Giorno: 25 luglio 2017

L’importanza di essere piccoli 2017 (comunicato stampa)

… Con una coda ma senza la testa
solo per finta, solo per festa
solo per fiamma che brucia per fuoco
fammi giocare per gioco

B.Tognolini, Rime Raminghe, Salani

 

 

Comunicato stampa

 

L’importanza di essere piccoli – VII edizione

poesia e musica nei borghi dell’Appennino

VII edizione 1-6 agosto 2017

 

un progetto dell’Associazione Arci SassiScritti

con il contributo di

Regione Emilia-Romagna, Arci Bologna progetto Polimero

 e dei comuni di Alto Reno Terme, Castiglione dei Pepoli, Grizzana Morandi,

Pistoia, Sambuca Pistoiese

BCC Alto Reno e COOP Reno

LA POESIA COME FUOCO, LA VITA COME GIOCO

con

PAOLO BENVEGNÙ, MURUBUTU, LUCIO CORSI, IVAN TALARICO, GABRIELLA LUCIA GRASSO, SAVERIO LANZA, BRUNO TOGNOLINI, GIULIANO SCABIA, CARLO BORDINI, ALESSANDRO RICCIONI, ANDREA DE ALBERTI, FRANCESCA GENTI, MANUELA DAGO

(altro…)

La parabola amorosa fra due culture di “In Tagli Ripidi” (di L. Cenacchi)

Prima di iniziare ad occuparci della poetica di Brusa alla luce del suo ultimo libro credo sia necessaria, da parte mia, una premessa di metodo volta a inquadrare meglio gli argomenti di questo intervento. Ritengo che, nelle poetiche degli autori, riesca a risuonare più di quello che le loro letture immediate farebbero supporre. Perché? perché ogni autore legge e leggendo assorbe anche elementi non direttamente inediti della poetica di chi sta leggendo; ovvero tutte quelle scorze rimaste dal confronto che a sua volta l’autore letto ha fatto con altri. Può anche accadere che, cercando di sviluppare temi personali, ritenuti una propria inventiva, questi, intrecciandosi con altre istanze, portino al medesimo risultato di quelli già trattati in modo similare nel corso della storia.[1]
Così la poetica di un autore sarebbe simile a una pianta radicata in un particolare terreno di letture scelte. Ogni terreno, tuttavia, ha anche altre componenti oltre se stesso, che finiscono per alimentare e costituire la struttura della pianta.

Ma veniamo a noi. Con la pubblicazione di In Tagli Ripidi Alessandro Brusa chiude una “trilogia” iniziata con il Cobra e la Farfalla (romanzo) e La raccolta del Sale (poesia).
Se la struttura della nuova raccolta[2] è stata ben trattata negli interventi all’interno del libro, per cui sarebbe superfluo, a mio avviso, tornare ulteriormente su di essa, sarà comunque indicativamente utile sin d’ora tenere presente la dimensione fondamentale, ma non totalizzante, del corpo in questa raccolta, come ha ben espresso Fabio Michieli: «[…] corpo inteso in senso fisico (membra), sia in senso metafisico come limite della comune percezione da valicare.»
È necessario parlare preventivamente anche della multiculturalità rilevata come uno dei possibili caratteri fondanti di questo libro. Io credo che la commistione, del tutto istintiva, di due tradizioni[3] lontane (taoismo e la lirica delle origini mediata da infiltrazioni boccaccesche)[4] sia il risultato naturale di una necessità come alternativa alla cristianità tradizionale: la ricerca di una sacralità terrestre (immanente)e genuina fondata sulla esperienza, che non può che essere quella personale dell’autore. Necessità naturale in qualsiasi persona che sia dotata di sensibilità e viva nella modernità liquida. Questo bisogno trova soddisfazione proprio nel momento letterario, da sempre territorio fertile per l’incontro di culture diverse con l’obbiettivo di superare determinate “patologie” che affliggono l’animo umano in determinati momenti storici: fra le tante la perdita del senso del sacro. (altro…)

Marco Giovenale, Strettoie

Marco Giovenale, Strettoie, Arcipelago Itaca, 2017

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da Soluzione della materia

*

Non sa se glielo deve dire
della cotta di metallo del crociato andata.
Più una madonna, del Seicento, pare. Via
in due giorni differenti, come poi possono
differire i giorni nella scatola zincata.

(Fa il morto. La casa è zitta il doppio).

Decide di no. Non parla. Con le tronchesi piccole
si mette un intero pomeriggio alla finestra, cup of tea
inclusa. Gentilizia, fa. Armeggia su ferrite

(è l’antenna che è guasta, non è la trasmissione).

Il tempo passa fino alla fine, che continua, fino
alle minutaglie della gomma pane.

«E adesso?», «Sembra notte»,

ne ride, per quanta ne viene giù,
per quanto diluvia

 

Cadranno dal tetto, saranno senza impalcature.
Non è sicuro, potrebbero salvarsi. Facciamogli una foto.
Sull’affresco o sull’arazzo?
Cosa?
Dico il giro dei delfini.
Quelli, araldici cocciuti, quelli. Diario di quando va bene.
Quando va male non la raccontano.
I preti dopo spruzzano un po’ d’acqua,
se ne vanno col vino.

 

da A mille ce n’è

*

a/da Carlo

d’annunzio non aveva l’illuminismo a Pescara allora
poi fecero un’Illuminotecnica. e per vedere vendere le doppie prese. (a
pensarci) (sono sempre) maschio femmina attaccati sterili, si attaccano che
pigliano.

si “accese” (questa lampadina) passando un mattino per non rimare tutti
in gita in sei-sette, con Carlo, lasciato l’asfalto per un chiosco di limoni
marca Barricata.

la maglia tira alle braccia dove passano le ragazze compulsive loro vanno
verso il mare degli orsi dove hanno stabilizzato il cd, il laser. non fa ballare
il suono alle buche. non c’è campo, qui, è pieno di campi, qui, intorno fino
al mare sembra intorno al mare.

prendere appunti.

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