Giorno: 5 gennaio 2017

Tullio De Mauro, Linguistica educativa, scommessa e risorsa

26 novembre 2005, Università degli Studi “La Sapienza” di Roma. Nella sala gremita tutti ascoltano con attenzione l’intervento conclusivo del seminario nazionale Lend Lingue e culture: una sfida per la cittadinanza. L’intervento è di Tullio De Mauro e porta il titolo Linguistica educativa: una scommessa  per linguisti e insegnanti, una risorsa per l’educazione linguistica democratica. Prendo appunti, entusiasta. Nei mesi successivi, rivedo in continuazione il video – su una cassetta VHS – della registrazione di questo intervento. Stiamo preparando gli atti di quel seminario nazionale che ha rappresentato una tappa fondamentale per l’educazione plurilingue in Italia. Quegli appunti e quelle ripetute visioni mi permettono di ricostruire la sintesi dell’intervento di De Mauro, così come, su sua autorizzazione, sarà pubblicato nel numero monografico, il n. 5/2006, anno XXXV, della rivista “Lend”. Riporto qui il testo, ricordo riconoscente tra le tante letture di testi di Tullio De Mauro alle quali mi sono formata, alle quali ci siamo formati in tanti. Credevamo e continuiamo e credere nella linguistica educativa, scommessa e risorsa. Di quell’invito pronunciato in maniera chiara e inequivocabile abbiamo fatto tesoro, sprone e insegnamento. (Anna Maria Curci)

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Tullio De Mauro, Linguistica educativa: una scommessa  per linguisti e insegnanti, una risorsa per l’educazione linguistica democratica

Linguistica educativa ed educazione linguistica democratica sono le due espressioni, i due concetti, i due poli, tra cui si muoverà il mio discorso, i due poli tra cui mi piacerebbe che tutti potessero sempre muoversi.[i] Di recente, proprio qui a Roma, una valorosa docente universitaria di glottodidattica, che mi autorizza a fare il suo nome, Bona Cambiaghi – ha detto, a proposito dell’espressione “educazione linguistica democratica”, che, a sentirla, avverte “un odore di anni settanta”. Non ho intenzione di polemizzare, voglio ora constatare assieme a voi qualcosa.
Il legame tra l’eredità socioculturale della lingua e cittadinanza è evocato nelle stesse articolazioni del vostro seminario. E non è evocato guardando al passato. La stessa espressione di Pécheur, “sfida della cittadinanza”, rinvia al futuro, rinvia alla sfida che ci attende. Al futuro delle lingue in Europa guarda anche un convegno che si svolgerà a Firenze tra due giorni, dedicato proprio alle sfide della cittadinanza. È quasi inutile, ma fatemelo sottolineare: il convegno non è indetto da una cricca di parrucconi, ma dalla Regione Toscana, dall’Unione Industriali Toscani, dalla Camera di Commercio. Alcuni aspetti del futuro dell’Europa plurilingue sono stati indicati qui nelle relazioni che avete ascoltato per esempio da Hans-Jürgen Krumm. Più precisamente, Krumm ci ha detto “attraverso programmi di educazione plurilingue dobbiamo guardare al futuro di una democrazia europea”.
Il nesso tra educazione, e in particolare educazione linguistica, e coesione culturale e sociale, è stato messo in evidenza, così mi pare, nelle relazioni di Pécheur e Coste. Il secondo nesso è quello tra educazione civile e democrazia. Questo è stato colto nelle relazioni di Krumm, di Edelhoff, di Audrey Osler.
Nell’antico mondo greco Aristotele aveva già rilevato la stessa coesione tra il linguaggio e la coesione sociale: senza il linguaggio verbale non vi è nessuna coesione sociale; per questo è dato il linguaggio, per vivere in gruppi e in comunità. Per lui, già per lui, l’educazione al discorso era parte dell’arte che chiamava “politica”. In effetti, le buone pratiche linguistico-educative sono fondamentali per muovere verso una cittadinanza consapevole e realmente democratica. L’educazione è luogo privilegiato di realizzazione del diritto alla parola, non solo nelle scuole ordinarie, ma anche nel lifelong learning. (altro…)

