Giorno: 19 gennaio 2017

Lorenzo Poggi, Quel ragazzo che provava a volare

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Lorenzo Poggi, Quel ragazzo che provava a volare. Prefazione di Augusto Benemeglio, Edizioni Progetto Cultura 2016

Sono rotte le brocche armoniose,
i piatti con il volto greco;
le teste dorate dei classici…

ma l’argilla e l’acqua continuano a girare
nelle umili case dei vasai.

Ernst Jandl

(traduzione di Anna Maria Curci)

 

Mi risuonano nella mente i versi che Ernst Jandl scrisse tra il 1953 e il 1955, mentre scorro, ancora una volta, le pagine della raccolta di Lorenzo Poggi, pubblicata qualche mese fa da Edizioni Proget­to Cultura. Quel ragazzo che provava a volare è una raccolta ricca di testi, nei quali l’io lirico, pre­sente nella maggior parte di questi, cammina, raccoglie, serba e trasmette memoria in un lavoro quotidiano, incessante. Tutto ciò avviene nella piena consapevolezza della fatica e della dignità ar­tigianale. Umile e fiera insieme, tale consapevolezza, ché sa, come sottolineato dalla poesia di Jandl, che «nelle umili case dei vasai» «l’argilla e l’acqua continuano a girare» per resistere alla di­struzione, alla frattura, alla profanazione, sì, della bellezza, per preservarla, nonostante tutto e non tacendo l’enorme meschinità della devastazione perpetrata. La coscienza della necessità di un lavo­ro artigianale di raccolta, selezione, scavo, lima, distesa di linee, impasto di colori, intaglio, model­lamento si accompagna qui alla descrizione di un sogno, che non è mai rigettato. Non è dato tempo di abiura, anche nei giorni del gelo, del fango e del bitume.
Che cosa ne è stato, allora, di quel ragazzo che provava a volare? La risposta alla domanda centrale suscitata dal titolo percorre fitta l’intera raccolta e si articola in camminamenti e visioni, segue il volo di gabbiani e di colombe bianche, affonda i piedi e le mani nella terra, in quella pazientemente coltivata dell’orto e in quella intrisa di acqua e di foglie del sottobosco, calpesta, denunciandone la piattezza infida, l’asfalto e si libra, ancora, in un volo che non ha dimenticato le aspirazioni di “quel ragazzo” e gli insegnamenti di chi lo ha preceduto, del padre carnale e dei padri ideali.
La gamma dei tempi verbali – il passato prossimo che costituisce da sempre la cifra della poesia di Lorenzo Poggi, il presente che conferma il suo essere intrepidamente qui e ora – si arricchisce così dell’imperfetto, tempo della memoria e della cura, della “onnicomprensiva cura” (Sibylle Le­witscha­roff nella traduzione di Paola Del Zoppo). La fedeltà ai sogni è attestata, inoltre, dal tem­po futuro in Il ragazzo dentro. (altro…)

Giovanni Fierro, Gorizia On/Off

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(#1)

Gorizia oggi si divide in due parti.
Una si avvita e l’altra si rompe.
Via Carducci, come sempre, si apre
alla sete, si mostra nelle sue vene
riceve l’aria di questa luce finita
che si muove dietro alle macchine.
Un po’ perché non sa dove andare,
un po’ per volere bene.

 

(#2)

Nella camera al primo piano di via Rastello,
tolta anche la canottiera, l’uomo con la ciste
all’orecchio apre l’armadio.
Vede che di lei è rimasto il golfino che ha indossato
lo scorso sabato a Lockve.
Così, lui pronuncia la stessa domanda
con cui si è svegliato, stamattina.
È la primavera che tradisce le rondini
quando non rimane?

 

(#3)

Finito il lavoro socialmente utile,
lasciato il cane alla suocera,
smesso di dire che Gorizia era più pulita
quando era austriaca,
Marco Hlede si ripete ancora
che adesso in piazza Vittoria
a cercare il vento è il momento giusto
per le direzioni più belle, i giri e i voli
le spinte fino al lontano, per lanciare in alto
le farfalle. E guardare il cielo per quello che è.

 

(#4)

Oggi la luce su Gorizia è un nodo
che non si scioglie, le foglie in corso Italia
sono un salto finito, dai rami degli alberi.
Uscito dal tabacchino vicino all’incrocio,
con la cintura troppo stretta
alla vita, Michele Bensa si ferma
e si dice: “Mi fido delle sigarette,
quando il fumo che butto fuori
mi fa vedere il mio respiro, esatto.
È una verità. E fumare è l’unica cosa
che riesco a fare meglio di mio fratello”.

 

(altro…)