Giorno: 31 agosto 2017

Electro Camp V: arti performative a Forte Marghera, dal 7 al 10 settembre

ELECTRO CAMP 5
a cura dell’associazione culturale Live Arts Cultures
e della netlabel electronicgirls
 
Quando:
Dal 7 al 10 settembre 2017
Attività diurne di formazione e dialoghi
Percorsi installativi e speciali, festival di video-danza
Spettacoli: dalle 20.30 alla mezzanotte e notturni
 
Dove:
C32 performing art work space
Forte Marghera, via Forte Marghera, Mestre (VE)
 
 
Electro Camp è una piattaforma aperta a nuove produzioni – anche in veste di lavori in fieri – dedicate alla ricerca delle relazioni tra suono e movimento, danza, musica e spazio scenico. 
Curato dall’associazione culturale Live Arts Cultures e dalla netlabel electronicgirls, il progetto giunge quest’anno alla sua quinta edizione e si terrà da giovedì 7 a domenica 10 settembre 2017 presso C32 performing art work space, all’interno di Forte Marghera, Venezia-Mestre. 
Electro Camp si propone come momento di riflessione, diffusione, pratica e studio di alcune arti performative e include, nella sua quinta edizione, innovazioni nella programmazione tese a favorire l’avvicinamento della comunità del territorio ai linguaggi delle arti performative dal vivo. Il “format” Electro Camp si trasforma così in un appuntamento sia dedicato ad artisti che intendano approfondire la loro pratica sia accogliente verso la pubblica partecipazione alla scoperta del contemporaneo.
 
Il programma per questa quinta edizione prevede attività diurne e – vera novità – speciali e notturne, che avvicineranno il pubblico ancora di più a musica e danza, linguaggi universali attraversabili da chiunque. Il festival ospiterà, come sempre, giornate di formazione pensate anche per il mondo dell’infanzia, dell’adolescenza e degli adulti; inoltre ospiterà percorsi installativi ed eventi serali. 
 
Electro Camp V è un invito a rendere tutti partecipi delle pratiche dell’artista performativo per cancellare le apparenti distanze, proponendo attività che stimolino la consapevolezza del corpo e dello spazio, l’ascolto, la generazione di azioni performative. Le esperienze proposte desiderano nutrire il potenziale espressivo di ciascuno e condividere strumenti critici per l’osservazione delle opere contemporanee.
 
 
LABORATORI E ATTIVITÀ DIURNE SPECIALI
 
Venerdì 8 e sabato 9 (15.30-17.30) un laboratorio di fiabe sonore elettroniche per bambini condotto dalla musicista Patrizia Mattioli e Ilaria Pasqualetto – educatrice e attrice –, per il progetto Concerto per alberi dall’omonimo libro di Laëtitia Devernay. Un modo diverso di leggere le fiabe per avvicinare i più piccoli (dai 5 ai 10 anni) al mondo della musica elettronica attraverso ambientazioni fantastiche; la musica viene rappresentata grazie a un volume illustrato, dove uccelli, alberi e piume si fanno elementi musicali. 
 
Ancora venerdì 8 e sabato 9 “Teenleader”, danza per giovanissimi condotta da due giovani danzatrici: Tania Lo Duca e Federica Marcoleoni.
Lo studio del movimento come mezzo espressivo, vissuto nella relazione con gli altri include la dimensione del ‘gioco’ come strategia compositiva. A condurre questa proposta saranno due giovanissime danzatrici, abituate da anni allo studio del movimento: il parlare tra coetanei auspica un maggior coinvolgimento di teenagers che non dovranno avere esperienze pregresse per poter seguire gli incontri proposti.
 
Sabato 9 e domenica 10 (11.00-17.00 con pausa pranzo) un laboratorio per performer, “La natura dell’atto”, condotto da Silvia Rampelli – Habillé d’eau.
Il laboratorio indaga appunto “la natura dell’atto”. Ne pratica i fondamenti: materia, tempo. Focalizza l’emergere dell’esperienza del corpo, approfondisce in modo specifico il transito alla cognizione. È il luogo della consegna al qui e ora dell’accadere, dell’ampliamento percettivo dell’attitudine critico-conoscitiva. 
 
