Giorno: 24 agosto 2017

#PoEstateSilva #36: Maddalena Vaglio Tanet, West

WEST
Taccuino di viaggio

 

 

Yellowstone

.                   È paura?
. . . . . .
.     Il bosco s’è mutato
.  in allarmata radura
Caproni, Il franco cacciatore

 

Intorno al lago la foresta è bruciata,
restano i tronchi senza rami come lance,
mozziconi di corteccia color cenere.
Un bisonte dorme in mezzo alla falange,
ha lasciato intorno frange di pelliccia
appese ai rovi e agli spuntoni.
Le piante già cadute si disfano
tra sterpi e capocchie azzurro pallido
di fiori molto piccoli (ranuncoli di varia specie
e polemonium pulcherrimum qui detto
Jacob’s ladder – la scala a pioli di Jacob).
I copertoni gettati tra l’erbaglia chiara,
quasi albina, sono ceppi carbonizzati.
Dove il legno si sfarina
compaiono corolle di fritillaria pudica.

 

*

In macchina, una Rover
fatta per non essere sfondata
dall’impatto animale, percorriamo
la Hayden Valley che si sfama
in un viluppo di polvere e spore.
Nei formicai farfalle parassita
depongono le uova e le formiche
succhiano zucchero dagli afidi.
Un uccello incespica dopo il volo,
ragni trasparenti dalle lunghe zampe sottili
attraversano pozze d’acqua e fango.
Quando ci fermiamo un cervo
ci vede e s’inselva. È sera e dalla salvia
di prateria si leva un odore incerto, familiare
ma come appena scoperto. Il fumo di un altro
incendio imbratta il cielo – ci spiegano
che senza fuoco le pigne non si aprono,
gli alberi cominciano a morire dalla base
rimasta senza sole e ci vogliono grandi roghi,
miglia di abeti arsi, perché i semi siano sparsi.
Nuovi nati di un verde originario,
quasi innaturale, a sud già riparano il crinale
bruciato ormai da qualche estate.

 

*

Siamo dentro la caldera di un vulcano,
scorreva lava su questa porzione di continente
dove il bosco ora riposa
nella sua fodera di nebbia e fiati.
Scendiamo la riva fradicia di un fiumiciattolo
verso le tane delle lontre e pare di calarsi
lungo il pendio del tempo
fino alla lava inosservata, raccolta nei crateri
e di nuovo verso la molecola, i batteri
l’occhio della bestia e la gola
da cui è soffiata la parola, mentre intorno
esisteva l’esistente e nel suo rovescio
il niente e la sera intanto è diventata notte,
quel punto scuro che corre lungo il declivio
oltre i borri e il fiume, è un lupo. (altro…)

#PoEstateSilva #35: Franco “Bifo” Berardi, Massimiliano Geraci, da Morte ai vecchi

“Vecchio isterico”, pensò Luca Ferenczi montando sul suo bolide. “Chi si crede di essere questo stronzo? E che mi importa di lui in fondo? Troverò un altro modo per risolvere questo problema.”
Doveva concentrarsi su quell’urgenza maledetta, sull’imprevista piega che aveva preso il suo lavoro, la sua creazione, la sua impresa. Avrebbe voluto creare un congegno di facilitazione universale dell’empatia – che ne sapeva lui di empatia? – ed ecco che si trovava a fare i conti con un impulso assassino che si muoveva come un’onda, come un’epidemia. Cento volte aveva controllato il programma, linea per linea, protocollo dopo protocollo.
Nessun errore di codificazione ma un persistente disturbo nella trasmissione. Come se una traccia della vibrazione luminosa proveniente da Federica fosse rimasta impigliata nell’infosfera. Come se qualcuno avesse aperto uno spiraglio all’imprevisto, al sabotaggio, ma chi?
Pensò alla radiazione cosmica di fondo, il primo assordante vagito dell’universo, che ancora oggi i radiotelescopi continuano a captare dopo miliardi di anni. Mentre la sua Ducati accompagnava le curve che costeggiano il fiume, il fantasma di Federica lo inseguiva confondendogli la vista con tutti quei suoi veli svolazzanti. La testa chiusa in un casco avvolgente, i pensieri serrati in quella prigione nera e gialla con la visiera abbassata, Luca correva nel vento. Il vento doveva essere forte a giudicare dal frustare dei rami, ma nello spazio chiuso del casco nero e giallo il vento non era ammesso. E nemmeno la luce pensava Luca. Sbagliando. (altro…)