Giorno: 10 gennaio 2017

Non sapevo che passavi #6: Giona

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GIONA

(di profeti e di veleni)

di Stefano Domenichini

*

 

Giona, che fu indigesto alla balena, che riuscì a redimere la teppaglia di Ninive, che litigò con Dio, era morto da bambino. A sei anni, orfano di padre, si ammalò e non ci fu niente da fare. A Elia, il padre di tutti i profeti, l’uomo che pregando riusciva ad accendere una pira di legna verde e bagnata, la cosa non dispiacque più di tanto. Quel bambino gli saltellava sempre intorno, deconcentrando la sua missione divina. Era successo che Elia, dopo aver scannato i 450 sacerdoti di Baal, si era rifugiato sul Monte Oreb. Lì non c’era una gran vita. Mosè ci aveva soggiornato per quaranta giorni e quaranta notti, qualche secolo prima, ed era tornato indietro un po’ nervosetto. Come arrivò a valle con il souvenir dei dieci comandamenti, trovò tremila ebrei che facevano bagordi intorno a un vitello d’oro, e li fece massacrare.

L’unica compagnia di Elia erano un angelo che gli portava pasti regolari e Dio, che ogni tanto veniva a fare due chiacchiere. Non che Elia fosse un tipo inquieto, ma dopo un mesetto di passeggiate, e nonostante l’ottimo servizio del cherubino, si accorse di cominciare a pensare che i riti orgiastici di Baal non dovessero essere poi così male. Capì che era giunto il momento di ridiscendere.Arrivò nel villaggio di Sarepta e la prima cosa che vide fu una giovane donna che, con la veste sollevata, pestava uva in un tino. Poiché a Elia le profezie scappavano facili, lì per lì gliene uscì una decisamente morbosa. E, si sa, Elia non sbagliava mai. Così si insediò a casa della donna, che era vedova e aveva un figlio di nome Giona. Quando il piccolo Giona morì, Elia era piuttosto impegnato: stava trattando con l’Associazione Aviatori per divenirne il Santo Protettore (essendo profeta, il concetto di aviatore gli era chiarissimo), lui che già lo era dei Fulmini e dei Temporali. La vedova, sconvolta dal dolore, lo assillò perché tentasse di fare qualcosa. Elia, che sarebbe asceso al cielo senza trapassare, non si curava molto dell’evento morte, ma quando la vedova minacciò di applicare nei suoi confronti il metodo Lisistrata, distolse l’attenzione dai suoi affari e con un gesto altero e distratto resuscitò Giona.

Con sua grande sorpresa la cosa gli riuscì alla perfezione. Da quel momento Elia cominciò a provare verso quel bambino sentimenti contrastanti. Da un lato gli stava sempre e comunque pesantemente sulle scatole, dall’altro provava per Giona un’ammirata soggezione come se, guardandolo, si trovasse di fronte ai talenti che il popolo gli attribuiva e che lui non pensava di possedere. Decise così di insegnargli il mestiere. Nel settecento avanti Cristo quello del Profeta era un mestiere adatto a giovani ambiziosi: si viaggiava, si faceva carriera in fretta e si acquisiva un certo potere. I rischi non mancavano, ma Giona era in piena onnipotenza giovanile e non ci faceva molto caso. Poco più che ventenne si mise in luce intervenendo in maniera determinante nella risoluzione di una questione geopolitica che stava mettendo a ferro e fuoco il medioriente. Che lì, tra Tigri ed Eufrate e zone limitrofe, la geopolitica è come il testosterone per i giamaicani: hanno gonadi operative sette giorni su sette che sparano fuori livelli di geopolitica non coagulabili, da tanti secoli, e per sempre, ormai. Tra Assiri che percuotevano il cuneo fiscale e Aramei che bloccavano gli affari con Damasco, il re Geroboamo II decise che per il popolo di Israele era arrivato il momento di mettere un po’ d’ordine, il che significava recapitare ad Assiri e Aramei una guerra santa senza prigionieri. Ora, si sa, per fare una cosa così occorre l’appoggio ampio dell’opinione pubblica. Fu allora che Giona ebbe la sua occasione, e la sfruttò alla grande: convinse tutti che l’iniziativa bellica era voluta da Dio e che Geroboamo II era, disse proprio così, l’Unto del Signore.