Durante le stesse giornate (ore 17.30-20.30) la “Crowdance” condotta dalla coreografa Laura Moro, appuntamento di “danza per tutti” che vuole offrire a tutti, senza nessuna esclusione di età, abilità, conoscenze, la possibilità di soffermarsi sul potenziale espressivo del corpo attraversando suggerimenti accessibili e immediati.  
 
Un incontro aperto a tutti su pietre sonore, sculture e litofoni con Giulio Escalona domenica 10 (ore 14.00-16.00). Giulio Escalona è psicologo e artigiano di suoni non convenzionali. Da anni impegnato nei campi di musica ed ecologia, la sua attenzione si concentra sui suoni ambientali e sugli strumenti realizzati con elementi naturali: foglie, piante e pietre. Durante l’incontro si conosceranno e praticheranno i suoni e gli strumenti utilizzati dall’artista.
 
 
INSTALLAZIONI, PERCORSI E SPETTACOLI
 
L’identità di “Electro Camp” è quella che conferma il dare spazio alla sperimentazione, favorire nuove collaborazioni tra gli artisti, invitare il pubblico ad assistere a composizioni in tempo reale, a lavori freschi e leggeri che aprano a personali interpretazioni valorizzando il potere evocativo dell’opera dal vivo.
 
Ogni giorno tre percorsi di ascolti nella natura di Forte Marghera, costeggiando i canali d’acqua, permetteranno al visitatore di conoscere contributi poetici, musicali e teorici. La passeggiata fonde paesaggio, ascolto e informazione in un unico stimolo percettivo; i brani saranno ascoltabili attraverso auricolari grazie a dispositivi forniti appositamente.
Saranno presenti la voce e le poesie di Mariangela Gualtieri da lei stessa interpretate, apporti e citazioni di Valentina Valentini, docente dell’Università La Sapienza, a proposito del mondo della performance e di opere installative della contemporaneità, e ascolti di brani selezionati dalla storia della musica elettroacustica ed elettronica.
Lungo il tragitto del percorso la performer londinese Ashley-Louise McNaughton abiterà un luogo portando alla nostra fantasia nuove visioni e percezioni, con una performance permanente.
 
Per il secondo anno consecutivo, Electro Camp ospita “Espressioni – Rassegna itinerante di video-danza” ideata da Perypezye Urbane. “Lo Spaesamento e le forme di re-azione” è il tema dell’edizione 2017.
 
***
 
Saranno due o tre performance a sera a comporre il programma del festival. I lavori presentati si distingueranno in creazioni che indagano la relazione suono-movimento coinvolgendo danzatori e musicisti, e creazioni di musica in live che incontrano le nuove tecnologie, l’azione performativa e l’installazione sonora. 

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Margherita Rimi, Nomi di cosa – Nomi di persona

