Giorno: 10 febbraio 2017

Peppe Stamegna, Navigare navigare

foto gianni montieri

foto gianni montieri

Navigare, navigare

Ma quale Australia, io me ne vado a Salina. Scappo per fregare tutto questo dolore, come vent’anni fa. Penso, penso e penso, ma in realtà non vorrei avere più tutti ‘sti pensieri in testa come se fossero frasi di un libro: non devo fare come Giacomo, io devo cercare di pensare con parole che conosco fino in fondo, almeno provarci.

Il porto di Napoli stasera è tutto acceso, sembra giorno. Tante persone all’imbarco e macchine, camion e quella solita agitazione dei marinai prima di salpare che contagia i viaggiatori, e anche me, stasera. Avevo paura dell’ennesimo fallimento da condividere con Giulia, lei mi ama, io la amo, ma non c’è nessuno tra di noi a dirci che l’amore non c’entra nulla quando devi prendere una decisione: LA DECISIONE. Meglio se me ne sto da solo per qualche giorno. Dicono che pioverà stanotte, e che si alzerà il mare. Che m’importa, tanto questa nave è enorme almeno quanto il palazzone dove abito a Roma: tutte le notti insonni che ci ho passato lì dentro, ora sono niente davanti a questa notte piccola piccola piena di mare e ferro.

– Un caffè lungo, per favore.

Sento le onde sotto le gambe, mi sa che il mare si sta già incazzando. Mannaggia mi sta salendo la serpe in gola. No, non ci casco stavolta. Butta giù la saliva, su che ‘mo passa e se ne va via questa bestiaccia. Mica è la prima volta, dài. Anche se non mi capitava da tanto tempo, porca miseria. Però.

– Senta, ma che forza è ora il mare?

– Non t’ preoccupa’, nun affond’ ‘sta nav’ (hahahaha).

Sto scemo di un barista. Uno mica deve affondare con tutta la nave per cacarsi sotto. Stronzo. Tutti stronzi quando ti vedono debole, ‘ché già dalle domande che fai si capisce che ti stai affidando completamente a quello o a quelli a cui le stai rivolgendo. Non lo imparerò mai. Tanto questi se ne fottono del tuo imminente crollo, questi sentono solo gli ordini dei capi e le partite alla radio: non devo perdere tempo con persone così. Esco, ché mi manca l’aria. Cazzo che freddo qua fuori: com’è bello vedere tutti quei puntini della città sparsi nel buio, che brillano. Ci fosse Giulia, resterei abbracciato a lei per tutta la notte. Che freddo c’è stasera. Oddio mi sale tutto in gola, oddio la serpe sta salendo in gola. Scappare in Australia, ma come faccio? sono un fifone sono: dico dico, poi faccio sempre le stesse cazzate e non mantengo le promesse. Napoli già non la vedo più.

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Inediti di Carlo Tosetti

foto di Carlo Tosetti

foto di Carlo Tosetti

Tarkovskij


A ristorarci nella Piazza
delle Sorgenti gustammo
vino rosso e pici,
e meglio avremmo fatto
credo ad emulare
non le penitenze
di Santa Caterina
ma il respiro suo,
l’assimilare il genio
delle Naiadi che spande
il fumo vaporoso e guaritore;
immobili e cotti,
nella piscina rispettosi
del voto al matto di Gorčakov.

*

Papillifera

Il ratto delle papillifera
perpetrammo ai muri antichi,
li bacava la cedracca
nei viottoli scoscesi,
ch’io correva superati
giovane saltando
profondi gli scalini,
risalendo la Via Annoni.
S’ambientarono cogl’anni
alla roccia del mio viale
e quando Alvaro poi s’appese,
in colonia organizzate
divorarono i bei fiori;
così poggiammo
il futuro sui veleni,
sul ricordo lagrimoso
della malìa di lumachine,
appartate nei bastioni.

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