida di Katrin.

David Constantine è un bravissimo romanziere (ed è pure fine traduttore) e ha scritto una storia molto intima con la giusta delicatezza, quasi mai eccede, in alcuni può ricordare la sobrietà di McEwan soprattutto attraverso l’acume dei personaggi che hanno sempre il giusto pensiero, la giusta intuizione, sanno scegliere il tempo dell’abbraccio e quello per andarsene. Persone illuminate dotate di grande intelligenza e di umanità, come accade nei romanzi di McEwan, anche per questo di Costantine ci si domanda se gente così disposta alla comprensione ad accostarsi al dolore dell’altro esista sul serio; ma è solo un pensiero che accompagna una lettura molto godibile. Per tutto il tempo staremo dalla parte di Katrin, vogliamo che riesca anche se non capiamo fino in fondo a fare cosa. Il dolore non passa, nemmeno così, ma forse lo si comprende. Katrin per ogni anno all’indietro che percorre scopre qualcosa di più sull’amore che prova, saprà alla fine – forse – ancora di più di aver amato la persona giusta.

Un romanzo che è una storia d’amore ma che è anche un metodo di lavoro, mentre leggiamo non possiamo non pensare al lavoro degli storici, dei biografi, di chi ricostruisce le vite passate per farcele conoscere e farci conoscere, così, attraverso il passato, qualcosa di noi.

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© Gianni Montieri