Giorno: 14 luglio 2017

“Poetare stanca”: Plinio Perilli per Lorenzo Poggi

POETARE STANCA…

Omaggio all’eterno ragazzo di Lorenzo Poggi

Nei buoni vini, è il retrogusto che conta, il sapore che resta e che ci lasciano – dopo che la sorsata gustosa s’estingue, la prima impressione va dissipandosi. Vale, valga anche per la poesia! Chiudo ogni volta l’ultimo libro dell’amico Lorenzo Poggi con una nuance amarognola che sembra poi correggere, smentire e diniegare il suo stesso incanto. Incantamento romantico, intendo, libero e suadente.
«Non so che farmene di lanterne accecate / e voli concentrici di pipistrelli bruniti. // Neanche so che farmene / di aquiloni che masticano terra / e perdono pezzi di colori sguaiati / non adatti a rattoppare / il cielo filato da voli di rondini.»
Ecco la poesia eponima, come suol dirsi, del suo ultimo volume (o quasi): Quel ragazzo che provava a volare (Edizioni Progetto Cultura, Roma, 2016). Dicevo quasi perché Lorenzo è autore fecondo e prolifico, che ama oltretutto dare spesso alle stampe operine e plaquettes stampate in proprio, “edizioni fatte a mano”, oramai mitiche come i gesti profusi da cui nascono – e la voglia di salvare con la sua ricchezza umana, lessicale, e questo trascinante tracimante surplus lirico, l’amarezza bastarda che tutti oramai ci pervade. Perché viviamo in una società che ha scelto ormai definitivamente il pensiero unico, il modello globalizzato, insomma l’etica consumistica: e la poesia non sembra altro che la pausa sana, l’intervallo sensibile di giornate convulse e ciniche in cui, alla fin fine, siamo tutti tritati come gli acini di caffè dal macinino del famoso, belliano caffettiere fisolofo.
La maggior parte delle liriche qui raccolte, Lorenzo Poggi ce le ha lette e anticipate, con fervore civile e raucedine vocale, durante il nostro laboratorio del mercoledì – insieme appassionato d’esserci e intristito dall’andazzo epocale: «E quel ragazzo che provava a volare» (ecco la strofa finale) «con la vela nell’aria / se l’è portato via il vento», variante inconscia del ritornello della più famosa canzone di Bob Dylan, Blowing in the wind.
L’uva e la poesia asprigna di Lorenzo Poggi sono ricca vendemmia lirica che il nostro amico non fa solo a ottobre, ma in fondo in ogni mese della sua vita – è un po’ il suo carattere –: poesia inquieta e operosa, vitale e impennata di saggezza, candida e vegliarda allo stesso modo:
«Per non guardare fuori – Non raccolgo più sogni / nel cesto delle fragole / né pianti di bimbi / lungo le strade della vita. // Mi basta, quando spiove, / uscire per lumache e cicoria, / con la busta della spesa. // Mi riempio di nulla / per non guardare fuori / lo strepito dei farisei / intorno al tempio.» (altro…)

Francesca Gironi, ‘Le femmine sono stupende’. Inedito

© Pink Project | FrancescaTilio.it

Le femmine sono stupende
Le femmine sono tacche nei quaderni dei ragazzi
Le femmine fanno bene all’ego
Le femmine sono belle e anche intelligenti
Le femmine sono un pericolo costante non solo al volante
t’incastrano tirano più di un carro di buoi
Le femmine sono organi genitali, bei pezzi di organi genitali
e anche ortaggi
Le femmine la danno o non la danno
donne danno fanno l’uomo e lo disfanno
Le femmine sono come la birra
un colore per ogni gusto
Le femmine sono costole sesso debole
Le femmine sono misurabili
nelle pubblicità di letti motori gioie dolori. (altro…)