Margherita Rimi, Nomi di cosa – Nomi di persona, Marsilio Editori, Venezia 2015

Nomi di cosa – Nomi di persona, una delle più recenti tra le numerose raccolte di versi pubblicate da Margherita Rimi, è un volume di poesia potente e delicata, singolare nella sua natura e plurale nelle voci e negli idiomi. Questi si intrecciano e si danno la mano, segnano pause e accapo senza mai dare l’impressione di un artificioso pastiche, ma dell’autentica necessità di essere detti di volta in volta proprio così, esattamente come li leggiamo. Molti testi, inoltre, si aprono immediatamente a una loro eco in altra lingua, si sporgono, quasi, a dispetto di una inerzia spacciata – dal mondo adulto, dimentico di meraviglia e di «scantu di criaturi», spavento di bambini – e in vista di una ben più articolata compostezza compositiva, per essere ‘ricantati’ in altri idiomi: penso in particolare ai quattro componimenti sulle stagioni, scritti in un dialetto siciliano che è la personale sintesi che l’autrice trova tra quelli da lei incontrati e frequentati, in un tragitto linguistico che tocca Palermo, Agrigento, Caltanissetta, e che non a caso erano già apparsi nel 2013 in Tempi d’Europa – Antologia poetica internazionale, curata da Lino Angiuli e Milica Marinković.
Altri testi sono, ancora, composizioni esemplari per la poetica e la grammatica (sì, la grammatica, in una accezione originale che muove da un vero e proprio assalto di domande e messa in discussione di convenzioni e usi) della ricerca di Margherita Rimi: L’oggetto e la parola, Fiurari, Mia madre, A paroli, tutto Il poemetto della punteggiatura, Il disegno di parole.
Altissimo è il livello di attenzione al ‘sapere altro’, alla costruzione di sistemi di decodifica del mondo fin dalla più tenera età, ai bambini che una volta venivano mandati dietro la lavagna (“i bambini zero sbagliato”?). Intenso, vibrante è l’appello per una visione bambina che non dobbiamo perdere e che tuttavia perdiamo. All’impegno, annunciato nella dedica, per una civiltà dei bambini, vengono dati costante nutrimento e materia di riflessione. Qui si manifesta il felice connubio tra la pratica professionale – Margherita Rimi è neuropsichiatra infantile – e il dire poetico.
Un discorso a parte merita, nella scrittura di Margherita Rimi, il tema ricorrente dei gemelli, che da condizione autobiografica si estende a toccare pieghe, a scovare angoli più remoti della percezione, nonché a svelare, anche attraverso manifestazioni cliniche, forme e stati dell’esistenza, come avviene in Le due anatomie: «Oggi va con uno/ Domani sta con un altro»

© Anna Maria Curci

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U mmernu
(scocca)

Arriva accussì
ammucciuni ammucciuni

e pò
tutta a na vota:
a nivi

Zittuti!

jocanu i picciliddi.

L’inverno (fiocco)

Arriva così / di nascosto nascosto // e poi / tutto in una volta / la neve // Stai zitto! // giocano i bambini. (altro…)

‘Rosso, poesie d’amore e di rivolta’ di Beppe Costa

Beppe Costa, Rosso, poesie d’amore e di rivolta, Roma, Associazione Culturale Pellicano, 2016, pp. 118, euro 10,00 

Nuova edizione di un volume uscito nel 2012 per VoloPress − ora nella collana Poetry By The Planet diretta da Antonino Caponetto per l’Associazione Pellicano − questa raccolta di Beppe Costa si riaggancia, per affinità tematica, ai suoi precedenti lavori ritessendo una trama ampia. Rientriamo così nella poetica autoriale come già con, ad esempio, L’ultima nuvola (di cui si parla qui), raccolta che viene in tempi più recenti.
C’è almeno un testo, in particolare fra i primi di questo libro, che inquadra l’io lirico-poetico e tutto il suo dire (p. 19):

Ultime

Ho creduto di fare
qualche volta di dare
sognato viaggi
cambiare qualcosa
almeno dentro di me

Ho creduto d’amare
qualche volta di vivere
vedo sempre partire
tanti pezzi di cuore
che vanno dentro e fuori
umanità folle o corrotta
forse solo impazzita

Il rifugio nei libri
che sembrano sparire
la poesia che muore
come muore il paesaggio
anche dentro di me

L’estate porta con sé
ancora una volta
gli ultimi beni rimasti
gli ultimi che hanno tentato
d’insegnarmi a vivere

In questo testo sono infatti presenti (se non esplicitamente anche in filigrana) “amore e rivolta”, gli stessi del titolo: due sostantivi che hanno a che fare più con la voce del poeta o meglio con il suo punto di vista, che dice liricamente l’amore – lo afferma, lo sostiene nella sostanza – mentre tende lo sguardo verso il fuori, lo rovescia: radicalizzando il senso del tempo, l’io immagina dove l’osservazione della vita muti, ossia ‘dal di dentro’.
Uno dei tratti più importanti della poesia di Beppe Costa è proprio la capacità di penetrare il quotidiano con una comprensibilità ‘estrema’ del verso, stando appunto sulla soglia: il campo semantico del testo citato lo ribadisce, acuendo un finale che focalizza − come in tutti i testi del poeta − la materia sull’esperienza.  (altro…)