Giorno: 8 agosto 2017

#PoEstateSilva #12: Chiara Alessandra Piscitelli, Un bene Palindromo

PoEstate Silva #12: Chiara Alessandra Piscitelli, Un bene Palindromo, Lietocolle 2017

*

Più neri di fuliggine gli occhi,
più piccoli di luce gli zigomi
lo sconosciuto che divide con me il passo
non è più chi un tempo diceva ” Vai piano, non ti seguo” .
Ruba la mia ombra, non mi mostra la via.
Non di più vorrei, ma sempre,
in ogni buio essere la polvere che danza lenta l’aria,
non coprirti mai;
una sete sul fondo del bicchiere,
l’angolo bruciato di una mappa.
Non darmi geografie,
più di tutto vorrei sconosciuto il mondo.

*

Nella ruggine dell’alba guardavo in gola il mattino
vedevo camere esposte al sole
di qualche anno prima.
Il giorno era vissuto in corsa, un’attesa
delusa che non paventa il tempo.
Della tenerezza degli sciocchi era fatta la sera.
Ora, non forzando la memoria, non così
nemmeno al buio questa notte siamo uguali.

*

Il pendio dell’abbandono, una vertigine eterna.
Chi scala sale in punta di piedi,
risale le stesse vie, chi guarda sotto
si specchia nel dolore ma non conosce riflesso.
Il pendio dell’abbandono è un pendolo sicuro
tra un vuoto e un’aria che non vuole riempirlo
Sono io che mi prendo per mano –
“Non sono sola”.

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#PoEstateSilva #11: Gaia Ginevra Giorgi, Manovre segrete

PoEstate Silva #11: Gaia Ginevra Giorgi, Manovre segrete, InternoPoesia, 2017, € 10,00

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lettera a mio padre

mentre riunisco i pezzi
di questi pochi anni
penso a cosa resterà
degli orizzonti bruciati
del sentore di salmastro
dei vigneti invecchiati
come te

che hai l’odore
di queste bestie di collina
che hai il calore
delle persiane rigate di sole
la mattina

mi chiedo che ne sa
la tua generazione
di una terra che non ha sudato
che ne sa la tua generazione
dell’abbandono

io so il fiato bollente dell’asfalto
io so il sole che c’è nella terra screpolata
io so a memoria le cicatrici della luna

non mi rimane che da fare i conti
con la penombra imprestata dalla sera
con l’intima e dolente posa di ogni notte

con i sonniferi e la solitudine – più che mai
:::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::luccicante –

dei tuoi sguardi

e mi chiedo che ne sa
la mia generazione
del buio

*
pensiero meridiano

qualche volta ripenso al tuo corpo
separo un suo dettaglio
la linea alta dell’anca – per esempio
le natiche aperte – le spalle larghe

così faccio per la tua pelle
cotta dal vento del Dodecaneso
dal sole di una terra senz’ombra

lo stesso per gli spigoli della tua bocca
quando s’increspa
nell’espressione docile
di certe onde basse
ripenso al sale che si deposita ai margini

quando poi penso alla tua bocca che fa
elenchi interminabili di gesta
di pirati misconosciuti del Novecento
mi viene in mente solo la tua bocca

picco di rosa nel blu selvaggio di Donousa

*

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