Mese: dicembre 2016

Coriandoli a Natale #10: Anna Maria Carpi, Ogni trentun dicembre

Anna Maria Carpi. da qui

Anna Maria Carpi. da qui

a G. Benn

OGNI TRENTUN DICEMBRE chi vorrebbe essere solo?
Spalla a spalla e calici levati − guai a chi pensa
che c’è la morte.
Dicono gli occhi: il più tardi possibile,
e improvvisa e indolore.
Vuote le strade, inutili, tutta l’ultima notte
brilla, di casa in casa, dalle finestre accese,
«mi basta non soffrire»
«viva il domani».

Questa notte d’inverno,
quando fuori piove e l’anno muore,
quando di là della parete aspettano
che ne incominci un altro:
a che serve, mi chiedo. Io non lo voglio.
Questo mio letto di famiglia è un regno,
di qui vedo i miei quadri, le mie carte,
la porta aperta sulla stanza interna,
e le coperte,
la rossa e la marrone,
e in fondo al letto i miei due animali,
inerti, piatti,
la bianco-rossa-nera e lo striato,
che non sanno di sé e nel sonno rimpatriano.

Così anch’io − senza io, senza chi sono,
di primordi, di corpo e di calore,
senz’aldilà né dopo,
rimpatriare nel sonno.

 

© Anna Maria Carpi, in E tu fra i due chi sei, Milano, Scheiwiller, 2007.

Coriandoli a Natale #9: Margaret Avison, Equilibrando

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Equilibrando

Egli ha odore di – che cosa?
Come di fuliggine bagnata.
Arrivò molto tardi:
capelli arruffati, segnato, e
stanco, il volto;
senza guanti, ma (Buon
Natale) proveniente da una missione, doppia
benedizione – un bel cappotto caldo
che poteva andare – ed era andato – ovunque!
ora spiegazzato, ammaccato, l’orlo sdrucito dalle
notti passate fuori, e strappato intorno
alla toppa di pelle sul gomito,
e abbottonato storto. Non c’erano altri bottoni
ora. Dormiva lì nella
sua panca in chiesa.

Chi donò questo mantello guardò
lugubre, la desolazione della sua vedova chiaramente
inconsolabile ora
(un acuto dolore – simile a gioia!),
per vedere cosa lei avesse visto
in un bell’uomo, ben saldo
ora ridotto a quest’individuo completamente in rovina.
Tuttavia, lui aveva il suo cappotto,
e lei, gli anni echeggianti.

*

Balancing out

He smells of – what?
it’s like wet coal-dust.
He came very late:
tangled brown hair, his face
streaked, and bleary;
no gloves, but (Merry
Christmas) from a mission, twice
blest a good warm coat
that could go anywhere – and had!
now puckered, snagged, hem spread
from sleeping out, and ripped
around one leather elbow,
and buttoned crooked. There were no
other buttons now. He slept
there in his pew.

The giver of his topcoat eerily
watched, her widow’s desolation clearly
inconsolable now
(a pang – like joy!),
to see what she had seen
on a fine and steady man
made come full circle on this ruined fellow.
Still, he had his coat,
and she, the echoing years.

*

Margaret Avison, Equilibrando da Cemento e carota selvatica, a cura di Laura Ferri, Del Vecchio editore, 2008, € 13,00

Coriandoli a Natale #8: Valerio Magrelli, Natale, credo…

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Natale, credo, scada il bollino blu
del motorino, il canone URAR TV,
poi l’ IMU e in più il secondo
acconto IRPEF – o era INRI?
La password, il codice utente, PIN e PUK
sono le nostre dolcissime metastasi.
Ciò è bene, perché io amo i contributi,
l’anestesia, l’anagrafe telematica,
ma sento che qualcosa è andato perso
e insieme che il dolore mi è rimasto
mentre mi prende acuta nostalgia
per una forma di vita estinta: la mia.

 

da Valerio Magrelli, Il sangue amaro, Einaudi, 2014

Coriandoli a Natale #7: Giovanni Raboni, Mattina di Natale

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Mattina di Natale

 

Gli sguatteri del principe, amico dei miei amici,
escono di buonora nella piazza
già coperta di neve
battendo i denti per il freddo nei loro bianchi grembiali
e chiamano con grida e casseruole
gli sparuti passanti: un venditore
di castagne, un soldato, un suonatore
di cornamusa, due spazzacamini…
che s’infilino presto nell’umido portone
del palazzo e poi giù nelle cucine soffocanti – li aiutino a servire
nella piccola cappella indicibilmente profana
un’anatra arrosto sul pavimento.

