Giorno: 30 gennaio 2017

Ritratti di Poesia, Undicesima edizione, Roma 3 febbraio

ritratti

Ritratti di Poesia 2017, in una giornata tutti i versi della natura

 

Venerdì 3 febbraio il Tempio di Adriano in Piazza di Pietra a Roma ospiterà l’undicesima edizione del tradizionale appuntamento con la poesia promosso dalla Fondazione Terzo Pilastro. Temi portanti, l’ambiente e il paesaggio

Versi declamati al suono dell’arpa, l’armonia nelle parole e nei gesti, la testimonianza di grandi autori internazionali. Ci sarà tutto questo, ed anche di più, nell’undicesima edizione di “Ritratti di Poesia”, la giornata che la Fondazione Terzo Pilastro – Italia e Mediterraneo dedicherà il prossimo 3 febbraio all’arte più pura, anche se spesso la meno considerata. Dieci ore, dalla mattina alla sera, che vedranno il Tempio di Adriano in Piazza di Pietra a Roma ospitare incontri, confronti, letture, idee, versi e voci, con la partecipazione di importanti autori, italiani e stranieri, e di giovani promesse.

Tra i momenti salienti della giornata, che avrà come temi portanti la natura e l’ambiente, la performance di Francesco Benozzo, poeta legato alla rappresentazione dei paesaggi che interpreta i suoi testi accompagnato da un’arpa, fresco reduce dall’assegnazione del Premio Nobel “non ufficiale” che l’Accademia di Stoccolma delega al voto di una giuria popolare. Grande attesa, poi, per la “physical poetry” di Erika Lemay, artista e acrobata di fama mondiale che fa dei movimenti del corpo un atto poetico. E prosegue in continuo crescendo il connubio con le scuole: gli studenti di cinque istituti romani incontreranno alcuni importanti autori nello spazio “Caro poeta”.

Il Premio Fondazione Terzo Pilastro – Ritratti di Poesia, quest’anno, sarà consegnato dal Presidente della Fondazione nonché promotore della manifestazione, Prof. Emmanuele F. M. Emanuele, a Giuseppe Conte, autore di fama assoluta e promotore del movimento del Mitomodernismo, e, per quanto riguarda il contesto internazionale, a Ko Un, considerato nel mondo tra le figure più rappresentative della poesia e artista fortemente impegnato nella lotta per i diritti umani. Nel pomeriggio, spazio anche al rapporto tra la parola e l’arte figurativa con la lettura di poesie ispirate ai dipinti di Piero della Francesca da un progetto editoriale curato dall’artista Dana Prescott. Molti i poeti italiani ospiti dello spazio “Di penna in penna”. In programma anche la consegna del premio nazionale e del premio europeo di “Ritratti di Poesia.140”, per riconoscere la capacità di comporre versi anche nel tempo di Twitter.

La manifestazione è aperta al pubblico con ingresso libero fino ad esaurimento dei posti.

“Sala del Tempio di Adriano della Camera di Commercio di Roma”

Raffaella Salato – Responsabile Comunicazione e Relazioni esterne

Fondazione Terzo Pilastro – Italia e Mediterraneo

Via dei Montecatini, 17 –  00186  Roma

Tel. + 39 06 97625591

Francesco Lener – Ufficio Stampa

Roma, Palazzo Fiano

Piazza S. Lorenzo in Lucina, 4

06 68892401 – 349 2806477

Info e Contatti: InventaEventi srl

Tel. 06.98188901

progetti@inventaeventi.com

www.inventaeventi.com

 

 

 

Melania Panico – Poesie inedite

immagine2

 

***

Calcola il ritorno
calcola gli sfoghi a perdere
la storia del nostro fallimento raccontata in un libro
calcola la clinica
il sangue prestato alla scienza la sala d’attesa devi essere paziente
.                                                                         devi essere paziente
l’antidolorifico splendente
le luci anche di notte l’artificio della calma
affrontare il giorno a occhi aperti la solitudine
gli spiragli nella solitudine il misticismo
calcola respirare camminare a testa alta salire su un treno
non fuggire
calcola non fuggire confondersi con le cose
mai appassire

 

***

Dentro le cose arrese si tengono i paesaggi
i fiumi che si scontrano, l’aria immobile
e noi che non torneremo più.
Il tempo guarisce col tempo
non conta andare o chiedere
perché ci siamo ritrovati soli?
Restare è un verbo che si impara tardi.

 

***

Ho l’estate confessata sulle dita
nella sigaretta
valuto se è giusto ristabilire il cordone
restarmi nelle mani come un re
esaudire il desiderio
dopotutto la scrittura è mutata
 è naturale insabbiare le ombre –
ti aspetto e tornerai
(ho imparato i passi del ritorno)
tornerai radice o erba scomposta

 

***

l’aria già preme sui bastioni alberati
sulla grondaia illuminata
agosto sui cuscini
così mi accerto di tutto
il vuoto le scogliere la riga sugli occhi
poi l’alba, qualcosa come un pensiero inosservato
so quanto costa mantenere il bianco
proteggerlo, raccontare il modo perverso delle lettere
ma cos’è questo arrendersi sul viso?
solo il muro di fronte chiede tempo.

 

***

Nella memoria la tua sembianza è una scala
un temperino che gratta in superficie
resiste solo il profumo di vecchio
nella notte a clessidra
questo amore è un presagio ferito
inabitabile
come la sala d’aspetto di una clinica
e poi autenticare il vuoto è un lavoro da artigiani
si può stare in silenzio
tutto diventa compulsivo
il rapimento della finestra
la traccia delle smagliature di vetro
che non sanno più appartenere al corpo
l’agglomerato feroce delle ore.
Il restare funziona così:
è un patto
è disporsi in direzione contraria all’ombra.