Lunga vita all’italiano (codicillus per Tullio De Mauro)

de-mauro-in-principioMentre comincio a scrivere mi rendo conto che non è facile ricordare in un breve ritratto Tullio De Mauro. Il “professore” per chi scrive è stato un luminosissimo faro, un costante punto di riferimento e un’immensa pagina da consultare per ogni dubbio sulla lingua.
Nato a Torre Annunziata nel 1932, Tullio De Mauro è stato docente universitario e uomo politico (fu Ministro dell’Istruzione del governo Amato); in tutta onestà, però, della carriera accademica, e ancor meno di quella politica, poco mi importa ora, e chiedo scusa per la schietta irriverenza.
Tullio De Mauro per me è e rimane un grande studioso della lingua italiana, uno studioso che ha dato moltissimo a generazioni e generazioni di italianisti. Mi direte che tutto ciò rientra nella carriera accademica. Sì, vero! Ma mi basterà ricordarvi che De Mauro è stato uno che a un certo punto disse che era giunto il momento di spodestare l’atavica gerarchia accademica (“sbaraccare il modello del docente in cattedra”) e rinvigorire gli studi di nuova linfa, e lui ai miei occhi rimane un eterno giovane innamorato dell’italiano; innamorato a tal punto da difenderlo negli ultimi anni dai costanti attacchi del malcostume e soprattutto dalla piaga dell’analfabetismo, da quello strutturale (ossia assoluto) e da quello funzionale (incapacità di comprendere anche un testo semplice), fino all’analfabetismo di regresso. Uno studioso interessato all’impatto sociale della lingua tra gli italiani. Lingua viva, perciò, e non solo la lingua della letteratura (che ben conosceva).
Le sue opere, i suoi studi sono dei veri e propri monumenti, a partire dalla traduzione, datata 1967, del Corso di linguistica generale di De Saussure, fino ai volumi dedicati all’italiano dell’uso e al Dizionario avanzato dell’italiano corrente negli anni Novanta dello scorso secolo.
Non era raro leggere suoi articoli nei principali quotidiani nei quali bacchettava il malcostume di maltrattare l’italiano; ma lo faceva sempre in maniera lucida e intelligente, e non come fosse una sorta di Padre Cesari 2.0.
Non erano rare nemmeno le sue incursioni in rete; anzi, malgrado l’età, è stato uno dei primi a rendersi conto dell’alta potenzialità, anche di rischio, che aveva la rete nei confronti della lingua dell’uso.
Insomma, quella di oggi è una gravissima perdita per chi come me guarda all’italiano ancora con gli occhi dello studente al primo anno che durante le lezioni di Storia della lingua italiana cominciava a chiedersi “chi è ‘sto De Mauro?”
Grazie professore!

Fabio Michieli e la redazione di Poetarum Silva

Coriandoli a Natale #15: Georg Trakl, Nascita

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Nascita

Montagne: nero, silenzio e neve.
Rossa dal bosco scende la caccia;
Oh, che sguardi muscosi hanno le bestie.

Silenzio della madre; sotto pini neri
S’aprono le mani addormentate
Quando incolore appare la fredda luna.

Oh, la nascita dell’uomo. Notturna fruscia
Acqua azzurra al piede delle rocce;
Tra i sospiri guarda l’angelo caduto la sua immagine,

Si desta un lividore in stanza sorda.
Due lune,
Lucono gli occhi alla vecchia di pietra.

Ahi, il grido della partoriente. Con ala nera
Sfiora la notte le tempie del fanciullo,
Neve che cade piano dalla nube porpora.

Georg Trakl
Trad. di Enrico De Angelis in: G.T., Poesie. A cura di Grazia Pulvirenti, Marsilio 1999, p. 257

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