Giorno: 27 aprile 2017

Su “L’ospite” di Elisa Biagini (di D. Campanari)

Elisa Biagini, L'ospite (Einaudi, 2014)

Elisa Biagini, L’ospite

di Daniele Campanari

.

Un detto popolare dice che al terzo giorno di permanenza nello stesso spazio anche l’ospite più prestigioso puzza. Si tratterebbe dello stesso odore clandestino prodotto dal pesce abbandonato in frigorifero.
Anche L’ospite (Einaudi, 2014) di Elisa Biagini emana un odore. Sia chiaro da subito, non si tratta dello stesso cattivo odore di cui sopra, ma di un sorprendente profumo che arriva al punto più alto dell’emozione.

Tra noi la voce non
conduce e arriva, come
phon dentro l’acqua
ma si ferma come d’interruttore […]

Soltanto qualche verso dopo c’è il blackout, per una logica sentimentale prima che di tecnologia.
In questi versi, gli stessi che appaiono sulla copertina del libro, la Biagini introduce l’ospite che vive l’intera raccolta. Volendo essere curiosi, si chiede quale sia la sessualità dell’ospitato. Ebbene, questo sembra essere l’unico desiderio esaudibile alla richiesta: potrebbe trattarsi di cugina, madre o sorella; comunque è una donna.

A noi ci lega
un altro ramo
di questo albero
[…]
Ho i tuoi pezzi di
corpo
[…]
certo te, ma non tutta […]

La poesia di pagina 67 è stata fatta volutamente a pezzi – e non è un crimine –  per capire come alcuni passaggi poetici, seppure divisi, abbiano un legame. Lo stesso legame di cui parla l’autrice quando vede – oppure immagina – l’albero che ha di fronte. Che questo albero assuma sembianze umane, poi, è soltanto una ridefinizione usuale della natura.

Se ogni volta che
sudo ti perdessi sarei
a buon punto:
non torneresti in
gola la mattina ma
sindone di te nel mio
lenzuolo

In quest’altro caso tracciato l’autrice offre una perla rara, un’immagine ancora una volta corporale guardando il sudore che cadendo diventa persona. E prosegue trasformando questa essenziale fonte in sacralità ricordando il volto di Cristo spalmato sul famoso lenzuolo.
Quella di Elisa Biagini è una dedica continua, a una voce sola, che spesso ha a che fare col cibo: fra noi, come/ la panna del/ latte, la pausa/ troppo lunga/ di ghiaccio che/ cede, il bianco/ che ci beve.
Niente di strano pensando a questo come elemento fondamentale per la sopravvivenza tenuta in casa, all’ospite come soggetto ambientato tra le stesse quattro mura.
L’Ospite non è quindi un’intimità segreta che svolazza su luoghi insicuri. Tutt’altro, l’Ospite di Elisa Biagini è una precisa certezza.

 

Estratti

ed io che sono
senza vista ai
raggi x, dovrò
sfogliarti per
vederti davvero,
dovrò
sbucciarti
per trovarti
la polpa.

.

*

mi hai fatta
a maglia,
per
questo il mio
biancore, il
non reggermi in
piedi, no anemia:

per vedermi meglio
dentro, per entrarmi,
attraverso queste maglie
troppo larghe.

.

© Daniele Campanari

Antonio Gramsci, da: “Note sul Machiavelli sulla politica e sullo Stato moderno”

Curzio Malaparte nell’introduzione al suo volumetto sulla Tecnica del colpo di Stato pare affermi l’equivalenza della formula: «Tutto nello Stato, nulla fuori dello Stato, nulla contro lo Stato» con la proposizione: «dove c’è la libertà non c’è lo Stato». In questa proposizione il termine «libertà» non è inteso nel significato comune di «libertà politica, ossia di stampa ecc.», ma come contrapposto a «necessità» ed è in relazione alla proposizione di Engels sul passaggio dal regno della necessità al regno della libertà. Il Malaparte non ha neanche annasato il significato della proposizione.

Nella polemica (del resto superficiale) sulle funzioni dello Stato (e si intende dello Stato come organizzazione politico-giuridica in senso stretto) l’espressione di «Stato – veilleur de nuit» corrisponde all’italiano di «Stato carabiniere» e vorrebbe significare uno Stato le cui funzioni sono limitate alla tutela dell’ordine pubblico e del rispetto delle leggi. Non si insiste sul fatto che in questa forma di regime (che poi non è mai esistito altro che, come ipotesi-limite, sulla carta) la direzione dello sviluppo storico appartiene alle forze private, alla società civile, che è anch’essa «Stato», anzi è lo Stato stesso. Pare che l’espressione «veilleur de nuit», che dovrebbe avere un valore più sarcastico di «Stato carabiniere» o di «Stato poliziotto», sia di Lassalle. Il suo opposto dovrebbe essere lo «Stato etico» o lo «Stato intervenzionista» in generale, ma ci sono differenze tra una e l’altra espressione: il concetto di Stato etico è di origine filosofica e intellettuale (propria degli intellettuali: Hegel) e in verità potrebbe essere congiunta con quella di «Stato – veilleur de nuit», poiché si riferisce piuttosto all’attività, autonoma, educativa, e morale dello Stato laico in contrapposto al cosmopolitismo e all’ingerenza dell’organizzazione religioso-ecclesiastica come residuo medioevale; il concetto di Stato intervenzionista è di origine economica ed è connesso, da una parte, alle correnti protezionistiche o di nazionalismo economico e, dall’altra, al tentativo di far assumere a un personale statale determinato, di origine terriera e feudale, la «protezione» delle classi lavoratrici contro gli eccessi del capitalismo (politica di Bismarck e Disraeli). Queste diverse tendenze possono combinarsi in vario modo e di fatto si sono combinate. naturalmente i liberali [«economisti»] sono per lo «Stato – veilleur de nuit» e vorrebbero che l’iniziativa storica fosse lasciata alla società civile e alle diverse forze che vi pullulano con lo «Stato» guardiano della «lealtà del gioco» e delle leggi di esso: gli intellettuali fanno distinzioni molto importanti quando sono liberali e anche quando sono intervenzionisti (possono essere liberali nel campo economico e intevenzionisti in quello culturale, ecc.).

