Giorno: 26 gennaio 2017

Raniero La Valle, Cronache Ottomane

16107767_1576258879057048_845414656_o

Raniero La Valle, Cronache Ottomane. Come l’Occidente ha costruito il proprio nemico, Bordeaux edizioni 2016, € 16,00

di Giulietta Iannone

*

Nel 1908 un giovane giornalista di appena ventidue anni, alle prime armi nel mestiere e del tutto digiuno di “faccende ottomane” fu mandato come inviato speciale in Turchia, dal suo giornale “Il Giornale di Italia”, un glorioso giornale liberale che era stato fondato, da poco fatta l’Italia, da Sidney Sonnino, ed era diretto da Alberto Bergamini. Si chiamava Renato La Valle. Ed è grazie a suo figlio Raniero, che ha rovistato tra vecchi faldoni e album ingialliti, della sua casa romana, che possiamo leggere questo libro Cronache ottomane – Come l’Occidente ha costruito il proprio nemico, saggio che raccoglie appunto stralci di giornale e riflessioni di quel passato lontano, che acquistano oggi un sapore moderno, se non anticipatore e profetico. Si sa per capire il presente bisogna studiare il passato, e chi meglio di un testimone così attento e dotato di sintesi e fulminea intelligenza può aiutarci nell’arduo compito di decodificare il presente?

Cronache ottomane si incarica di questo non facile compito, e lo fa con uno stile suo proprio non scevro di una certa filosofia di fondo, piuttosto evidente e manifesta. Chi erano i Giovani Turchi? Come giunsero in Turchia gli aneliti costituzionali e i precetti liberali? Come tutto degenerò con il Genocidio armeno, durante la Prima Guerra Mondiale? Che legami ebbero l’Italia giolittiana con la Libia e la Tripolitania, quest’ ultima allora territorio ottomano? A queste e a molte altre domande potrete avere delle risposte che vi aiuteranno a ricostruire perché l’Islam, e con questo termine generalizzo tutto un mondo, sia diventato il nemico numero uno dell’Occidente.

La mente brillante, sia del padre che del figlio ci aiuterà infatti a compiere questo sforzo concettuale, e a disvelare alcune occulte manovre e strategie che non sono altro che manovre e strategie politiche ed economiche. Renato la Valle arrivò a Costantinopoli nell’agosto del 1908, quando la rivoluzione (del 24 luglio) c’era stata da un mese. Da quel momento osservò e trascrisse per il suo giornale le cronache di quel dopo, che tanto determinante fu per la storia turca e non marginalmente per l’Occidente tutto.

Costantinopoli, l’antica Bisanzio, aveva il nome di un Imperatore cristiano, Costantino, ed era la capitale dell’Impero cristiano d’Oriente. Ma all’inizio di questa storia, nell’agosto del 1908, sedeva sul trono del supremo potere un sultano musulmano, il Califfo Abdul Hamid, il quale dal 1876, attraverso un Gran visir che guidava un governo detto anche “Sublime Porta” (come in Italia si dice Palazzo Chigi), dominava sull’Impero ottomano, uno degli Imperi più longevi e più grandi della storia.

(altro…)

Luca Briasco: Americana

62_briasco_americana_x_giorn

Luca Briasco, Americana, minimum fax 2016, 18 euro

È sempre sulla cresta dell’onda Americana, un volume tutto minimum fax che attraversa le fila di un cosmo complesso e affascinante, percorrendone i motivi di unità, le vette di bellezza come le curiosità dei sottoboschi. Il cosmo in questione è la letteratura a stelle e strisce degli ultimi (all’incirca) cinquant’anni, e l’autore del bel libro è Luca Briasco, americanista, editor, traduttore e giornalista. Dopo un’ampia volata di prefazione che già lascia intravedere le strettissime maglie di un’eco continua tra gli autori selezionati (eco che è dialogo quanto contrapposizione), Briasco mette sotto la lente quaranta autori del panorama americano contemporaneo attraverso l’analisi di uno specifico libro; libro che si configura però come un piede puntato nella porta, che può così aprirsi in ogni saggio fino a toccare l’intera produzione dell’autore e la sua importanza, sempre specifica e sempre tracciabile, nella comunità cui appartiene: quella della parola scritta nell’atto di documentare la storia, la geografia, le tematiche ricorrenti o straordinarie che compongono il vasto universo degli USA ai giorni nostri.
Dico “storia” e “geografia” con cognizione, e non come semplici categorie scolastiche. Il viaggio che Briasco compie attraverso la letteratura americana è suddiviso in sezioni, e queste privilegiano le correnti e le tendenze di appartenenza dei vari autori: abbiamo il postmoderno di Barth, Pynchon, DeLillo e altri; il minimalismo di Carver; la letteratura cosiddetta “di genere”, per quanto un’etichetta simile sia stretta attorno ad autori del calibro di King; e ancora l’avanguardia, il realismo, e un canone ancora da scoprire tra le mani di Franzen, A. M. Homes, Foer, solo per citarne alcuni. Eppure l’impressione che lascia questo documentario cartaceo tanto fitto e ben scandito è quella di una letteratura che, anche quando disancorata da qualsiasi volontà di aderenza alla realtà, è in costante dialogo con la storia e la geografia del continente nordamericano: le cupe città ferrose e le vaste praterie, i noir spietati accanto alle dolenti saghe familiari, con il sottofondo quasi costante della desolata critica al sogno americano. Senza dimenticare due date fondamentali che ricorrono come a scandire uno spezzamento, un prima e un dopo nell’immaginario politico e sociale che gli scrittori non possono, neanche a distanza di tempo, ignorare: l’assassinio di John Kennedy e la caduta delle Torri Gemelle. (altro…)