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Guido Cupani, poesie inedite

Amstedam foto gm

Amstedam foto gm

Il tempo diseguale

(titolo provvisorio)

 

1, 2, 3…

PRESTO LASCEREMO QUESTO APPARTAMENTO NON NOSTRO
per un altro appartamento non nostro
Ricomincerà la trafila
spulciare scegliere chiamare visitare
indovinare se certe stanze aspettano proprio noi
presentire i chiodi che pianteremo i mobili da collocare
le pentole a bollire sul fuoco i libri rimescolati sugli scaffali
se quello è davvero il nostro letto
– capirlo dagli occhi dell’una negli occhi dell’altro

Ho perso il conto delle quasi case nel passato
ignoro quante ancora nel futuro
non so unire i puntini sulla mappa
che già vedo sorvolare i continenti
e che comincia da te e me
e che ogni volta finisce
da un’altra parte

 

17:15

BREVE SOSTA IN UN’AREA DI SERVIZIO
per rabboccare il gasolio
e per una telefonata a tuo padre, dici

Passeggi attorno alla macchina
con parole che non sento attorno alla testa

Ho chiuso la portiera che avevo aperto
per far uscire le parole di poco fa
nel cielo del parcheggio
Molte rimangono in gabbia

Io muto sul sedile
prego
che le macchine dietro il guard-rail
smettano di cadere nell’abisso

 

14:30

NEL SOGGIORNO DEI NONNI
il tempo passava senza sosta

Riponevano le tazze buone nella vetrina
per usarle ancora
Sui soprammobili la polvere non durava

Dicevano – il prossimo Natale
Recitavano rosari per i vivi
Lasciavano qualche cornice vuota
per le foto ancora da scattare

E ogni tanto sgridavano i figli
se crescevano troppo in fretta
– Quest’anno la più grande ne fa dodici
Siamo già nel settanta, ma ci pensi –

E magari nel dirlo
indugiavano
soprappensiero

 

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MI PIACCIONO LE COSE QUANDO RIMANGONO NORMALI
a velocità molto più piccole di quella della luce

Mi piacciono le onde che rimangono onde
sulla pagina del mare e le particelle di pane
sparpagliate sulla tovaglia

Mi vergogno perché non sono un bravo fisico
Amo il mondo come vorrei che fosse
la funzione d’onda solo se collassa
in questa bocca di leone sul sentiero
bagnata da fotoni che almeno per un minuto
vorrei chiamare ancora pomeriggio

 

09:20

LA PRIMA MOTRICE PASSERÀ SENZA NEPPURE
sentirti ∙ La seconda si fermerà ∙
Suonerà l’allarme ∙ Accorrerà la polizia,
l’autorità giudiziaria ∙ Una terza
motrice attenderà in stazione
dietro la seconda ∙ Una quarta ∙
Sul treno una bambina di tre anni
correrà il vagone cento volte avanti
indietro scrollando le braccia ∙
Concitato il controllore scenderà
sulla banchina ∙ Scalpiccio,
sbuffo ∙ Il rintocco silenzioso
di quanti osserveranno l’orologio ∙
Al binario, passato il momento
delle mani sulla bocca, delimiteranno,
scartabelleranno, telefoneranno ∙
Attenderanno il sì, via libera, raccolto
quel ch’era da raccogliere,
ricucito lo slabbro aperto nella
carne ancora fresca del mattino ∙
Derubricata l’addizione al nulla
in anagrafe, in statistica, soprappensiero
si tornerà a passare sul metro di rotaia
dove hai voluto mettere il tuo corpo

Sopra la pensilina in riparazione
un operaio si sederà sull’orlo della
gronda dondolando le gambe, lento
svolgerà il sacchetto del pranzo

 

VII ∙ 2014

– LE TENGA UNA MANO SOTTO LA TESTOLINA, COSÌ –

I
Nessuno tiene la testa del
barbone sulla panchina dell’
alba perché non cada di
lato di traverso al
sonno come cadono tutte le
teste d’uomo quando ricordano
d’essere ancora teste di neonato

II
Apre gli occhi la mia bimba di dieci giorni
nella luce dell’alba come a chiedermi chi sono
e io le tengo una mano sotto la testa e il sonno
mi chiude gli occhi e la mia testa cade di lato
Questa testa che Nessuno dall’alto dei cieli
così teneramente
tiene

 

© Guido Cupani