*

Giovanni Raboni, Mattina di Natale, in Tutte le poesie, Einaudi, 2014

Coriandoli a Natale #6: Umberto Piersanti, Natale nella casa nuova

sassi

Natale nella casa nuova

 

con queste mani,
da sempre disabituate
alle faccende,
hai disposto il presepio
piccolo, ma non tanto,
sulla stretta, lunga
cassapanca,
tutto sassi ed erbe,
senza strade e mestieri,
senza gli stagni azzurri
sotto il vetro
o dimore lontane
con i lumi,
qui affondano i pastori
dentro il muschio
e stanno boscaioli
tra rocce e querce,
lente avanzano donne
con le brocche,
molto, molto più forte
rilucono le stelle
sopra i campi remoti
via dalle case

da sempre uomini e piante
e terre e cieli,
pastori coi canestri
e re coi doni,
questa capanna unisce
e rasserena,
dentro le nuove stanze
e i nuovi giorni
oggi sta il padre
insieme con la madre
e a te figlio così
grande e possente,
ma ai giorni della nascita
tornato, dentro
la tua vicenda
fatti eterni

ad altri, remoti
anni, questo muschio
lucente ci riporta,
all’età dei padri,
delle tenere madri
tra gli addobbi azzurri
delle feste,
ad uno ad uno caduti
lungo gli anni,
ora sono ombre
così spesse e vere,
figure dentro il sangue
che trasale

la terra attaccata
sotto il muschio
Jacopo la sbriciola
e dissolve,
nel ben verde apre
squarci e varchi,
ma tu coi sassi
riempi tutti i vuoti,
è più aspro il presepio
ma permane

e quelle rocce fitte
nella panca,
con le sue luci,
a sera,
il pino accende

Dicembre 2012

.

© Umberto Piersanti, Nel folto dei sentieri, Marcos y Marcos, 2015

Coriandoli a Natale #5: Eugenio Montale, Di un natale metropolitano

Renato Gottuso, Ritratto di Eugenio Montale (1939)

Renato Gottuso, Ritratto di Eugenio Montale (1939)

Di un natale metropolitano

Londra

Un vischio, fin dall’infanzia sospeso grappolo
di fede e di pruina sul tuo lavandino
e sullo specchio ovale ch’ora adombrano
i tuoi ricci bergère fra santini e ritratti
di ragazzi infilati un po’ alla svelta
nella cornice, una caraffa vuota
bicchierini di cenere e di bucce,
le luci di Mayfair, poi a un crocicchio
le anime, le bottiglie che non seppero aprirsi,
non più guerra né pace, il tardo frullo
di un piccione incapace di seguiti
sui gradini automatici che ti slittano in giù…

.

© da La bufera e altro (1956), ora in Eugenio Montale, L’opera in versi, Einaudi, 1980

Coriandoli a Natale #4: Mario Luzi, I pastori

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Ritratto di Mario Luzi, di Nino Lupica

I pastori

E ora dove avrebbero
                     brucato quelle abbacinate pecore?
dove le spingevano i montoni?
                                                       Non c’era
erba a quella altitudine.
                                            Ce n’era
assai più in basso
                                  ma lì non ne volevano, era pesta
                                   e attossicata
                                   erba quella,
                                                         ormai 
                                    desideravano altro.
E loro erano fatti tutti profeti e angeli,
di che? – non lo sapevano –
imminente?
                   accaduto già?
                                        Così
                                  li aveva fatti
ben dentro il plasma umano
flagrando
                quella profetizzata
                                     e temuta natività
che essi vedevano e adoravano
                                                perduti
nella raggiante oscurità.

 

© da Frasi e incisi di un canto salutare (1990)

Il Natale è il 24

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Il Natale è il 24

di Raffaele Calvanese 

 

La scomparsa dei canditi dai panettoni classici è uno di quei segni del tempo che passa che riescono a spiegare la nostra epoca molto meglio di tanti sociologi. Si narra che pure Ludovico il Moro a Milano, assaggiando il primo panettone inventato dal suo cuoco abbia esclamato “anche a voi l’uvetta fa cagare?” Il Natale ho smesso di sentirlo arrivare da quando ho terminato la scuola e ho iniziato a lavorare, da allora arriva sempre all’improvviso, da un giorno all’altro, nonostante le numerose avvisaglie che dissemina in giro già da Novembre.