 

***

Soffrivamo la vertigine dei nostri incontri
il futuro già scardinato
in silenzio a cercare un’area di non smarrimento
 sempre –
nella testa era già tutto scritto
forse eravamo due gocce di plastica
in pericolo di trovare la comprensione
o due candele all’aperto quando va via la luce
poi una pioggia di antefatti e le piastrelle
arrese alla dinamica del quotidiano.
Quanto abbiamo aspettato prima di arrenderci?

 

 

Melania Panico (Napoli 1985) è laureata in Filologia Moderna. Ha lavorato nel settore editoriale. Insegna italiano e latino. Alcuni suoi testi sono stati pubblicati in antologie. Nel 2014 ha vinto il Premio Speciale della giuria nel concorso nazionale di poesia “città di S. Anastasia”. Vincitrice del Premio di Poesia “Ambrosia”: opera prima Campionature di fragilità (La vita felice, 2015). Nel 2015 risulta vincitrice, per la sezione inediti, della seconda edizione del premio “La fenice aquilana”. Con Campionature di fragilità ha vinto il premio Opera Prima nel concorso nazionale “città di S. Anastasia” ed è risultata finalista al premio Elena Violani Landi edizione 2016. Con l’inedito è tra i vincitori del premio Gozzano 2016. Collabora con la rivista letterario ClanDestino ed è responsabile del salotto letterario di “ArtGallery&Salotto Letterario Design” di Napoli.

I Vangeli nel commento di Gianfranco Ravasi

ravasi

Gianfranco Ravasi, I Vangeli, Bologna, EDB, € 44,50

L’ultima fatica editoriale del Cardinal Gianfranco Ravasi, I Vangeli, nella bellissima edizione EDB, prende avvio dal primo Credo cristiano, scritto da Paolo nella lettera ai Corinzi. Credere nel Gesù che nasce e muore, da una parte; dall’altra, credere nel Cristo che risorge glorificato. Morte e resurrezione, tutt’e due suffragate da fatti, da accadimenti e testimonianze in qualche modo incontrovertibilmente certificati dalla storia.
Non c’è per Ravasi il Gesù della storia e il Cristo della fede, alla Bultmann, l’uno diverso dall’altro, ma c’è il Gesù di carne, che mangia, soffre, dubita, gioisce, urla e piange, e che trova la sua continuità nel Cristo che sta nella storia e nella luce della resurrezione. È sempre lo stesso, uno e uno solo, Gesù Cristo.
I Vangeli, tutti e quattro, s’inscrivono in questo spazio di tempo, in questo cammino dell’Uomo-Dio, da una vita puramente umana a una vita “altra”, attraverso, pure lui come noi, il faticoso valico della morte vera. E s’inscrivono, ciascuno, con un personale messaggio proveniente da gesti, fatti e parole di Gesù custodite per anni nel cuore e nella mente, ma attualizzate e rapportate alle contingenti esigenze della propria comunità di riferimento.
I temi sono molti: Cristo perno della storia; teologia della libertà dell’amore; universalità della Chiesa; teologia del bene/male, della luce/tenebra. Messaggi di difficile esegesi perché, dice Ravasi, i Vangeli sono il frutto terminale di un percorso che conosce tappe complesse, momenti e situazioni differenti e difficili da ricostruire. Anche perché, afferma parafrasando Eraclito, tutti i testi religiosi, quali essi siano, non spiegano tutto, perché il mistero di Dio è imprendibile, ineffabile e infinito. Poiché però questi testi hanno pure la funzione di svelamento, di rivelazione, allora ammiccano e rimandano a significati allusivi, che si celano sotto simboli e segni intrappolati in ciò che Gesù dice e fa. È il Segreto Messianico. Gesù non vuole che si vada in giro a parlare dei suoi miracoli. Più tardi sì, ma non adesso. Non è il momento giusto.
Scrive Ravasi che la sua è una lettura “essenziale”, perché non vuole fermarsi alla prima comprensione o intuizione che i Vangeli possono immediatamente suggerire, ma intende carpire il significato ultimo che sottostà a quei simboli e a quei segni, ricorrendo magari a passi corrispettivi dell’Antico Testamento e anche a quelli che antecedono la Sacra Scrittura, oltre a vivisezionare parole e verbi ebraici e greci.
Il verbo greco enghýzein, ad esempio, riferito al regno di Dio, significa sì che è vicino, ma è vicino già presente, qui e adesso.
Le interpretazioni del Cardinale, mai in verità accomodanti e conformiste, sono a volte sorprendenti.
Gesù è scandalo, ma non per la sua grandezza; scandalizza perché è un essere modesto e vive in mezzo a gente come noi; i bambini sono modelli non tanto perché sono innocenti, ma perché Gesù li considera come immagine della libertà, della vera fede; l’incontro di Emmaus vuol dirci che Cristo è l’ora, l’oggi, che non è sepolto in un passato remoto e non è neppure colui che è lontano. Certo, nel libro ci sono affermazioni non sempre condivisibili. Una su tutte, che noi cristiani siamo ora il vero Israele, che siamo noi ora i chiamati.
Alla fine, Ravasi si fa una domanda: se Cristo è risorto e glorificato dovrebbe essere ancora possibile incontrarlo. Il problema è sempre lo stesso, da secoli: la nostra difficoltà, o la poca voglia, a riconoscerlo.


Cristiano Poletti