Goliarda Sapienza e Milena Milani in Spagna: un reportage “critico”

Facoltà di Filologia di Salamanca

Mi scuserà chi legge se il contenuto di oggi risulterà molto personale e il titolo di questo post un po’ ingannevole; in effetti avrei potuto intitolare questo “reportage” Una ricerca appassionata, ma l’avremmo sentito tutti come troppo sentimentale e naif. Eppure mi pongo molte domande dopo la prima trasferta fuori Italia per ragioni legate al Dottorato; una di queste riguarda il perché non ho mai fatto l’Erasmus. Una domanda interna e non esterna, senza rimpianti e con la consapevolezza che ciò che non ho affrontato dieci anni fa sia stata una scelta consapevole, e che i propri desideri si possano esaudire anche molti anni dopo e in modo diverso, trovando una forma consona.

Ho conosciuto tante persone a Salamanca in questi giorni, studiosi di varie provenienze, sia italiani sia spagnoli, sia non: eravamo tutti riuniti per il Convegno Internazionale Las inéditas in una delle più antiche università del mondo per la Filologia, che ha accolto la proposta di un gruppo di ricerca molto attivo in Spagna, il cui comitato scientifico è formato da docenti, studiose e studiosi, ricercatrici e ricercatori che si muovono in Europa con grande agilità portando avanti un’indagine sopra la letteratura delle donne molto incline alla militanza ma non esclusivamente calata in essa: Escritoras y personages femininos en la literatura.

È utile dire sin da subito che le possibilità del Convegno proprio per la sua struttura, tra interventi che hanno toccato tutti i campi letterari (teatro, poesia, prosa, etc.), discussione, eventi di teatro e di altro genere, presentazioni di libri, denotano un’apertura non usuale al “fuori” dell’ambito accademico, cosa che in Italia non accade. È un’integrazione della realtà di cui ci si occupa (la poesia, il teatro, la canzone popolare in questo caso) all’interno della realtà di studio, una visione più consapevole e completa, un’ammissione di esistenza (!). Forse potrà sembrare ingenuo questo mio commento ma, per esperienza personale, lavorando da sempre come studiosa ora strutturata ma anche in ambito artistico trovo che l’Italia debba sempre più imparare a vedere fuori, ad accogliere il fuori nel dentro, ad avere una mobilità di pensiero che troppo spesso manca non solo nei contenuti ma soprattutto nella visione che sta a monte di questi contenuti.

Ricerca e dibattito critico sono da sempre importanti per me; lo sono diventati ancora di più da quando ho incontrato questo blog quasi sei anni fa, e la necessità di definire i limiti mobili del mio fare ricerca, allargandoli ed estendendoli, talvolta invece riducendoli ma nutrendoli di curiosità, vero motore della ricerca, stimolo all’essere oggi nel domani. Ecco, in questi giorni a Salamanca ho incontrato persone disponibili e aperte al dialogo, con cui confrontarsi circa i propri interessi e movimenti nel campo della ricerca, condividendo difficoltà e gioie, facendo dei comuni aspetti che ci legano un vero bagaglio d’esperienza. Non che non lo sapessi prima, ma l’avere avuto la fortuna di questi incontri da un lato sconfigge la cattiva competizione che inficia l’ambiente accademico italiano, dall’altro completa un quadro di competenze comuni in una visione d’insieme che, nel tempo e per me, si fa più chiara in questo ambiente lavorativo. Il significato del fare si è intensificato ed ha acquistato una nuova definizione. Sono certa che ciò sia dovuto all’accoglienza permessa dall’organizzazione del convegno di cui parlavo sopra, e alla partecipazione derivata da questo “sentirsi insieme” in un cammino singolare e, al contempo, plurale, ognuno con la propria storia senza dubbio ma come un gruppo che guarda al futuro. È un’infusione di fiducia, sicuramente un po’ edulcorata ma profondamente libera da preconcetti e pregiudizi – in un territorio carico di attese –; ed è un auspicio: quello di mantenere un’etica ferrea e uno sguardo limpido, di amare quello che si fa perché è quello che si è e viceversa, come da sempre avviene sul nostro blog (anche).