La vita dei pendolari, infatti, è un lungo “nel frattempo”. Avanti e indietro, avanti e indietro. L’autobus per me è una seconda casa, ho anche i miei posti preferiti, anzi il posto preferito. Per via delle mie gambe. Troppo lunghe per poter stare comodamente in quegli scomodi scranni tarati su altezze che ricordano i tempi delle scuole medie. Il protocollo era rigido e ben rodato, appena vedo spuntare all’angolo l’autobus comincia la corsa per stare tra i primi, due gradini per salire e buttare subito lo sguardo ai sedili vicino alla porta per la discesa, il posto più largo, se occupato adottare prontamente il piano B, ai penultimi della fila, i sedili forse più stretti e per questo sempre vuoti, lì ci entravo a malapena ma essendo molto ingombrante chiunque mi avesse visto seduto lì avrebbe desistito dal chiedere di mettersi al posto di fianco al mio onde evitare un viaggio fatto di contorsionismi. Ogni santo giorno una guerra di posizione. Durante le feste di Natale diventa tutto più complicato, perché molti passeggeri occasionali affollano le corse che prendo anche io, senza contare il traffico a fiumi per le strade. La domanda ogni anno è sempre la stessa “durante il resto dell’anno dov’è tutta la gente che gira in auto a Dicembre?”. Io non l’ho mai capito, per di più dovendo andare al lavoro mentre molti sono in ferie a caccia di regali il nervosismo è una costante quotidiana. Come se non bastasse vicino la mia fermata stavano ristrutturando un palazzo e nei giorni scorsi su una delle pareti esterne della costruzione è apparsa una figura che molti si ostinano a dire assomigli al “volto santo”.

“Scusi signora ma che è successo qui?”

“È apparso il volto santo non vede, è un miracolo, il miracolo di Natale”

Miracolo, cazzo, è un miracolo di sicuro, perché anche se sembrava impossibile immaginare ci potesse essere più traffico di quanto normalmente ce n’è a Dicembre, l’apparizione di quella immagine ha scatenato un pellegrinaggio infinito di curiosi e di fedeli. Da lì pronta adozione di un nuovo protocollo, come molti altri compagni di sventura su quel bus, scendere alla fermata precedente e fare quattro passi a piedi in più onde evitare di dover dividere in due le folle come fece Mosè col mar nero, solo che io avrei dovuto farlo in autobus.

Ricordo il primo anno che cominciai a lavorare, ero l’ultimo arrivato e chiaramente il 24 non mi toccarono ferie, per anzianità, che non avevo, ed anche perché si faceva solo mezza giornata. Pensai che nessuno sarebbe venuto in ufficio la vigilia di Natale, mi immaginavo tutti intenti a impacchettare regali o a dispensare auguri. Beata ingenuità di chi non capiva il postulato secondo il quale chiunque, con una giornata libera a disposizione, aspetterà di certo l’ultimissimo momento per sbrigare una pratica, richiedere un documento o semplicemente venire a fare qualcosa di assolutamente non indispensabile. Me ne resi conto appena girai l’angolo e vidi la fila fuori la porta ad aspettare l’apertura. Il personale era ridotto all’osso e i clienti tantissimi, al punto che dovemmo chiudere mandando qualche cliente a casa in anticipo tra le bestemmie gli insulti ed anche qualche bella e fantasiosa minaccia personale. Da allora la scena è sempre pressappoco la stessa ma con meno ingenuità e più disillusione. Io ho continuato ad andare a lavoro il 24, più che altro come strategia per non farmi risucchiare subito dal via vai di auguri di circostanza, cercando di dare un tono normale ad una giornata che tutti cercano di sentire come speciale. Quest’anno non ha fatto differenza. Uscendo sempre piuttosto frastornato, con mille cose a cui correre dietro e mille persone in testa, tanti volti, familiari, che non vedo più, e che forse oggi rivedrò davanti a una bevuta, traffico permettendo, volto santo permettendo. Poi passare a casa di miei solo per farmi dire di non tornare tardi, se mi piace la pizza di scarole, che mi hanno preso anche un pezzo di quella con la salsiccia e i friarielli.

(altro…)

Coriandoli a Natale #3: Guido Gozzano, La notte santa

gozzano

La notte santa

– Consolati, Maria, del tuo pellegrinare!
Siam giunti. Ecco Betlemme ornata di trofei.
Presso quell’osteria potremo riposare,
ché troppo stanco sono e troppo stanca sei.

Il campanile scocca
lentamente le sei.

– Avete un po’ di posto, o voi del Caval Grigio?
Un po’ di posto per me e per Giuseppe?
– Signori, ce ne duole: è notte di prodigio;
son troppi i forestieri; le stanze ho piene zeppe.

Il campanile scocca
lentamente le sette.

