Due ninne nanne inedite di Silvia Salvagnini

copyright Vivian Maier – 1954. New York. NY

Il papà mi porta a nanna

Ninna nanna della cicatrice
ninna nanna del sola a letto
ninna nanna del coriandolo
ninna di tutto il perso
dell’azzurro caduto cemento
ninna nanna del mondo
che incontri che incontro
dello sforzo che dentro

ninna nanna che ti guardo
ninna nanna che esci quando
e rimane riflesso allo specchio
il naso mentre ti aspetto

ninna nanna papà
che ti addormenti
per primo nel letto

ninna nanna che sembra
tra le tue braccia sollevato
il senso il buio il tormento

ninna che bella papà
la mano quando la dà
ninna che mi lasci sola
ma mi lasci libera
mi lasci lanciata
ninna libellula lineare
ninna come ti pare

ninna nanna papà
mi lasci atterrare
mi lasci nella terra
sperando sia viva
docile la guerra

ninna nanna papà
che ti addormenti
la sera prima di me
ninna a me ninna a te
ninna noi in insieme

se mi dimentichi a scuola
ninna nanna non fa niente
ninna nanna alle arance
alle mele alle barbie
alle sorprese alle scomparse
ai biscotti, all’autogrill
ai biglietti delle giostre

ninna
a tutto il senza regole
e a tutte le regole

*

Ninna nanna senza me

ninna nanna non lo sai
non lo sai se a me fai
meno male meno guai
non lo sai quali ferite
quali più forti farai

ma ti contenterai
ninna nanna ti gioirai
di riperdermi
pulviscolarmi
non navigare
non astronavicellarmi
non accompagnarmi?

ma ti allegrerai
di anche tu la mano
disinafferarmi
di immaginarmi
in lontananza
di rinunciarmi?

Ninna nanna del lascio andare
ninna del mi lascio abbandonare
ninna degli miei scappare.

Ninna nanna del non preferirmi
del rinunciarmi al lato del bosco
depistarmi, ninna della luce
luce leggera luce di sera
luce del mio motore
del motore a scoppio
del motore che nessuno
disinneschi ninna bambina
lasciata sola lasciata prima
ninna bambina bambina ferita
ninna imparata a lasciare ogni mano
mano desiderata mano delicata
ninna bambina bambina non tenuta
ninna brilla luce di bosco luce di rovo
brilla sempre anche da sola/io trovo

trovia di fuga passaggio direzionale
luminosa aerea distanza sopravitale.

Ancora una volta Silvia Salvagnini rivolge il suo sguardo e soprattutto la sua parola all’infanzia. Dopo L’orlo del vestito. Storie di bambine contro le chiacchiere cittadine (Sartoria Utopia, 2016 qui) e Il battesimo del bambino, testo contenuto nel calendario utopico 2017, ecco due delle ninne nanne che la poeta ha recentemente scritto, due inediti che di nuovo rivelano un linguaggio in grado di sperimentare una presa diretta sulla realtà con un taglio pedagogico declinato secondo la visione dell’autrice. Come la madre o il padre descrivono o, per meglio dire, comunicano al figlio cosa sia la vita conducendolo in essa attraverso la loro stessa voce, così il poeta costruisce e canta quel momento, lo rende vero nella parola come nella vita. Cos’è infatti il poeta che pronuncia ad un orecchio giovane, un orecchio ‘alla scoperta’, se non una “guida”, un “accompagnatore” che assume la responsabilità etimologica del “trasporto” del fanciullo nel mondo della parola? L’insegnamento, dunque, sarà, come nei casi precedenti citati, fatto di derivazioni nel linguaggio e ricco di anastrofi (tra le figure retoriche sintattiche), qualità di Salvagnini utilizza e tra i fulcri di un lavoro continuo sulla lingua che riguarda anche la poesia scritta per lettori adulti. Non si può fare a meno di ricordare, infatti, che tra le autrici più propense alla scrittura di ninne nanne nell’ultimo decennio troviamo Vivian Lamarque, il cui linguaggio ricade però completamente nella tradizione della letteratura dell’infanzia. Anche le figure di suono in Salvagnini, invece, obbediscono alla funzione di quelle sintattiche e semantiche, restano nel campo aperto delle invenzioni per due testi che esprimono un messaggio di libertà dall’adulto, un significato che vira in una direzione nuova, in cui il contatto a due voci poeta-lettore così come quello madre/padre-figlio o figura pedagogica-infante diventa unitario, si fa nell’uno e in un quasi solitario campo d’esperienza.
Un parallelo può essere fatto forse con la fotografa Vivian Maier, che nei suoi scatti fissa dei momenti in cui si può dire prevalgano il significato e la sintassi fotografica sugli aspetti più tecnici (che contribuiscono comunque a quella sintassi), in cui il soggetto − molti sono bambini e bambine − è forte quanto la realizzazione dello scatto. Per entrambe siamo di fronte a una ragione di “composizione” che, a più livelli, incide sul risultato poetico o fotografico esso sia; si dovrà perciò parlare di “composizione” svuotata parzialmente dell'”ordine” che governa il senso, più ricca invece della parola “unione” che riguarda anche l’atto creativo in sé nel suo prima, quel “fare uno” che poi è la bellezza di cui godiamo a opera compiuta.

© Alessandra Trevisan

Si segnala che un contributo dal titolo Silvia Salvagnini e Vivian Maier: “immagini” pedagogiche dell’infanzia tra poesia e fotografia è nel programma della Conferenza Internazionale “AAIS/CSIS 2017” a Columbus (Ohio, USA), dal 20 al 22 aprile 2017.

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