Martino Baldi, HERMANO QUETZALCOATL, L’ALLENATORE POETA

Quetzalcoalt, illustrazione originale di Fubi per Poetarum Silva

HERMANO QUETZALCOATL, L’ALLENATORE POETA

[primo di quattro racconti di Martino Baldi tratti dal libro inedito Storia del Calcio per fatti memorabili (ma dimenticati), illustrati per noi da Fubi. Per me è una gioia vera condividere con voi la bravura di questi due amici, la loro inventiva, il loro genio. C’è sempre un modo nuovo per raccontare il calcio, questo è uno di quelli che preferisco – Gianni Montieri]

*

Caso più unico che raro nella storia del calcio mondiale è quello del messicano Hermano Quetzalcoatl, designato tecnico della nazionale mesoamericana per investitura divina. Già scultore, pittore, poeta, filosofo, astrologo e dongiovanni, Quetzalcoatl intraprese la carriera sportiva in età avanzata e in seguito a un singolare avvenimento*. Aveva da poco compiuto i 67 anni. Durante una di quelle passeggiate con cui era solito concludere le giornate di studio raccogliendo i pensieri nella quiete della natura circostante Città del Messico, si trovava a costeggiare il campo sportivo in cui si stava allenando la nazionale messicana di calcio. Improvvisamente il cielo sereno fu squarciato da un fulmine di inaudita violenza che colpì e ridusse in cenere l’allenatore della squadra. Sgomento e terrore regnavano ancora in campo quando un cono di luce si aprì dal più alto dei cieli investendo l’imperturbabile filosofo, più incuriosito che stupito, e un’aquila dall’elegante volo si depose con grazia ed autorità sulla sua fronte.

Tra i giocatori adoranti, il presidente della Federazione Messicana Giuoco Calcio non perse tempo in inutili procedure e consultazioni: Hermano Quetzalcoatl fu nominato seduta stante Commissario Tecnico della nazionale. Da quel pomeriggio del 1431, per trentatré anni, il nostro ebbe in mano le sorti calcistiche del paese senza che mai una volta la sua posizione fosse messa in discussione da chicchessia. Fu anzi un modello per intere generazioni di messicani. Mai turbato, tanto meno infuriato, le sue istruzioni sembravano essere magicamente accolte nell’animo dei calciatori senza bisogno di ricorrere a metodi dittatoriali. Imponendo, questo sì, innumerevoli allenamenti e seminari di studio ai suoi atleti (che comunque sembravano non desiderare altro), riuscì ad applicare al calcio tutti i principi su cui aveva esercitato fino ad allora la sua sensibilità.

L’organizzazione di gioco del Messico toccò culmini di straordinaria e irripetuta perfezione, tanto che spesso gli spettatori si disinteressavano completamente del risultato per ammirare le bellissime trame e disposizioni realizzate sul campo dai giocatori biancoverdi, con o senza palla. È probabilmente questo il motivo per cui le cronache dell’epoca ci permettono di sapere pressoché tutto delle partite dirette da Quetzalcoatl ma non tramandano alcuna informazione riguardo ai risultati, che comunque “furono sicuramente ragguardevoli”*. Fu per primo un ispirato spettatore haitiano a riconoscere nella disposizione dei messicani sul campo il disegno di un misterioso fiore. Con il passare del tempo eventi del genere si fecero più frequenti. Nella partita celebrativa del primo anniversario dell’investitura, secondo una testimonianza diretta, la squadra si dispose in modo tale da raffigurare con il movimento dei giocatori quello di un fulmine ripetutamente scagliato contro la porta avversaria. Il tutto sotto la guida magnetica del poeta allenatore, che assisteva alla partita in piedi ai lati del campo, sguardo fisso, braccia incrociate sul petto, con l’immancabile aquila sulla testa, in silenzio e concentrazione assoluti.

