Giorno: 4 aprile 2017

Martingala #6: UFO

da Annales Laurissenses (XII sec.)

Ho fatto le mie ricerche, e pare che i bambini perdano progressivamente la memoria di quello che è successo nei loro primi tre anni di vita. Ma io ho un ricordo esatto e preciso di un evento successo quando avevo due anni, non uno di più.
Era scesa la neve, che dalle mie parti non si fa vedere mai. Il paesino in collina poco distante dal mio era ricoperto da tanto di quel bianco che mio padre aveva deciso di prendere la macchina, intabarrare me e mia madre e guidare prudentemente fino a una curva che segnava il limite tra la zona dove la neve aveva attecchito e quella in cui si era subito sciolta. Ora, io ho stampata in mente l’immagine precisa di mia madre che inciampa e che ride in un cumulo di neve. Abbasso gli occhi nell’immagine e vedo le mie mani afferrare tutta quella massa bianca accanto agli scarponi. Quel ricordo non può essere falso, né quel me può non essere me.
Nel secondo ricordo invece sono davanti al pannello di legno del mobiletto che contiene i miei giocattoli. È uno stipo, poggiato a terra perché io ci possa frugare dentro. Sto grattando via con l’unghia alcuni adesivi che io stesso devo aver incollato. Sono animali, supereroi. Mia madre mi chiama dall’altra stanza, ma io rimango zitto. Lei mi chiama di nuovo. Allora io rispondo: «prima di parlare devo pensare».
Mi era sembrata un’idea geniale, una scoperta raramente raggiunta da spirito umano. Solo qualche tempo dopo mi sono reso conto della sua ovvietà. E solo in tempi alquanto recenti del fatto che la verità è a metà strada. (altro…)

Francesco Ottonello, inediti

C’è un elevato tasso ironico nella poesia di Francesco Ottonello, un’ironia profonda, unitamente a un grado alto e doloroso di percettività, e a una per nulla celata oralità, altrettanto profonda e direi costitutiva del suo verso.
In particolare nelle prime due poesie qui presentate. La prima reca un titolo strano e difficile, soprattutto giocoso: Le domandi più facile. Uno direbbe che l’autore si è sbagliato, che intendeva forse scrivere: “le domande più facili”. Invece no, è un effetto volutamente “distraente”. Poi, nella medesima direzione, si noti l’assenza o quasi di punteggiatura: nella prima poesia solo quattro punti interrogativi, corrispondenti a quattro domande-cardine del testo, mentre nella seconda, intitolata Servizio di pulizia, vediamo comparire soltanto il punto in chiusura di stanza, per ciascuna delle tre stanze.
È un voler lasciar fare al respiro, essenzialmente. La lettura del testo avviene infatti seguendo il respiro non privo di affanno con cui l’autore l’ha costruito. Ed è singolare che anche in questo secondo testo Ottonello giochi con le parole, che sappia legare così bene il vorticare confuso della sua “poesia-movimento”, così la definirei, a un’idea di poesia come gioco.
Ad esempio, il termine “rivertente” è un neologismo (seppure anche qui sembra si tratti di un errore di scrittura): il prefisso “ri” iterativo si unisce al significato etimologico del latino “vertere”, cioè “volgere”, e quindi “rivoluzionario”. Di qui, entrando inoltre in collisione linguistica con formulazioni di carattere commerciale, nella mente dell’autore si produce l’idea di una pulizia universale, tanto desiderata quanto necessaria, che possa e debba riguardare l’esistenza tutta, che possa togliere di mezzo l’agonia e la noia.
La terza poesia, invece, è un’estrapolazione da un quadro poematico, più ampio, di cui qui si dà solamente un brano, strappato appunto da un testo più lungo e complesso. Siamo su un treno diretto a Poznań, dove «…il cielo / come me non ha memoria del nome», e ognuno  di fronte a sé ha il compito di sempre: la costruzione di una propria grammatica (Cristiano Poletti)

F.O. 4.4.2017


Le domandi più facile

Le risposte più difficili sottostanno
«chi sei» «che hai» quante volte
ho dovuto tacere quante volte spremere
senza imbrogliare mai questo groviglio
nel cranio e nulla nulla ma «come stai»
«che fai» «forse che – dai – a cosa stai
pensando» ora? Non so pensare…
non posso cedere a non pensare
e in tutto ciò i secondi sbiancano
e esangue si fa anche il nome
e il cuore «è rosso» è fornace
di primo sangue intravisto?

Le finestre – aperte chiuse – a cosa serviranno?
Eppure mi han detto «non si parla degli assenti»
e avrei dovuto ascoltare dare «risposte» «non
attendere» ma ormai è tardi a dir cos’era…
«ancora-presto-ancora-presto» riverbera?

:

Servizio di pulizia

Volevo essere pulito garantito
quindi ho comprato uno “sgrassatore
universale” al limone verde
due volte concentrato mi sono
sulla testa ma ho inciampato sulla pianta
del piede prima del risciacquo
e ho sbattuto la testa
che era secca e il mio unico piatto
che volevo estinguere mangiando.

Così è passata l’agonia – perché
ho dimenticato… poi è tornata… noia
scontata “formula originale”.

Non sapevo più dove comprare
qualsivoglia prodotto rivertente
e così tra le mani resta solo un pc.

:

Riconoscenze

Il treno per Poznań,[1]  e non ha senso
parlare, non ha senso guardare
sangue di giovane polak[2] riempire,
far rosse le guance. Il vagone è fermo,
o si muove . C’è un uomo che guarda
o finge un film, separato in uno schermo,
donne senza aggettivo che rubano il ciuccio
a bimbi senza lamento e il cielo
come me non ha memoria del nome.

Ma l’offerta del 25% scadeva domani!
«Prenota prima che finisca»; «è partita
l’offerta» e quando nevica la vita
o piove e ci vendono gli ombrelli
all’angolo alcuni africani e la luce perde
amore e tu non vedi «scrivi» non puoi più
comprendere le offerte e le persone
non sai se le persone ci sono, sono
o solo tu grato d’essere
o no… le offerte… così
cedono, scadono, le offerte cadono,
ma tak tak[3] un biondo ragazzino
dice  – a me? mi riconosce? – e alla vita
strappa forse un sorriso, se è un sorriso,
il mio, e s’io sorrido il suo
e la città.

:

[1] Poznań: “città conosciuta” o “città riconosciuta”, dal verbo polacco poznać, significante “conoscere” o “riconoscere”.
[2] Polak: “del campo”, connesso con lo slavo pole (“campo”, “pianura”). Termine in lingua polacca per indicare “polacco” come persona (nominativo singolare maschile).
[3]Tak tak”: “sì sì”, in lingua polacca.

:

Francesco Ottonello (Cagliari, 1993) è laureato in Lettere classiche con lode all’Università di Cagliari. Ha studiato recitazione presso la Scuola d’Arte Drammatica di Cagliari. Sue poesie sono state pubblicate nelle antologie di poesia curate da Elio Pecora Viaggi di Versi, Poeti Contemporanei (93), Frammenti. Vive, studia e lavora a Milano.