Giorno: 3 novembre 2016

Quarant’anni di Somiglianze

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Casa della Poesia di Milano

via Formentini 10

Giovedì 10 novembre 2016, ore 20

Quarant’anni di Somiglianze

di Milo De Angelis

La Casa della Poesia di Milano festeggia l’anniversario di Somiglianze, il libro con cui Milo De Angelis ha esordito nel 1976.

Ne parleranno alcuni importanti studiosi, ma anche diversi amici e poeti, compagni di viaggio, giovani autori che hanno sentito l’importanza di un’opera tra le più vive e presenti nella poesia del nostro tempo.

Presenteranno Somiglianze Alberto Bertoni, Angelo Lumelli, Roberto Mussapi, Giancarlo Pontiggia, Luigi Tassoni.

Altri leggeranno e commenteranno una poesia del libro.

Ci sarà un piccolo omaggio per tutti i partecipanti

Ciò che disse il legno: Twin Peaks attraverso i monologhi della Signora Ceppo #26

Ogni episodio di Twin Peaks (in attesa dei nuovi, annunciati per quest’anno) è introdotto da un monologo di Margaret Lanterman, conosciuta da tutti come la Signora Ceppo perché gira abbracciando un ciocco di legno con cui si confida e dal quale ottiene rivelazioni. Potrebbe essere la pazza del paese, se a scarseggiare a Twin Peaks non fosse proprio la normalità. Quei monologhi, scritti dallo stesso Lynch, sono in definitiva una successione di poemetti in prosa, misteriosi, surreali, bellissimi. Hanno un valore poetico autonomo, e al tempo stesso sono una chiave di accesso al mondo immaginato dal regista e dai suoi collaboratori (Mark Frost, co-ideatore, su tutti). Dalle parole cercherò ogni volta di andare alla storia e ai personaggi, senza però svelare troppo per chi ancora ha la fortuna di non aver visto la serie. E tuttavia ogni spiegazione sarà solo l’inizio di qualcosa: nel linguaggio di Lynch, sia verbale che cinematografico, permane un residuo di non significato, un nodo di oscurità, un ceppo che non brucia e che parla.

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[Episodio Venticinque – Sulle ali dell’amore]
The beautiful thing about treasure is that it exists. It exists to be found. How beautiful it is to find treasure. Where is the treasure, that when found, leaves one eternally happy? I think we all know it exists. Some say it is inside us – inside us one and all. That would be strange. It would be so near. Then why is it so hard to find, and so difficult to attain?

Il bello di un tesoro è che esiste. Esiste per essere trovato. Quant’è bello trovare un tesoro. Dov’è il tesoro che, una volta trovato, ci lascia eternamente felici? Io penso che noi tutti sappiamo che esiste. Qualcuno dice che è dentro di noi – dentro ciascuno di noi, nessuno escluso. Sarebbe strano. Sarebbe così vicino. Allora perché è così difficile da trovare, e così difficile da raggiungere? (trad. di Andrea Accardi e Alessandra Zarcone)
Esiste il tesoro che ci rende eternally happy? Margaret è convinta di sì, dobbiamo crederlo insieme a lei, e magari comincia a crederci anche Cooper dopo l’arrivo di Annie, una pausa nella violenza e nello spavento. Ma se questo tesoro arriva davvero on the wings of love, forse passa così in fretta che nessuno lo prende. Se fosse invece dentro di noi, niente potrebbe portarcelo via, in attesa di impossessarcene. Questa intimità so difficult to attain, questa evidenza so hard to find ci dice del tesoro più di qualunque tangibile ritrovamento. Ci parla di un possesso imperituro, a condizione di rinunciarci. Di una pienezza vera, vitale, al prezzo di un vuoto insanabile. Trovare il tesoro significa scoprire che non esiste, e tenerselo stretto.
@Andrea Accardi

Thierry Metz , Diario di un manovale

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Thierry Metz, Diario di un manovale

Titolo originale Le journal d’un manoeuvre (Gallimard, 1990)
Traduzioni di Renzo Favaron

*

16 giugno –  L’agenzia di lavoro temporaneo mi ha trovato un impiego in una cooperativa. Otto ore al giorno. Salario minimo.

Dopo mattatoi, fabbriche, torno in un’impresa edile.

Il cantiere si trova in una piccola via a senso unico. C’è da ristrutturare un calzaturificio in un residence di lusso. Non ci sono che i muri. L’interno è vuoto, né impiantito né solai. È fatiscente. Bisogna rifare tutto: rinforzare le fondamenta esistenti, aprire gli accessi dei garage, posare i pavimenti, costruire le gabbie degli ascensori, portare le scale. Tutto. Ci sarà da lavorare sodo.*

     16 juin – L’agence de travail temporaire m’a trouvé un emploi dans une
coopérative ouvrière. Huit heures par jour. Salaire minimum.

Après les abattoirs, l’usine, je retourne dans le bâtiment.

Le chantier se trouve dans une petite rue à sens unique. On va transformer une
fabrique de chaussures en résidence de luxe. Il ne reste que les murs. L’intérieur est
vide, nì plancher nì cloison. C’est vieux. Il faut tout refaire: consolider le fondations
existantes, ouvrir les entrées des garages, poser les planchers, bâtir la cage
d’ascenseur, coffrer l’escalier. Tout. On a du travail.

*

Come è arrivato quello? Per quale via? Quale strada? Chi lo ha portato?
L’acqua? Il vento?
Chi può saperlo?
Cammina, si muove. Da un cantiere all’altro, dalla mattina alla sera. In un paese
di allineamenti e di crocevia.
Una sola direzione: riunirsi con il capomastro. Il dormiente. E tutt’intorno costruire
la sua opera.*

Comment est-il venu celui-là? Par quel chemin, quelle autoroute? Qui l’a amené?
L’eau? Le vent?
Comment savoir?
Il marche, il va. D’un chantier à l’autre, d’un lever à un caucher. Dans un pays
d’alignements et de carrefours.
Une seule direction: rejoindre le maître d’oeuvre. Le gisant. Et construire autour
de sa pierre.

*

(altro…)