Martino Baldi: Ipotesi sulla scomparsa di Hermano Quetzalcoatl

Illustrazione originale di Fubi per Poetarum Silva

 

[secondo di quattro racconti (Qui il primo) di Martino Baldi tratti dal libro inedito Storia del Calcio per fatti memorabili (ma dimenticati), illustrati per noi da Fubi. Per me è una gioia vera condividere con voi la bravura di questi due amici, la loro inventiva, il loro genio. C’è sempre un modo nuovo per raccontare il calcio, questo è uno di quelli che preferisco – Gianni Montieri]

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Già affrontato il caso di Hermano Quetzalcoatl, mi preme fare qui alcune precisazioni. Per quanto sostenuta da storici di indiscutibile rilevanza, quella riportata nel capitolo dedicato al genio precolombiano non è l’unica versione attestata della sua scomparsa. Esperti altrettanto autorevoli ne contestano la veridicità attribuendone la mitopoiesi alla smisurata venerazione degli aztechi nei confronti dell’allenatore -poeta. Quest’ultimo eterogeneo gruppo di studiosi ha avanzato una ipotesi che collegherebbe la sparizione al suo dongiovannesco passato. Del resto, al tempo degli eventi precedentemente narrati, la fama di Quetzalcoatl aveva già solide radici in ogni angolo del paese e in gran parte del continente: la paternità del “bacio volante” gli era ormai universalmente accreditata.

Questo suo particolare talento cominciò a manifestarsi in età scolare. Invaghitosi di una compagna di studi, Quetzalcoatl passava le lunghe ore di scuola con lo sguardo fisso sulla bella desiderata e la mente rapita da ardenti pensieri. Fu una mattina di aprile a far scattare la scintilla. Nel bel mezzo di una noiosissima esercitazione mnemonica* la conturbante figliola si voltò involontariamente verso l’innamorato e, indugiando i suoi occhi su quelli del giovane, egli si sfiorò delicatamente il palmo della mano con le labbra e con un soffio indirizzò il bacio all’amata. Belintzin, questo il nome della giovane, se ne sentì subito fisicamente toccata. Un brivido le corse lungo la schiena per zampillare in qualcosa di piacevolmente fluido e imprecisato all’altezza dello stomaco e di qui scendere ulteriormente. Dovette chiudere gli occhi per contenere quel fremito e non farlo evaporare, per capire di cosa si trattasse.

Da allora Quetzalcoatl prese a spedirle quotidianamente, tra un’esercitazione e l’altra, baci su baci. La sua tecnica si affinava di giorno in giorno. Dai più semplici baci volanti, comuni anche al nostro tempo, arrivò ad eseguire gesti di abilità insuperata. Una mattina, durante un compito, fu stupefacente per Belintzin sentirsi baciata all’improvviso proprio sulle labbra, come da un angelo, senza che il suo sguardo fosse rivolto all’unico capace di tanto. Ma l’ardore di Quetzalcoatl non si fermò: l’ormai sedotta ragazza divenne bersaglio di baci volanti nei momenti meno prevedibili e nei punti fino ad allora più impensati del corpo. Labbra invisibili le inumidivano il collo, le mordicchiavano i lobi, le accarezzavano le caviglie e le ginocchia. L’apice fu toccato allorché Belintzin, durante un’importante interrogazione, cominciò improvvisamente ad arrossire e a balbettare: qualcosa di invisibile le stava scivolando sotto l’estiva vesticciola, lungo le gambe ambrate, scompigliandole la biancheria. Ma la giovinezza è turbinosa, e Belintzin non seppe resistere alle sue forze centrifughe. Hermano, preso da studi matti e disperati, non aveva tempo a sufficienza per saziare le appetitose necessità della compagna e questa, stregata dai brividi del corpo e non cosciente della rarità della sorte toccatale, pensò di trovare altrove il piacere che il baciatorepoeta le aveva svelato. Superfluo specificare che la sua ricerca era destinata a fallire ma fu proprio questo a renderla maniacale, così che la bella e fresca ragazza finì per trasformarsi in una lupa affamata che fiutava le prede agli angoli delle strade, agli ingressi dei templi, dello stadio e perfino all’uscita delle scuole medie.

Illustrazione originale di Fubi per Poetarum Silva

Quando Hermano, anni dopo, capì cosa stava accadendo era troppo tardi: Belintzin era scomparsa, in cerca chissà dove di un bacio che potesse farle dimenticare il primo amante. Il senso di colpa non gli dava tregua, impazzì di dolore. Riprese ad addestrarsi nell’arte del bacio con la speranza di ritrovare l’innamorata e farla di nuovo sua. Nell’attesa di lei affinò l’antica destrezza. Inventò le più funamboliche varianti del bacio volante: il bacio controvento, il bacio col giro, il bacio intermittente, il bacio multiplo, il bacio di sponda, il bacio anticipato, quello ritardato e mille altri. Incrociando per strada una ex compagna di studi vagamente rassomigliante a Belintzin, le spedì un bacio che la seguì fin dentro la propria camera e la svegliò improvvisamente nel pieno della notte, avviluppandola in un piacere inaudito.

Entrando casualmente nella sala d’aspetto di una pettinatrice e trovandovi un certo numero di donne, più o meno giovani ma tutte avvenenti e desiderabili, vi lasciò furtivamente un lungo bacio multiplo e poco casto che si esaurì solo sul far della sera, gettando lo scompiglio tra gli abitanti del quartiere, costretti ad ascoltare per tutto il pomeriggio l’inquietante misterioso miagolìo proveniente dall’edificio.