I nomi di alcuni dottori di ricerca che hanno lavorato a Salamanca negli ultimi decenni

Il vero oggetto del viaggio spagnolo sono stati l’ascolto e l’osservazione su più livelli: l’ascolto dell’altro per cogliere come la (sua) ricerca (si) muova, e l’osservazione del contesto, quello legato al dire delle donne in diversi secoli taciuto. Se gli Studi di genere hanno aperto, negli ultimi decenni, il campo dell’indagine critica a teorie diverse, affrontando da molti punti di vista il problema del mancato accoglimento delle donne nella sfera pubblica-artistica del loro tempo, ecco a Salamanca trovo sia stato possibile attraversare molte delle ragioni storicamente e socialmente legate alle autrici coinvolte nel dibattito critico del programma. Va da sé, ma ciò che invece noto come novità da sempre negli Studi di genere – ed è una sfida da accogliere con se stessi indipendentemente dalla propria collocazione – è la consapevolezza del poter orientare al nuovo il vocabolario critico, continuando a cercare novità che possano “definire” il come del proprio dire (critico). Il vero viaggio, per me, è stato questo, ri-trovare questa consapevolezza.

Ho assistito a molti interventi in questi giorni, più o meno militanti, nella misura e nel rispetto di cosa sia stata, per ogni singola autrice, questa “militanza” all’interno del movimento femminista o altrove, “semplicemente” nella vita. Dire la singolarità non è mai un’impresa facile, criticamente. Prendiamo esempio dai grandi del passato – tra tanti nomi possibili mi viene in mente ciò che Leonetta Bentivoglio è stata per Pina Bausch – per trovare una nostra strada, per definire e dare spazio – che è anche un po’ definire il proprio sé, per lo meno nel mio caso specifico.

Goliarda Sapienza e Milena Milani: due autrici molto diverse fra loro, difficili da etichettare. Riguardo la prima abbiamo profusamente parlato sul nostro blog, in molte occasioni e toccando aspetti diversi del suo dire. Trovo che portare la sua voce in Spagna, laddove molte studiose del gruppo Escritoras si sono occupate della sua figura, sia restituirle ancora il posto che non ha avuto in vita ma significhi anche tracciare dei possibili legami di senso che probabilmente qualcuno un giorno ripercorrerà con autrici coeve e nello specifico spagnole, come sta accadendo in altre aree geografiche in cui l’extra-testualità è già trattata.

Per Milani, invece, la necessità è stata diversa: se da un lato il legame con la Spagna è per lei verificato nel suo lavoro artistico più “proprio” restano per me molte porte da aprire all’interno del suo paese di origine, l’Italia, per riconcedere l’opportunità già concessa altrove (in Inghilterra e negli Stati Uniti) di far conoscere la sua opera un tempo letta e apprezzata, oggi forse sconosciuta ai più se non in un ambito specifico.

Molti autori uomini finiscono nell’oblio del tempo ma ciò che accade alle donne trova ragioni inficianti sociali, economiche, politiche, e non possiamo fare a meno di accorgercene ogni giorno. In campo letterario e artistico, tuttavia, la loro libertà, vitalità e verità – parole usate da tutti i relatori di Las inéditas – produce una “storia del fare” che può insegnare, oggi e ancora, quel “vizio” proprio di Goliarda Sapienza, irrinunciabile: l’essere se stessi fino in fondo, come critici e come persone, mai uniformandosi.

© Alessandra Trevisan

2 comments

  1. Gentile Alessandra,

    leggo sempre con molto interesse gli articoli di Poetarum e questo in particolare mi lega all’incontro tenuto presso la libreria Costeniero di Camposampiero lo scorso 8 aprile.

    Aver avuto preziose informazioni su Goliarda Sapienza (e accennando, durante un passaggio, a Milena Milani come autrice ultimamente poco valorizzata) mi ha entusiasmato e mi ha stimolato ad approfondire (nonché a consigliare, ad un gruppo di lettura a cui partecipo, la lettura condivisa de “L’arte della gioia”).

    In quest’ottica voglio ancora ringraziare per l’ottimo lavoro di ricerca e divulgazione, in questo caso, di autrici che grazie a persone come Te (mi permetto di darTi del Tu) riemergono da un oblio generale per confermare un grande valore di opere e di vita.

    Un grosso in bocca al lupo per il Tuo dottorando e un augurio di ogni bene!

    Un caro saluto
    Natasha Sorato

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    1. Ti ringrazio molto Natasha, per la cura e l’attenzione con cui ci segui come mi hai riferito a voce. Sono certa troverai in Goliarda Sapienza un’autrice da amare, se la stai leggendo o se la leggerai presto. Credo che “L’arte della gioia” ma anche gli altri volumi parlino a molti lettori, ed è bello pensare di poterli condividere con tanti.

      Ti ringrazio per le tue parole e per l’augurio, e mi scuso per il ritardo con cui ti rispondo.

      Se avrai voglia di sbirciare nel nostro archivio, troverai molte voci di scrittori e scrittrici che sono cadute in oblio o sono state per un po’ poco lette o “studiate”.

      Un caro saluto e teniamoci in contatto.

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