Giorno: 28 novembre 2016

Premio nazionale di poesia AOROS

castello

PREMIO NAZIONALE DI POESIA

AOROS – VALERIO CASTIELLO 2017

  1. È indetta la prima edizione del premio di poesia nazionale Aoros – Valerio Castiello. Il premio, organizzato dall’associazione Aoros – Valerionelcuore, intende valorizzare la ricerca letteraria, con particolare attenzione all’originalità della sperimentazione poetica e con l’intento di promuovere le nuove voci del panorama poetico italiano.

  1. Per l’edizione 2017 il premio si articola in due sezioni:
  2. A) Poesia edita – alla prima sezione si concorre con opere di poesia pubblicate in Italia dal 1° gennaio 2015. Le opere vanno spedite in 6 (sei) copie all’indirizzo postale della segreteria del premio, unitamente alla scheda di partecipazione compilata dall’autore e alla copia della ricevuta di versamento della quota di iscrizione. È gradito, ma non obbligatorio, l’invio di una copia in formato PDF all’indirizzo email della segreteria.
  3. B) Poesia inedita – alla seconda sezione del premio si concorre con una raccolta poetica inedita non inferiore ai 750 versi complessivi, ad opera di un poeta o una poetessa che alla data del 30 aprile 2017 non abbia ancora compiuto 35 anni. L’invio va effettuato in formato PDF a mezzo email all’indirizzo della segreteria del premio, unitamente alla scheda di partecipazione (sul modello di quella allegata in fondo al presente bando) debitamente compilata e alla scansione della ricevuta del versamento della quota di iscrizione.

  1. Il termine di consegna è fissato per il 30 aprile 2017 (non fa fede il timbro postale). Le opere inviate non saranno restituite. È possibile partecipare unitamente ad entrambe le sezioni del premio. Ai fini della partecipazione è richiesta l’iscrizione all’associazione del costo di € 25,00 – da versare su conto corrente postale 001033451558 oppure tramite bonifico bancario su Iban IT33L0760115000001033451558 intestato ad Associazione Aoros ValerioNelCuore, indicando nella causale “Contributo quota associativa”. La quota resta immutata anche in caso di partecipazione a entrambe le sezioni del premio.

  1. La giuria è composta da: Sara Bilotti (scrittrice), Maria Teresa Caporaso (presidentessa dell’associazione Aoros, Segretaria), Cinzia Caputo (poetessa), Bruno Galluccio (poeta), Ketti Martino (poetessa), Angelo Petrella (scrittore e poeta, Presidente).

La giuria decreterà entro il 15 maggio 2017 una rosa di tre finalisti per ciascuna sezione. Il vincitore assoluto verrà reso noto entro il 1° giugno e premiato in una manifestazione che si terrà nello stesso mese a Napoli (data e luogo da stabilirsi). Ogni informazioni verrà comunicata sulla pagina facebook del premio.

Premi

Poesia edita. Al vincitore verrà assegnato un premio di € 1500,00

Poesia inedita. Al vincitore verrà assegnato un premio di € 500,00 oppure, a sua scelta, la pubblicazione nella collana Liquid delle edizioni Ad est dell’equatore.

Al secondo e terzo classificato di ciascuna sezione verrà offerta in premio un’opera visiva dell’artista X-Max.

Segreteria Premio Aoros – Valerio Castiello 2017

via Petrarca 93 (pal. 15) 80122 – Napoli

http://www.facebook.com/premioaoros

premioaoros@gmail.com

Altri dischi #10: Codeine, Frigid Stars LP

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Codeine
Frigid Stars LP
Sub Pop, 1991