Un giorno, vedendo una bellissima bambina giocare nell’aia davanti alla propria casa, se ne sentì irresistibilmente attratto, provando però una forte repulsione morale di fronte alla sua giovane età. Dopo dubbi, pentimenti e ripensamenti di vario genere, si decise a spedirle un delicato bacio che vagò a lungo nell’aia, rimbalzando di muro in muro, di albero in albero, e si depose sulle labbra della giovane soltanto dieci anni dopo, nel giorno del suo diciottesimo compleanno. Al contrario, ammirando l’elegante andatura di una molto anziana signora, gli sembrò di poterne immaginare la giovanile bellezza e le indirizzò quasi senza pensare un bacio che corse a stamparsi nella più lontana memoria di costei.

Eppure Quetzalcoatl era tutt’altro che appagato. Belintzin non tornava e le altre donne non riuscivano a interessarlo per più di un attimo. Quando la sua tecnica aveva pressoché raggiunto la perfezione, capì che era irreparabilmente diventata fine a se stessa. Si immalinconì. Passava le giornate in solitudine, semisdraiato sull’erba, con il capo appoggiato sul palmo della mano. Da tempo aveva preso a spedirsi baci da solo, saggiando tutte le varianti già ingegnate e altre mettendone a punto. Sperimentò anche baci diretti ad animali e vegetali, ma senza perseverare*. La sua giovinezza era ormai sul punto di cominciare a sfiorire e viveva questo delicato momento non si sa se più addolorato o più rassegnato ad una inincrinabile solitudine. Avendo deciso di abbandonare per sempre quell’esercizio, motivo ormai di piaceri sempre più effimeri e di perenne insoddisfazione, risolse di spedirsi, adesso che era ancora nel pieno delle forze, un ultimo perfettissimo bacio che avrebbe dovuto volteggiare per anni nei cieli del Messico e infine deporsi sui suoi occhi soltanto nell’ultimo giorno della vecchiaia, nell’istante esatto della dipartita. In questo contesto si inseriscono le ipotesi alternative sulla scomparsa di Hermano Quetzalcoatl, rafforzate dal fatto che non si è mai trovata alcuna traccia della statua di sale di cui parla la tradizione più affermata* .

Secondo una linea di pensiero inaugurata da Otto Rank*, diversi studiosi sostengono che il Nostro, abbandonato il calcio e lo studio alla veneranda età di cento anni, si fosse deciso a lasciare anche la vita terrena e volesse quindi ricongiungersi a quell’unico perfettissimo bacio nel frattempo smarrito. Vecchio e provato si mise alla ricerca di quell’alito di gioventù, dileguandosi definitivamente egli stesso. E qui anche questa ipotesi si dirama. A parere del noto sinologo Peter Kien*, Quetzalcoatl avrebbe attraversato lo stretto di Bering e, riunitosi al bacio in un non meglio precisato punto del Gobi settentrionale, qui si sarebbe spento all’istante, col sorriso sulle labbra. Emil Cioran ha invece sempre asserito come questa teoria non possa considerarsi fondata e il Nostro sia sicuramente morto spossato e infelice. Originale e seducente è l’opinione di Septimus Warren Smith*, il quale sostiene con convinzione che Quetzalcoatl non sia mai trapassato e ancora cerchi disperatamente il proprio bacio; afferma anzi, ma senza saperne offrire riscontri, di averlo incontrato a Londra, in Regent’s Park, nel 1923. In altra direzione va infine Franco Rella*, secondo il quale, dopo anni di peregrinazioni nel continente americano, Quetzalcoatl avrebbe deciso di continuare le ricerche in Europa; imbarcatosi con Cortés, non avrebbe raggiunto le coste iberiche, essendosi gettato in mare durante una terribile tempesta nel tentativo di congiungersi al volo con un balenante bacio (che lo studioso veneto è incline a considerare illusorio).

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Note:

  • Anche nelle scuole del Messico precolombiano non si insegnava altro se non lunghissimi discorsi rituali da mandare a mente ma, al contrario di quelli che si fanno tuttora imparare nelle nostre scuole, erano molto belli; si chiamavano
    huehuetlatolli e ce n’erano diversi tipi, adatti ad ogni occasione. Uno in particolare custodiva in sé il segreto della più antica sapienza: per quanto breve, poteva essere usato in qualsiasi necessità e veniva tramandato segretamente di sovrano in sovrano. Fu Moctezuma II a perderne definitivamente la memoria,cadendo, in conseguenza di ciò, in un lungo stato di smarrimento e afasia.
  • Non ci sembra fuori luogo ipotizzare un collegamento tra questo evento e l’eccezionale fruttuosità dei ciliegi in quegli anni, riportata da numerose fonti dell’epoca e finora ingenuamente interpretata come profezia dell’imminente arrivo degli spagnoli.
  • Rimane isolata la fantasiosa congettura di Martínez Estrada, per il quale la statua sarebbe stata non di sale ma di pietra e andrebbe identificata con quella intorno a cui è stata costruita la piramide di Quetzalcoatl a Teotihuacan. Solo Luis Silvio Danuello la prende in seria considerazione, ponendola a fondamento della sua «scienza del disincanto» in Driblàr, iludìr…, Belo Horizonte 1981.
  • Otto Rank, Parerga und Paralipomena zu einer freudschen Interpretation des metageschichtlichen Weiberheldentums, Wien 1923 (ed. it.: Appendici ad una interpretazione freudiana del dongiovannismo metastorico, Carnago, 1970).
  • Peter Kien, Hochzeit, Ruscuk 1935 (ed. it.: Nozze, Verona 1967).
  • Septimus Warren Smith, Mister Quetzalcoatl, Hogart City 1925.
  • Franco Rella, L’azteco errante, in Figure ultime, Milano 1998

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© Martino Baldi

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