I cattolici vorrebbero lo Stato intervenzionista in loro completo favore; in mancanza di ciò, o dove sono minoranza, domandano lo Stato «indifferente», perché non sostenga i loro avversari.

È da meditare questo argomento: la concezione dello Stato gendarme – guardiano notturno, ecc. (a parte la specificazione di carattere polemico: gendarme, guardiano notturno, ecc.) non è poi la concezione dello Stato che sola superi le estreme fasi «corporative-economiche»? Siamo sempre nel terreno della identificazione di Stato e Governo, identificazione che appunto è un ripresentarsi della forma corporativa-economica, cioè della confusione tra società civile e società politica, poiché è da notare che nella nozione generale di Stato entrano elementi che sono da riportare alla nozione di società civile (nel senso, si potrebbe dire, che Stato = società politica + società civile, cioè egemonia corazzata di coercizione). In una dottrina dello Stato che concepisca questo come passibile tendenzialmente di esaurimento e di risoluzione nella società regolata, l’argomento è fondamentale. L’elemento Stato-coercizione si può immaginare esaurentesi mano a mano che si affermano elementi sempre più cospicui di società regolata (o Stato etico o società civile). Le espressioni di Stato etico o di società civile verrebbero a significare che quest’«immagine» di Stato senza Stato era presente ai maggiori scienziati della politica e del diritto in quanto si ponevano nel terreno della pura scienza (= pura utopia, in quanto basata sul presupposto che tutti gli uomini sono realmente uguali e quindi ugualmente ragionevoli e morali, cioè passibili di accettare la legge spontaneamente, liberamente e non per coercizione, come imposta da altra classe, come cosa esterna alla coscienza). Occorre ricordare che l’espressione di guardiano notturno per lo Stato liberale è di Lassalle, cioè di uno statalista dogmatico e non dialettico. (Cfr bene la dottrina di Lassalle su questo punto e sullo Stato in generale, in contrasto col marxismo). Nella dottrina dello Stato → società regolata, da una fase in cui Stato sarà uguale a Governo, e Stato si identificherà con società civile, si dovrà passare a una fase di Stato – guardiano notturno, cioè di una organizzazione coercitiva che tutelerà lo sviluppo degli elementi di società regolata in continuo incremento, e pertanto riducente gradatamente i suoi interventi autoritari e coattivi. Né ciò può far pensare a un nuovo «liberalismo», sebbene sia per essere l’inizio di un’era di libertà organica.

Da: Antonio Gramsci, Note sul Machiavelli sulla politica e sullo Stato moderno, Einaudi 1953, pp. 130-132

Davide Morelli: Quartine inedite

Davide Morelli non ha certo bisogno di presentazioni. Nato a Pontedera nel 1972, dopo la laurea in psicologia ha svolto vari lavori. Le sue poesie, negli anni, sono state pubblicate sia in riviste cartacee (“La mosca” e “Italian Poetry Review”, per citarne un paio) sia in rete (“Nazione indiana” e “La Recherche”), a testimonianza di un costante interesse verso la sua poesia. Alla ricerca poetica affianca da sempre la scrittura di aforismi. E proprio nelle quartine, ripresa di un metro classico e moderno al contempo, trovano un punto d’incontro sia la ricerca poetica sia l’arte del fine aforista.
Con “La Recherche” ha pubblicato due ebook, Dalla finestra Varie ed eventuali.
Queste che pubblichiamo sono quartine inedite che seguono per ispirazione quelle pubblicate in “Italian Poetry Review”. (fm)

Il potere comanda nuovi eccidi.
Nel mondo sono molti i genocidi.
Sono molte le guerre invisibili.
Sembrano vicende incredibili.

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L’effimero ha diversi tranelli
e uno stile colmo di orpelli.
Ma cosa è veramente eterno?
Che cosa fa veramente da perno?

.

Ormai ci fermiamo in questa città.
Scruteremo tutto da quella loggia.
Noi vogliamo speranza e libertà
come l’erba vuole il sole e la pioggia.

.

Il mondo non fa che il suo gioco
e il cielo si stinge a poco a poco.
Un altro giorno se ne è andato
e forse mai più verrà ricordato.

.

Oltre quel muro altre vite, altre storie.
Altri uomini con altre scorie e memorie.
Forse per ogni vita c’è un esergo
o un epitaffio scritto da un albergo.

.

È da tempo che viviamo la crisi.
L’Italia ormai veste abiti lisi.
Siamo tutti nella sala d’attesa,
sperando in una timida ripresa. (altro…)