Giorno: 28 maggio 2017

I poeti della domenica #166: Christine Lavant, Se mi lasci entrare

Christine Lavant, fonte pubblico dominio

Christine Lavant, Se mi lasci entrare, trad. di Anna Ruchat, in Poesie, Effigie 2016

*

Se mi lasci entrare, prima che si sveglino i tuoi galli,
starò al tuo servizio nella casa di ossa
batterò il tamburo del cuore, respirerò per te
e per tre volte innaffierò la rosa sacra
al mattino, a mezzogiorno, la sera.

Se mi lasci entrare, prima che gli occhi brucino,
scioglierò in me il tuo riflesso
per renderlo sovrano sopra gli angeli
e lo proporrò a Dio come sua copia
piena di fede, di speranza, di amore.

Se mi lasci entrare, prima che le mie ali si spezzino
decapiterò per te la morte con la serpe nove volte
estirperò la radice della pena e la mangerò
poi prenderò per te dal plesso solare
il pane, il vino e la colomba.

*
Wenn du mich einläßt, bevor deine Hähne erwachen,
werde ich dienen für dich in dem knöchernen Haus,
will die Herztrommel schlagen, den Atem dir schöpfen
und dreimal die geistliche Rose begießen
am Morgen, am Mittag, am Abend.

Wenn du mich einläßt, bevor meine Augen verbrennen
schmelze ich drinnen für dich dein Spiegelbild frei
und mach es zum König über die Engel
und schlage es Gott als sein Ebenbild vor
voll Glauben, voll Hoffnung, voll Liebe.

Wenn du mich einläßt, bevor meine Flügel zerbrechen,
köpfe ich neunmal für dich mit der Schlange den Tod,
grab die Gramwurzel aus und esse sie selber
und hole dir dann aus dem Sonnengeflecht
das Brot, den Wein und die Taube.

I poeti della domenica #165: Christine Lavant, A ogni osso

Christine Lavant, A ogni osso, trad. di Anna Ruchat, in Poesie,  Effigie 2016

*

A ogni osso della mia spina dorsale
il dito del sole pone una domanda diversa –
io non lo ascolto, abito sotto al giorno
perché al centro delle mie orecchie risuona
uno strato dopo l’altro la campana incorporata a pezzi
e rigetta la salma del tuo nome.
Da tempo invecchia nell’ospizio la mia volontà
sul tetto si scioglie l’ultimo fiocco
del freddo sapere e penetra nel legno.
Le domande sulla sofferenza del raggio di sole
portano alla luce molte cose dal fondo del pozzo.
Lì dentro non guardo mai, guardo nella fossa
del mondo stravolto, dove ci siamo incontrati
e conto gli ossicini del tuo nome
mentre i miei sotto il colpo di sole
si ravvivano. Ognuno arriva a se stesso
e sa quello che è stato ed è, e predice il futuro.
Solo le ossa del cranio schivano ogni cosa
sentono il calore del sole come un puro trivellare
verso il segreto nascosto tra le mie orecchie.

*

An jeden Knochen meines Rückgrats stellt
der Sonnenfinger eine andre Frage –
ich hör nicht hin, ich hause unterm Tage,
denn in der Mitte meiner Ohren gellt
von Schicht zu Schicht die eingesprengte Glocke
und wirft den Leichnam deines Namens aus.
Mein Wille altert längst im Armenhaus,
auf seinem Dach zerschmilzt die letzte Flocke
des kalten Wissens und es sickert ein.
Die Pein-Befragung durch den Sonnenschein
bringt viel zu Tage aus der Brunnenstube.
Ich schau nie hin, ich schaue in die Grube
der Aber-Welt, wo wir zusammenkamen,
und zähl die Knöchelchen an deinem Namen,
während die meinen unterm Sonnenstich
ermuntert werden. Jeder kommt zu sich
und weiß was war und ist, und sagt voraus.
Der Schädelknochen nur weicht allem aus,
er spürt die Sonnenwärme nur als Bohren
nach dem Geheimnis zwischen meinen Ohren.