Giorno: 9 agosto 2017

#PoEstateSilva #14: Valentina Calista, Carne sacra

PoEstate Silva #14: Valentina Calista, Carne sacra, Alter Ensemble poesia, 2015

*

Il merlo, nell’attimo spezzato
dal silenzio tra un aereo e un altro
aereo, canta. Solo è il suo stare
sull’antenna del tetto senza nome.
Anche noi senza nome?
Servirebbe
(un nome)
per ripristinare
la vita.

*

Lanterne, le mani
cercano nel buio di oggi.
Laviamoci le mani per rimanere
un poco puri, senza fango nelle linee.

Linee, indicatrici di vita,
– di morte chissà, quella non si legge mai –
ci guardano dal basso sapendo tutto, già.

Non è una zingara che legge austera.
Sono io a regalarmi un’ora di occasione.

*

Del deserto non conoscere le dune,
non aver passato la mano sull’orizzonte
di ieri, è morire senza la vita
aver respirato dagli angoli polverosi.
Ritorna la tua voce cantare, fioca
nel mio orecchio la Canzone del servo
pastore, quando il buio si desta
e abbraccia le notti che fanno tremare.
Ricordo il pagliaio, la tristezza e
il fiume, le piume di mio padre falco e
il vento lasciato scorrere nelle distanze.
Il tuo vago perimetro di madre nell’ombra
è pagliaio della mia memoria notturna.
La tua assenza ha penetrato i giorni
fino alla luce.

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#PoEstateSilva #13: Lorenzo Foltran, In tasca la paura di volare

berlino foto gm

PoEstate Silva #13: Lorenzo Foltran, In tasca la paura di volare

 

*

Brest

Polvere e calcinacci,
cani e padroni in un cantiere
sempre aperto.
Rovine battute dal vento,
dal tempo che fucine
salvate dal bombardamento
mantengono in vita.
Gli altri non capiscono.
Mattoni su mattoni,
siamo tanti e siamo soli.

*

Le Barcarès – Saint Laurent de la Salanque

Si danno gli anni alla disperazione
nell’avvicendarsi dei posti,
nello svanire scomposto dei volti.
Chi legge abbassa gli occhi.
Alla fine del viaggio
restiamo soli
e con un nome, banale talvolta.
Ci si volta al buio della foresta
come ciechi al richiamo di una voce
pensata come nostra
e che invece cerca il passaggio
per l’altro lato del bosco.
Qualche passo in comune,
frasi di circostanza.
Scostate le fronde ultime,
un saluto e ciascuno alla sua strada.
Le prime luci, rade,
(è notte e la più parte dorme)
fanno sicuro l’accesso al villaggio.
Massa uguale di case,
pareti di cemento.
Ci si imbatte nel carnevale
che ha paura del silenzio.
Stesse facce, medesime le maschere.
I corpi che nel bordello si ammassano,
ritmato baratro, “divertimento”.
Si esce dalla radura, dallo stadio,
dal castello, dal teatro.
Lunga è la notte e anche il cammino.
L’aria odora di cloro.
Della calca dimentiche,
le piscine tracimano vapore.
La calma della luce artificiale
si stagna intatta sulla superficie.
Muto il coro delle onde.

In un secondo, a caso
e col dubbio di aver sbagliato strada,
di aver tralasciato qualcosa
nella tabella che ci è stata imposta,
ancora vestiti, si esala,
guardando il cielo, l’ultimo respiro
certi di non aver nulla capito.

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