Giorno: 27 ottobre 2016

Jolanda Insana (18 maggio 1937 – 27 ottobre 2016)

Jolanda Insana, Foto di Dino Ignani

Jolanda Insana, Foto di Dino Ignani (grazie a Ignani per l’autorizzazione)

 

da Turbativa d’incanto (Garzanti, 2012)

*

da Le foglie del decoro

*

a 300 metri in linea d’aria
il più grande parlatorio del mondo
tra le alture del Golan occupato

nella Valle delle grida
ogni venerdì dopo la preghiera
da trent’anni per un’ora di colloquio
come in carcere
si attivano i megafoni dell’ONU
e i siriani dei due villaggi spezzati
si gridano a distanza con l’aiuto del vento
i fatti della settimana
l’acqua razionata
il raccolto andato a male
le melagrane rosseggianti
le novità di famiglia
e fanno conversati di nascite e decessi

l’eco della Valle non arriva qui
dove si nasce a 10 cm di distanza
dove c’è filo spinato
e ognuno è libero di oltrepassare la soglia.

*

chissà perché s’era messa in testa
di fare la scorta
come fanno coi tonnni i delfini
sulle rotte del Pacifico
ma scortati e scortatori
finiscono nelle reti dei pescatori
allertati dai delfini
che nuotano in superficie
e saltano e giocano
suonando le fanfare della lunga marcia
ai tonni sottostanti

*

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da La bestia clandestina

*

so dov’è Avola
ma Ebola
Ebola dov’è?

assurdo darsi la mano
a ogni piè sospinto
per non dire di quanti sono pronti
alle pacche sulle spalle
e ti serrano nelle spire dell’abbraccio

e di quelli che al supermercato trapassano
con il bisturi cuore e polmone
che dici?

che farò senza brunello?

*

nelle estreme periferie del lutto
non mostri il fianco
non fai una piega
ma chiedi attenzione
e approfittando dell’altrui debolezza
ricatti senza un rutto di commozione
senza un grugnito di pietà

non sono una selvaggia
ho ricevuto un’educazione io
e non alzo la voce in pubblico
non do mai troppa confidenza
interloquisco con distacco
perseguitata non tengo banco con gli spioni
non faccio lega con  persecutori
e soprattutto non mi espongo alla dipendenza
non disinnesco ma la mia corrucciata possessività

*

.

da L’idiota sottostante

*

hai il passo del granatiere
e mi corri sulla testa
con gli scarponi chiodati

ma sono un granatiere
e tu insulti i granatieri
che a Porta San Paolo non s’infrattarono
ma l’8 settembre per te non è giorno di resistenza
e vai oltraggiando
poi che non sai della resistenza all’oltraggio
e blateri e blateri
tra ordini e contrordini
non hai visto la patria nascondersi? era l’Italia
che ieri come oggi mette in salvo la pellaccia
lasciando tutti allo sbando

*

.

da L’erba in bocca (Tutte le poesie, Garzanti)

*

balbetto ai confini del reame ricco di grano vero
picchiata dalla fame mi fingocosmografie senza corpo
ma è balbettamento per scompenso
perchè poi non immagino nulla
in questo allucinamento per fame amara
che non fabbrica segni
e non riesco a morire con l’erba in bocca

*

ho contrabbandato sale
tra una sponda e l’altra dello Stretto
per un sacco di parole infistolite che sul mare del ritorno
presero un colpo di freddo e fecero male

*

nel continente assiderato dove il dolore è fresco
non si ristampa l’alimurgìa per i penuriosi
e così m’improvviso aromataria e sparigica
per trovare nella selva di foresti medicamenti
l’erbasena che non sana
pervolendo essere alloiata spirante miserie e stringiniente
per soffrimento di febbre asmatiche e malinconiche
contro gente di stomaco gagliardo e pichiacuore
e soprattutto non sdimenticando che esclusa non sono fuori
ma semplicemente sola preclusa e reclusa

*

faccio finta che è così
per lasciarmi isnervata prendere a tradimento
nel mare più salato e dolce dove voluta e mai posseduta
entro ma m’impiglio troppo a riva e dunque rientro
nelle valve conchiavate e più non mi sconchiglio

***

© Jolanda Insana

Ciò che disse il legno: Twin Peaks attraverso i monologhi della Signora Ceppo #25