Quetzalcoatl , illustrazione originale di Fubi per Poetarum Silva

Successivamente, nel corso degli anni, altri cronisti riconobbero nel gioco messicano raffigurazioni di serpenti, uccelli, animali vari, occhi, mani e altre parti del corpo, figure geometriche, ruota del tempo, struttura dell’Inferno, del Purgatorio e del Paradiso danteschi*, del Tao, del sole e perfino, nel corso di un Messico-India del 1458, della luna, vuota ad inizio partita, quindi via via crescente, piena, calante, fino a spegnersi nuovamente col finire dei tempi supplementari; a riguardo si tramanda anche che al termine dell’incontro non si dette corso ai calci di rigore, come le regole avrebbero previsto ma nessuno fece notare. Nella storia di questo straordinario tecnico sono quanto mai memorabili le lunghe tournée precedute da ancor più lunghe preparazioni atletiche, tecniche e teoretiche. Fu grazie a queste in particolare se la nazionale messicana riuscì a promuovere per tutto il Paese e nel mondo interogli ideali dello studio, della bellezza e del rifiuto di ogni forma sclerotizzata di conoscenza, tanto da potersi ritenere motore principale di quella lunga età di splendore culturale e di pace e sviluppo sociali denominata dagli storici Rinascimento Messicano*.

Per quanto riguarda Hermano Quetzalcoatl, rimase al posto di Commissario Unico per il Calcio e le Cose Celesti fino al suo centesimo compleanno, giorno in cui “il più grande allenatore di tutti i tempi”* aveva deciso di lasciare l’attività. Per festeggiarlo erano state previste ben tre partite nella stessa giornata, con le più forti nazionali del pianeta; l’ampio turnover congegnato dal mister permetteva questo ed altro. In due memorabili incontri, con l’Italia e l’Inghilterra, i biancoverdi fecero del campo di gioco prima un cielo in cui si componevano e si scomponevano tutte le dodici costellazioni dello Zodiaco, quindi la Madre Terra da cui si stagliavano come incisi nel cuore della pietra i ventiquattro segni dell’alfabeto runico. Proprio nell’attimo esatto del fischio iniziale di Messico – Germania, al culmine dell’attesa generale per quella che era stata preannunciata come autentica apoteosi, Quetzalcoatl si tramutò istantaneamente in una statua di sale. Dalle sue braccia conserte e ormai definitivamente immobili cadde a terra il voluminoso tomo sul quale aveva con costanza trascritto tutti i segreti dei suoi cento anni e che aveva sempre gelosamente custodito. L’aquila divina, per la prima volta dal giorno del miracolo, si staccò dalla sua fronte, afferrò con sicuri artigli il libro dei misteri e volò verso il sole, scomparendo nella luce fattasi accecante, tra lo sgomento di tutti i testimoni.

Le cronache riportano versioni controverse di ciò che accadde da quel momento in poi. Sicuro è che seguì un lungo periodo di lutto, tristezza e disorientamento di cui si avvantaggiarono i barbari ispanici per operare la Conquista, che determinò una grave frattura della tradizione calcistica messicana. Bisognerà  attendere Hugo Sanchez, cinquecento anni dopo, per averne un nuovo decoroso interprete; niente a che fare – sia chiaro – con l’incomparabile genio di Hermano Quetzalcoatl.

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Note al testo:

  • Quando non specificato diversamente, le testimonianze dell’epoca sono contenute in Jose Garca Icazbalceta, Colección de documentos para la historia de futebol, ciclostilato in proprio, Mexico 1866.
  • Mircea Eliade, Mythopoiesis du football azteque, Paris 1985 (ed. it.: Mitopoiesi del football azteco, Jabajababook, Milanello 1987).
  • Su questa congettura del Petrocchi, sempre avversata da Contini, si è concentrato il consenso internazionale dopo gli interventi a suo sostegno di Umberto Eco.
  • Testimonianze riguardanti uno stage europeo della squadra di Quetzalcoatl sono tuttora al vaglio di una commissione internazionale di filologi ed ermeneuti, giacché a numerosi studiosi di indubitabile serietà e competenza è parso di potervi intravedere raffigurate, tra l’altro, la Riforma e la Controriforma, la Rivoluzione francese, le due guerre mondiali, la vittoria dell ‘Italia nel mundial del 1982, il crollo del muro di Berlino e il definitivo inabissamento della civiltà occidentale, sulle cui modalità la commissione mantiene al momento il più stretto riserbo.
  • La tesi ampiamente argomentata in Elemire Zolla, Eclissi del catenaccio e innalzamento spirituale nelle società pagane, in Calcio e gnosi vol.12 , Mysticos, Villar Perosa 1969.
  • Simone Molinaroli, Cani al guinzaglio nel ventre della balena , Ass Cult Press, Pistoia 1997.

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© Martino Baldi

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