– Oste del Moro, avete un rifugio per noi?
Mia moglie più non regge ed io son così rotto!
– Tutto l’albergo ho pieno, soppalchi e ballatoi:
Tentate al Cervo Bianco, quell’osteria più sotto.

Il campanile scocca
lentamente le otto. (altro…)

Coriandoli a Natale #2: Iosif Brodskij, Il mondo attorno non contava

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Il mondo attorno non contava,
né la tormenta che monotona ululava,
o che nella bucolica magione stessero
allo stretto e per loro non ci fosse altro tetto.

Intanto erano insieme.
E in tre per giunta, la cosa principale,
da ora avrebbero spartito in modo eguale
i doni almeno, nonché cibo e imprese.

Il cielo invernale sul rifugio era chino
come accade a ciò che è grande col piccino,
vi brillava una stella − ormai non poteva sfuggire
allo sguardo del bimbo, lo doveva seguire.

Il falò divampava, il ceppo si consumava ardente;
era calato il sonno. Non già per il superfluo riverbero
fulgente l’astro si distingueva tra schiere di sorelle,
quanto perché rendeva la terra prossima alle stelle.

25 dicembre 1990

© Iosif Brodskij, Il mondo attorno non contava, in Poesie di Natale, trad. it. di Anna Raffetto, Milano, Adelphi, 2004

Ostri ritmi #5: Ifigenija Zagoričnik

Ostri ritmi è una rubrica a cura di Amalia Stulin che, ogni ultimo venerdì del mese, ci introduce a voci della poesia slovena del Novecento. La traduzione è della stessa curatrice, che propone a ogni post anche una breve nota biografica sull’autore. È questa un’occasione di scoperta di poeti mai tradotti in italiano e sino a ora non affrontati su «Poetarum Silva», con un taglio nuovo e personale. Il titolo è tratto da una lirica di Srečko Kosovel: Ritmi affilati.

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Stavek

iskati ime za neznano
sedeti za mizo
….spotaknjen ob vsako besedo
….ko so v napoto vse misli
prepričevati se o uničenju
ugotavljati vzrok stvarstva
buljiti v praznino
….v njej iskati besedo
….ime za neznano
čakati na nekaj posebnega
slepiti se z upanjem
….da se nekaj vendar mora zgoditi
misliti na nešteto stvari
….ki niso niti malo jasne
iskati njihov pomen
….ki ga ni v enciklopedijah
skomigovati z rameni
….ko teža pade nanje
tehtati samoneobdelovanje
brskati po preteklosti
….če je v njej kaj
drezati v žerjavico
….da zagori
sklanjati se v brezno
….v njem iskati neznano
….ki je brez pomena
tožiti po izgubljenem času
….ki se ne vrača
….v smrti
sprejemati vase molk
….ki je sumljiv od prenapolnjenosti
….kadar pobiram kamenje
….in ga prekinja samo vonj gnile trave
….in plast prahu na dnu reke
ugibati v katero mesto vozi vlak
….ki me vleče za sabo
opredeliti nič

Proposizione

cercare un nome per l’ignoto
sedere dietro a un tavolo
….bloccati ad ogni parola
….quando tutti i pensieri son d’impiccio
convincersi dell’annullamento
intuire la causa del creato
fissare il vuoto
….cercarvi la parola
….il nome per l’ignoto
aspettare qualcosa di speciale
accecarsi con la speranza
….che qualcosa debba pur accadere
pensare a mille cose
….per nulla chiare
cercarne il significato
….che non si trova nelle enciclopedie
stringersi nelle spalle
….quando il peso vi cade sopra
soppesare la propria stessa primitività
frugare se nel passato
….c’è qualcosa
attizzare le braci
….perché prendano fuoco
chinarsi sull’abisso
….cercarvi l’ignoto
….che non ha significato
piangere il tempo perduto
….che non torna
….nella morte
accogliere in sé il silenzio
….che diffida del sovraffollamento
….quando raccolgo sassi
….e lo interrompe solo l’odore dell’erba marcia
….e lo strato di polvere sul fondo del torrente
indovinare in quale città è diretto il treno
….che mi trascina con sé
definire: nulla

(altro…)

Coriandoli a Natale #1: Giuseppe Ungaretti, Natale

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Non ho voglia
di tuffarmi
in un gomitolo
di strade

Ho tanta
stanchezza
sulle spalle

Lasciatemi così
come una
cosa
posata
in un
angolo
e dimenticata

Qui
non si sente
altro
che il caldo buono

Sto
con le quattro
capriole
di fumo
del focolare

Napoli, il 26 dicembre 1916

© Giuseppe Ungaretti, Natale, in L’allegria di naufragi, Firenze, Vallecchi, 1919.