Giorno: 4 luglio 2017

Christine Lavant, Poesie scelte da Thomas Bernhard

Christine Lavant, Poesie scelte da Thomas Bernhard.
Traduzione di Anna Ruchat, Effigie edizioni, 2016

Torno a proporre oggi, a 102 anni dalla nascita di Christine Lavant, dopo averlo fatto nella rubrica “Dai margini”, qui, e due anni fa, nella ricorrenza del centenario, qui, la sua poesia, autentica, dirompente e diretta, inusuale e carica dell’energia dell’interrogazione incessante. Nella collana “le Meteore”, la casa editrice Effigie ha pubblicato, nella traduzione di Anna Ruchat, le ottantuno poesie di Lavant che Bernhard scelse trent’anni fa, per la precisione nella primavera del 1987, per il suo editore tedesco. Il progetto di Bernhard, coltivato da lungo tempo, era quello di restituire alla conoscenza la poesia di colei che aveva individuato come voce potentissima.
Nel saggio che chiude questa edizione italiana delle poesie di Lavant, Porta via l’ombra del mio angelo, Anna Ruchat riporta le parole di Thomas Bernhard alla redattrice tedesca in uno scritto del 13 aprile 1987: «La nostra poetessa è tra le più interessanti e merita di essere conosciuta nel mondo intero. La Carinzia che rende malinconici, privi di spirito, lontani dal mondo ed estranei a esso, è stata fatale per le due sorelle nella poesia, Bachmann e Lavant […].» Ma «è da questa Carinzia terribile e priva di spirito che le due poetesse sono nate.»
Il riconoscimento della grandezza non è mai adesione acritica e il curatore della raccolta non rinuncia all’espressione del sé, all’acume tagliente del Thomas Bernhard che conosciamo: «Per quanto riguarda la Lavant, tra l’uno e l’altro dei suoi vertici assoluti, […] c’è anche una gran quantità di kitsch e spazzatura […] Il buon Dio mi perdoni se l’ho cacciato via il più possibile dai quattro libri. Tanto lui non smette di far danni, anche nella mia antologia.» Nel presentare l’antologia, Bernhard dichiarava che Lavant era stata «distrutta e tradita dalla propria fede cristiano-cattolica». Le tracce della frequentazione delle Scritture si imprime riconoscibilissima eppure trasfigurata dalla creazione poetica, in una lingua tedesca che acquista nuovo vigore e nuova verità proprio dal suo viaggio nella tensione interrogativa di Lavant.
Le chiavi di lettura sono sparse e talvolta scisse intenzionalmente; non di rado esse vanno cercate e riunite, come nella seconda tra le poesie qui proposte, nella quale si assiste alla separazione di “Schwert”, spada, e “Lilie”, giglio. Riunite insieme da chi legge e cerca indizi, si compone la parola “Schwertlilie”, il termine tedesco per “iris”, simbolo di costanza e fedeltà, spezzate, tradite, da un Dio che Lavant insieme accusa e invoca. E questa coesistenza di accusa e invocazione, di rabbia e di «speranza sfaccettata», è semenza della sua poesia, che sorprende e continua a dare frutti. Ancora oggi.

© Anna Maria Curci

Mentre io, turbata, scrivo,
nel disco della luna piena brilla
la parola che osservo
da quando la colomba mi ha deriso
perché dallo specchio dell’acqua
senza nome, senza sigillo,
entravo nell’arido.
Non fosse cresciuta
la semina dell’osservazione
dovrei uccidere luna e colomba
che sempre m’ingannano
e fanno il nido sul mio albero del sonno
che per questo rinsecchisce.
Spesso una parola s’imprime a fuoco
da sé nella sua corteccia,
e allora mando quel cieco
messaggio, che inutilmente si rigira
aggredendo il tuo sonno
mentre nel disco della luna
è in salvo la risposta. (altro…)

Valentino Zeichen, Le poesie più belle

Valentino Zeichen, Le poesie più belle, Fazi, 2017, € 15,00, ebook € 7,99

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Esce dopodomani (6 luglio, giorno successivo all’anniversario della scomparsa del poeta), per Fazi editore, Le poesie più belle di Valentino Zeichen. Ne pubblichiamo oggi una selezione, in accordo con l’editore (che ringraziamo), in attesa di occuparci della raccolta in maniera diffusa nelle prossime settimane.

La Redazione

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Il poeta

Presumibilmente,
sembro un poeta di elevata rappresentanza
sebbene la mia insufficienza cardiaca
ha per virtù medica il libro «cuore».
Abito appena sopra il livello del mare
mentre la salute, la purezza, la ricchezza
e gli sport invernali
stazionano oltre i mille metri.
Perciò mi ossigeno respirando l’aria
dei paradisi alpini
così arditamente fotografati
dagli scalatori sociali
nonostante la pericolosità dei dislivelli.

*

Nizza

Sulla Promenade des Anglais a Nizza
una ragazza dal profilo tonchinese
siede davanti al mare
e compila un cruciverba sul giornale;
lo orienta con sapienti aggiustamenti
affinché la tavola enigmistica collimi a distanza
con l’intersezione di longitudine e latitudine.

Vedendola inattiva mi avvicino per suggerirle
qualche parola, seguo per qualche istante
la posa delle lettere fiero dell’apporto
quando m’investe una salva d’insulti
che sollevano colonne d’acqua
l’abbandono e corro, corro al riparo
presumendo che si tratti di battaglia navale.

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Risvolti del territorio

Per esempio
amiamo risiedere a Parigi, a Roma
ed in vari altrove
ma non del tutto, un dubbio ci pedina
così diffidiamo di ogni luogo di residenza
poiché in qualche stanza dei loro stabili
siamo attesi per morirvi
perciò vorremmo fuggirli
e non incontrare mai quel posto designato
che molte città
per acquisire benemerenze
sono disposte ad ospitare.

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Miniera d’oro

Come cifre di numeri telefonici
si ordinano le interrogazioni nella mente:
«Prometti che non mi lascerai?».
«Mi ami?».
«Saprai sopravvivere senza di me?».
Per terra, sui cuscini, dentro i maglioni
addosso; capelli dappertutto
a forma di punto interrogativo.
Non bado alle domande
non c’è tempo per rispondere.
Bramoso, cerco altri fili d’oro,
sbircio di tanto in tanto
la quotazione del metallo,
spaventato che il giacimento aurifero
possa un giorno esaurirsi.

*

A Bruno Giordano

Un remoto LAZIO-JUVENTUS; tre a zero
esplode l’anonimo urlo di trionfo,
sì; ma chi ha recapitato al presente
il nome di quel gladiatore: Bruno Giordano
che si distinse durante i giochi
per l’incoronazione dei titoli di Augusto;
con quale punteggio sconfisse le fiere zebrate
se l’ovazione riservatagli dalla folla
superò i cento decibel, sopravanzando
quella resa di consueto all’imperatore?

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