Giorno: 14 marzo 2017

Non sapevo che passavi #8: Benny Hill

Stefano Domenichini: Non sapevo che passavi #8: Benny Hill

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Hanno dissotterrato la bara, poi l’hanno fracassata pensando di trovarci oro e gioielli, il mio tesoro. Il vecchietto minuscolo cui picchiettavo la mano sulla pelata e le ragazze seminude cui ho sempre dato del lei. Quello era il mio tesoro. Troppa roba per farla entrare in una bara. Hanno messo un nuovo coperchio e difeso la fossa con una lastra del marmo più pesante. Non voglio sapere cosa hanno scritto sopra. Laido, genio, vecchio porco, attore, guardone, uomo gentile. Dicono di aver trovato dieci milioni di sterline, quando sono morto. Lo sapete cosa sono dieci milioni di sterline? Una montagna di pezzi di carta, tutti uguali, con la faccia della Regina. Io la Regina l’ho conosciuta. Mi ha ricevuto a Buckingham Palace. C’era anche il consorte Filippo. Beveva birra in calici da champagne. Già da un po’, c’era da giurarlo. Mi prese da parte e disse, con gli occhi lucidi e un sorriso complice: «Lei ha contribuito molto all’incremento delle nascite». Mi salì una risata candida che fece piacere al Principe. L’approccio regale mi aveva riportato alla mente il mestiere dei miei genitori.

Ero nato in Bernard Street, a Southampton, il 21 gennaio 1924. I miei vendevano preservativi. Mio padre era un clown severo, io e i miei fratelli dovevamo chiamarlo Capitano. Imponeva una ferrea disciplina, e lo faceva indossando il suo vecchio abito da pagliaccio. Veniva dal circo, come suo padre e un suo fratello, morto cadendo dal filo del funambolo. Mi hanno trovato per via dell’odore. Un sacco di 110 chili afflosciato sulla poltrona. Ero lì da quattro giorni, difronte alla televisione accesa. Sono il Suonatore Jones e non ho mai posseduto niente. I pezzi di carta con la Regina li hanno trovati nei cassetti dei pochi mobili in affitto. Vivevo in un piccolo appartamento al 62-28 di Twickenham Road a Teddington, un sobborgo a ovest di Londra. Per pochi soldi potete affittarlo anche voi. Probabilmente hanno portato via le mie cose: bicchieri vuoti, stoviglie sporche, cibo scadente e i poster della boxe.

Sono morto guardando Charlie Chaplin, Charlot Innamorato. Quando ero bambino lo imitavo, vivevo fingendo di essere lui. Ma a un certo punto non bastò più per evitare gli scherzi dei compagni di scuola che mi prendevano in giro per le guance paffute. Diventai un doppio senso, un’anima di battute sfacciate e mimiche sboccate. Il Capitano mi fucilò, armato dalle sue frustrazioni. C’era mia madre che mi ascoltava, mi suggeriva sconosciute funzioni corporee e consolava le mie snervanti timidezze con le ragazze. Quando mia madre è morta, ho chiuso la sua casa e ne ho fatto un santuario. Da bambino scorazzavo mano nella mano con la piccola Peggy Bell, ma non passò molto tempo prima di capire che la mia gentilezza e galanteria non avrebbero mai acceso il cuore di una donna. Sono il Suonatore Jones, ma un’occhiata all’amore l’avrei data volentieri. I no delle donne sono diventati la mia arte. La mia arte, la mia terapia. Era solo autoderisione, un vecchio cialtrone ossessionato dall’idea di belle ragazze poco vestite. Hanno scomodato la censura, il femminismo, gli sporcaccioni e la morale. Ma eravamo solo io e Jackie, il piccoletto che teneva la sigaretta dentro la bocca, due adolescenti timidi e invecchiati, in un gioco di rincorse a velocità doppia, troppo brutti perché qualcuna ci chiedesse in sposi.

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Giovanna Iorio, La neve è altrove

Giovanna Iorio,  La neve è altrove, Fara Editore 2017

 

A tre cose ho pensato la prima volta che ho avuto tra le mani La neve è altrove di Giovanna Iorio. A tre cose.
La prima era che quasi bastava averlo lì, posato sulle dita, oggetto già bello nel suo scuro color carta da zucchero e nella sua forma alta e stretta da mappa stradale, nelle fotografie che si intuivano da una cadenza di colore nero dei fogli. Ho pensato che era dolce dover prendersi cura, da quella sera, di un libro che manteneva la promessa troppo spesso trascurata di essere bello nella sua fattura, premuroso nella sua offerta, e tanto vario da incantare. Perché La neve è altrove è una scatola dei giochi: è assieme breve raccolta (o poemetto, se si vogliono ignorare i suoi stacchi) e sua traduzione in sei lingue  (in inglese da Charlie Hann, in spagnolo da Zingonia Zingone, in polacco da Anna Jolanta Lagoda, in francese da Grazia Calanna, in tedesco da Anna Maria Curci e in russo da Anna Tumatova); è catalogo di fiocchi di neve – dalle fotografie di Alexey Klijatov – con prefazione poetica (di Marco Sonzogni) e postfazione matematica (di Stefano Iannone). Sfogliarlo dà l’impressione di un libro che si basta, appena prima che la mente del lettore proceda e lo continui e lo riverberi come si fa per ogni libro che ha un suo profondo valore. (altro…)