Dulce Maria Cardoso, Sono tutte storie d’amore

Dulce Maria Cardoso, Sono tutte storie d’amore, trad. di Daniele Petruccioli, Voland, 2017; € 15,00

Quasi ogni esistenza darebbe adito a un pessimo libro, per via delle verità assurde di cui si compone.

Mentre leggevo il primo racconto del libro, Questo blu che ci circonda, pensavo continuamente, come in un gioco di sponda, a due scrittori sudamericani che amo molto: Silvina Ocampo e Mario Benedetti; perché contemporaneamente venivo avvolto dalla magia, dallo stupore che accompagna tutta la scrittura di Ocampo e dalla nostalgia, quella malinconia solitaria che impedisce ai personaggi di Mario Benedetti di cambiare le cose, se non per poco. È chiaro che se Cardoso, che non avevo mai letto prima, mi ha fatto pensare a due scrittori meravigliosi fin dalle prime pagine, non potevo far altro che – come in una partita di poker – andare a vedere, e così ho fatto, ma prima devo raccontarvi ancora un paio di suggestioni sul primo racconto (bellissimo, naturalmente). C’è un mare e non è vero che è solo blu ma è anche nero, c’è un mare che circonda un posto piccolissimo, dove chi ci vive si occupa del faro, dove la gente parla poco e se deve sparla. Un mare che accoglie e ricaccia indietro. Un mare che porta ciliegie e cattiveria. Un racconto indimenticabile sulle ossessioni e su come gli esseri umani siano contagiabili nel bene e nel male.

Se qualcuno fosse venuto al faro avrebbe potuto giurare che non era cambiato niente, e quell’autunno e quel principio d’inverno non sono stati diversi da qualsiasi altro autunno e da qualsiasi altro principio d’inverno. Ma in realtà la cattiveria aveva già cominciato a crescere in noi oltre la norma, oltre quel livello che non provoca danni eccessivi e anzi è perfino utile all’esistenza comune, perché fornisce insperati argomenti di conversazione.

Cose così, una prosa così, un po’ Saramago un po’ vento dell’Oceano che spazza le coste del Portogallo, perché Dulce Maria Cardoso, a dispetto delle mie evocazioni, è portoghese, e possiede una magia e un talento della scrittura che sono molto particolari e somigliano alla controra come diciamo a Napoli, o alla siesta come direbbero in Messico. Le sue storie arrivano quando l’aria è ferma, quando è molto caldo, quando ti mancano le forze, quando vorresti dormire, ma poi non accade perché un racconto come si deve ti mette un respiro nuovo nel petto e se ti lascia andare non lo farà per il riposo ma per un viaggio migliore. Cardoso ha scritto storie che tutti abbiamo bisogno di leggere. Allora, come dicevo, sono andato a vedere e non si trattava di un bluff ma di una scrittrice straordinaria e queste storie staranno con me per un sacco di tempo.

Non conosco il portoghese ma provo molta gratitudine nei confronti di Daniele Petruccioli per aver reso in italiano la musica che devono essere le parole di questa scrittrice, il passo sicuro della sintassi, il coraggio della descrizione appena accennata, il tuffo del punto. Il salto.

Sono tutte storie d’amore ed è vero, e sono storie di amori mancati e amori crudeli, amori che non si realizzano. Sono storie di solitudine e di rinuncia, sul tempo che passa o che non passa, sono storie di rancore e di magia. Storie senza consolazione, o meglio, se è vero che il finale non consola, consola il racconto in sé per quello che Cardoso mette sul piatto. La cattiveria, la sfortuna, l’inevitabilità del caso, l’inesorabilità del tempo, e i segni che lascia, diventano cose sopportabili se maneggiate da una grande scrittrice.

I libri mi hanno salvato la vita. Pronuncio oggi questa frase per la prima volta. […] Molto, molto tempo fa i libri mi hanno salvato la vita. Se non vuoi crederci non ci credere. Anche credere è una scelta. Certe cose non si possono decidere. Aver sete, per esempio. O essere salvato dai libri. Accade, non è una scelta.

Questa frase la pronuncia un assassino, per esempio. E poi ci sono i due gemelli di Uguali, un racconto inquietante su quello che rappresentano le somiglianze, i legami tra fratelli e l’impossibilità di farne a meno. O la meravigliosa vecchia che vive reclusa in casa e il suo cane, qui si racconta un tipo d’amore che va oltre la devozione e la comprensione, si racconta la solitudine più piena, si racconta il vuoto e il modo in cui si possa tentare di riempirlo.

Tutte le storie di Cardoso nascondono un doppio fondo e non finiscono o non cominciano davvero, c’è un tremendo (e vincente) corpo centrale che va dall’incipit al punto e tu ti ritrovi a chiederti cosa sia mai successo, e pensi che forse hai avuto paura, ma che la bellezza e la commozione sono state tali da volerti concedere un altro giro di giostra, una nuova lettura, una diversa interpretazione.

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© Gianni Montieri

 

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