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di Ciro Bertini

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Anni fa lessi per caso un curioso commento a proposito di Frigid Stars LP. Diceva più o meno così: “Do not ever have this record listened by someone who’s considering suicide”. Chi non avrebbe voluto bloccare la mano di Pandora, prima che la dispettosa fanciulla aprisse il vaso liberando gli spiriti maligni contenuti in esso? E chi non vorrebbe premere il tasto stop, zittendo la voce dell’archeologo del film The Evil Dead, prima che il demone si risvegli e prenda possesso dei cinque sprovveduti protagonisti? Spero davvero che nessuno sia mai arrivato a compiere l’estremo gesto ascoltando le dieci tracce di Frigid Stars LP, ma di certo quella lapidaria descrizione sintetizza perfettamente l’umore di uno dei dischi più disperati che la mente umana abbia mai concepito. Ogni accordo di chitarra è una rasoiata all’aorta, ogni colpo di tamburo rimbomba come il rintocco di morte di una campana nel buio, il basso si accanisce imperterrito come un martello sul sistema nervoso e il canto si eleva come la supplica straziante di un condannato all’ergastolo in una gelida prigione sotterranea. Non c’è possibilità di redenzione, per queste stelle frigide, né un solo raggio di luce che riesca ad aprirsi un varco fra quelle impenetrabili coltri di nubi minacciose. La terra sotto i piedi si sgretola e ci precipita in un oceano nero dove nuotano senza scopo abulia e rassegnazione.
Stephen Immerwahr, Chris Brokaw e John Engle registrarono l’album in un seminterrato di Brooklyn, non facendo ricorso a nessuna sovraincisione né abbellimento di studio, forse senza rendersi conto che in quell’estate del 1990 stavano inventando un genere, dai critici presto battezzato “slowcore”. I ritmi sono lenti, affaticati, ricordano l’eterno castigo di Sisifo che spinge il masso su per la montagna. Le atmosfere sono rarefatte e sospese, come nella continua attesa di un messaggio di speranza o una semplice pacca sulla spalla. La musica è scarnificata, ridotta all’essenza. Se gruppi come The Who o Nirvana ci hanno insegnato quanto baccano si riesca a ricavare dalla strumentazione principe del rock’n’roll, i Codeine all’opposto ribadiscono il minimalismo della triade basso-chitarra-batteria, agendo per sottrazione e non per accumulo, spogliando ogni brano di tutto ciò che potrebbe comprometterne il contenuto più puro e viscerale. Se il celeberrimo “non compiuto” michelangiolesco esercita per alcuni lo stesso fascino del David o della Pietà, l’incompiutezza che permea queste tracce è in realtà un valore aggiunto che attribuisce al silenzio quasi la stessa dignità della musica e fa da scenario ad una battaglia fra spirito e materia, visibile e non visibile, proprio come i Prigioni che lottano per uscire dalla nuda pietra. I continui stop-and-go di Cave-In e Gravel Bed e quella chitarra quasi organistica aprono nuove ferite in un cuore già straziato dal dolore, mentre Cigarette Machine si trascina apatica, infiammandosi poi nel ritornello quasi volesse ribellarsi alla sua stessa, insostenibile lentezza.

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“West and East”: entrando nella poesia di Vita Sackville-West

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di Stefano Rozzoni

“Tradizionalista”, “amante del giardinaggio”, “aristocratica snob”: sono alcuni degli appellativi più comuni attribuiti alla poetessa inglese Vita Sackville-West (1892-1962) in un inquadramento critico tanto diffuso quanto superficiale.
Vivere e scrivere nei primi decenni del Novecento inglese significa doversi confrontare con illustri nomi della letteratura, da T.S. Eliot a W.H. Auden, da Virginia Woolf a James Joyce, nonché affacciarsi al rischio di vedere le proprie poesie relegate all’oblio delle “opere minori”, subissate dalle grandi sperimentazioni letterarie novecentesche.
Ma per chi, come Vita Sackville-West, si occupava di “piccoli piaceri che emendano grandi tragedie”[1] con un tono sommesso – e certamente meno progressista rispetto alle avanguardie di inizio secolo – qual è la via da percorrere per rivendicare un giusto posto tra i cantori della propria epoca?
A questo scopo può essere utile informare il lettore italiano, per il quale la “signora del giardino” risulta assai meno familiare che in patria, che Vita Sackville-West fu insignita di alcuni tra i più importanti riconoscimenti poetici nazionali per le sue opere dai richiami pastorali. Fu inoltre a un passo dall’essere nominata Poet Laureate, e proprio lei che “voleva essere ricordata come poetessa”, fu uno dei romanzieri di maggior successo (anche internazionale) degli anni Trenta e Quaranta, tenendo testa ad alcuni best-seller pubblicati dell’amica intima Virginia Woolf, della cui stima aveva sempre potuto godere.
Al di là del grande appeal critico e commerciale che la vide protagonista negli anni tra le due Guerre, Vita emerge nel contesto letterario inglese come un vero e proprio caso letterario, una penna inconfondibile per il lessico ricercato e inconsueto, per l’amore verso uno stile arcaico (ma con rivisitazioni tutt’altro che stantie) e per immaginari idilliaci capaci di fondere gli aspetti più romantici della campagna inglese col fascino per l’esotico esercitato allora dal Medio Oriente, un’area su cui l’Inghilterra vantava al tempo una sempre maggiore ingerenza politica.
Moglie dell’ambasciatore Harold Nicolson (1886–1968), Sackville-West ebbe la possibilità di viaggiare in terre lontane e affascinanti, con lo sguardo privilegiato di donna, aristocratica e avventuriera in grado di riportare in patria ambientazioni singolari, non private di uno sguardo inconsapevolmente “orientalista”.
Poems of West and East (1917) è una raccolta giovanile, poco nota e inedita al pubblico italiano. (altro…)