Giorno: 6 dicembre 2016

Franco Falasca, La creazione nota

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Franco Falasca, La creazione nota, Fabio D’Ambrosio editore, 2016

Nota di Irene Sabetta

… a furia di gironzolare è giunta anche questa cosa: questa cosa umorale e tagliente, fuggevole ed emozionante, cadente o …sosta prima: La creazione nota, ultimo libro di Franco Falasca, pubblicato da Fabio D’Ambrosio editore.
Un racconto? Un romanzo breve? Una poesia lunga? Un monologo? Un atto unico? Tragedia o commedia? Nella postfazione, Francesco Muzzioli riconduce la questione al grado zero della pura ed essenziale scrittura. Si tratta di una scrittura irregolare, refrattaria a ogni tentativo di identificazione sicura e rassicurante da parte di lettori amanti della finzione storica o dei confini di genere. Prosa anomala, secondo Francesco Muzzioli, che si sottrae alle regole della narrazione e, con esse, a quelle del mercato, della comunicazione repressiva, proponendo, invece,  un itinerario avvincente a chi volesse confrontarsi con il testo e con la propria capacità di immaginazione.
Il fatto è che c’è del romanzo nel libro, ma La creazione nota non è un romanzo. C’è della poesia, ma La creazione nota non è un poema. È un’opera intorno al romanzo, è un’opera cornice, scritta in un linguaggio a tratti sferzante, come uno schiaffo in piena faccia, a tratti liscio e musicale come gocce liquefatte zuccherose.
About the novel…, nel senso che è un romanzo su ciò che sta attorno alla storia; su quello che resta fuori dalla narrazione. O che sta dentro, molto dentro, nel sottotesto. Scrittura massimamente democratica che dà voce ai non protagonisti, agli oggetti che non fanno parte del setting, alle trame possibili che non costituiscono l’intreccio della storia. Eppure gli elementi costitutivi ci sono tutti: personaggi, dialoghi, relazioni, descrizioni, interni ed esterni, voci, ritmi, umori e azioni. È una cornice che contiene tutte le possibili combinazioni di quegli elementi e, leggendo, si procede lungo quell’orlo, al limite dell’interpretazione certa, provando un brivido e anche un po’ di capogiro. È la vita che circola tra le pagine. Sarò capace di arrivare fino in fondo? Riuscirò a sbirciare un lembo della creazione ignota? Romanzo e ipotesi di romanzo. Nel flusso di immagini banali (ceci fagioli canne pietre formiche) e spiazzanti giri di vite, il senso non è fissato sulla pagina una volta per tutte, ma si compone nella mente di chi legge, senza il rischio, per il lettore, di affezionarsi a un significato soltanto poiché, a ogni rilettura, la musica cambia. La citazione da Karl Jaspers, posta all’inizio del libro, suggerisce il tono filosofico dell’opera e contiene un importante concetto che è anche una possibile chiave interpretativa: l’autore ci sta conducendo attraverso quelle tensioni originarie per cui, agendo nel mio esserci, divento ciò che sono. Punto di partenza è il divenire. Punto d’arrivo (anch’esso transitorio), l’essere. Normalmente gli scrittori procedono da ciò che sono e sanno già e ripropongono all’infinito la stessa vecchia storia. (altro…)

Matteo Meschiari, Appenninica (inediti)

di Matteo Meschiari

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da Sequenza artica (tre piste in Appennino)

2. Licheni

Salendo da queste parti – come ogni volta che ci si allontana dalle pianure – si sostituisce la latitudine con l’altitudine: tagliando a una a una le linee di livello si avanza in verticale verso nord. Oltre il limite degli alberi cominciano le terre estreme, come una tundra, dove è possibile trovare residui vegetali dell’ultima glaciazione. Vicino a questa driade, ad esempio, c’è una pietra incrostata di licheni. Altri licheni uguali a questi, ventimila anni fa, crescevano sui massi. Attorno si allargava una marea incurvata di ghiacci pleistocenici, mentre quassù c’era solo pietra: uno spazio complesso di montagne, ghiacciai, morene, acque di scioglimento, detriti. E sui detriti i licheni, quelli di ogni ghiacciaio, di ogni montagna, di ogni paese a nord. Così diffusi e così al limite, si può pensare il loro giallo come una mappa che ridisegna se stessa a ogni nuova pulsazione glaciale. Ma il giallo dei licheni è anche un terreno dove l’inessenziale brucia, dove il pensiero è freddo come il ghiaccio.

3. Lettura di un ghiacciaio

Era qui
tra quei faggi

lo sento nelle gambe
quando la valle si incurva
quando un residuo di morena
si corruga

il suo azzurro scivola giù
nella mente
dalla pietra al cervello
segnandolo di sé
strisciando la sua grana
sopra il duro delle parole

il suo freddo
non è mai immaginario
è immaginabile
è radicato al terreno
concreto

per vederlo
seguo placche di arenaria

se piove
è un riflesso verticale
di milioni di volumi
è il fondo livellato
di un’era

se nevica
è novembre in Appennino (altro…)