Ogni episodio di Twin Peaks (in attesa dei nuovi, annunciati per quest’anno) è introdotto da un monologo di Margaret Lanterman, conosciuta da tutti come la Signora Ceppo perché gira abbracciando un ciocco di legno con cui si confida e dal quale ottiene rivelazioni. Potrebbe essere la pazza del paese, se a scarseggiare a Twin Peaks non fosse proprio la normalità. Quei monologhi, scritti dallo stesso Lynch, sono in definitiva una successione di poemetti in prosa, misteriosi, surreali, bellissimi. Hanno un valore poetico autonomo, e al tempo stesso sono una chiave di accesso al mondo immaginato dal regista e dai suoi collaboratori (Mark Frost, co-ideatore, su tutti). Dalle parole cercherò ogni volta di andare alla storia e ai personaggi, senza però svelare troppo per chi ancora ha la fortuna di non aver visto la serie. E tuttavia ogni spiegazione sarà solo l’inizio di qualcosa: nel linguaggio di Lynch, sia verbale che cinematografico, permane un residuo di non significato, un nodo di oscurità, un ceppo che non brucia e che parla.

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truman

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[Episodio Ventiquattro – Ferite e cicatrici]
Sometimes, well let’s say all times, things are changing. We are judged as human beings on how we treat our fellow human beings. How do you treat your fellow human beings? At night, just before sleep, as you lay by yourself in the dark, how do you feel about yourself? Are you proud of your behavior? Are you ashamed of your behavior? You know in your heart if you have hurt someone, you know. If you have hurt someone, don’t wait another day before making things right. The world could break apart with sadness in the meantime.

Qualche volta, beh diciamo tutte le volte, le cose cambiano. Noi siamo giudicati come essere umani per il modo in cui trattiamo il nostro prossimo. Come tratti il tuo prossimo? Di notte, proprio prima di addormentarti, mentre sei solo con te stesso nel buio, come ti senti? Sei fiero del tuo comportamento? Te ne vergogni? Tu sai in cuor tuo se hai ferito qualcuno, lo sai. Se hai ferito qualcuno, non aspettare un altro giorno prima di raddrizzare le cose. Il mondo potrebbe andare in pezzi per la tristezza nel frattempo. (trad. di Andrea Accardi e Alessandra Zarcone)
 ..
A volte di notte non ci diamo pace pensando alle nostre azioni del giorno, sentiamo il peso di colpe più grandi di quelle che abbiamo, crediamo di avere ferito il prossimo anche se non è così. Più facilmente invece proprio chi ha ferito si addormenta tranquillo, per apatia, autodifesa, puro carattere stellare. Non si vive il buio tutti allo stesso modo, per qualcuno laying by himself in the dark è il momento più difficile. Come per lo sceriffo Truman, rimasto solo di notte senza Josie, ripensando agli errori del giorno, se ce ne sono stati. Il nostro cuore ci giudica as human beings, ma lo fa spesso in modo inumano. The world will break apart per la tristezza degli incolpevoli.
@Andrea Accardi

La Botte Piccola #8: Marguerite Yourcenar, ‘Anna, soror…’

La botte piccola contiene il vino buono, e questo non è, come si può pensare, un malcelato sfottò di consolazione: l’accoglienza costringe ogni minima particola di vino a venire prima o poi a contatto con le note del legno. Il racconto, la meno diluita delle forme, impone a se stesso la medesima procedura. Ci sono storie che pretendono questa e nessun’altra forma: alcuni autori l’hanno accolta come propria lungo l’intera carriera, altri l’hanno esplorata, come prova massima di controllo. Ciascun episodio di questa rubrica analizzerà un racconto, la sua capacità di essere incendiario quanto una poesia e appagante quanto un buon romanzo. Il sesto appuntamento è con il racconto Anna, soror… di Marguerite Yourcenar. Buona lettura.

annasoror

Nient’altro ci sarebbe da raccontare della sua trama:

«Cinque giorni e cinque notti di una felicità violenta riempivano della loro eco e del loro riflesso tutti i recessi dell’eternità.»

 Anna, soror…, racconto giovanile di Marguerite Yourcenar, pubblicato per la prima volta nel 1935 (poi 1981, quindi in Italia in Come l’acqua che scorre, Einaudi 1983), è il lineare racconto di una lunga premessa, e di un’ancora più lunga propaggine, a un unico, luminoso evento che accade durante i vent’anni della protagonista Anna: i cinque giorni di relazione amorosa da lei intrecciati con il fratello Miguel. (altro…)