Giorno: 24 ottobre 2016

Nataša Sardžoska, tre poesie

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Nataša Sardžoska, Tre poesie
(traduzione dal macedone a cura dell’autrice)

*

 

NON HANNO NOME QUELLE STRADE

Ho imparato i nomi di tutte le vie che hai preso per venire da me;
mentre ti cercavo le donne dei panifici mi sorridevano
e nemmeno i senzatetto scappavano dal rumore dei miei stivali
nella metro
sono diventata
assassina

il mio profumo lo sentivano tutti e il tuo dentro di me;
ma tu eri al di sopra di tutto ciò – incostante, sporadico;
e ti cercavo nei nostri posti, vagabondavo nei bar,
mangiavo solo formaggio di capra e salmone affumicato,
perdendomi nelle strade senza nome;

e lì per lì ho capito amaramente che nessuno ti capisce quando stai da solo
e che non esiste peggiore solitudine di quella quando cerchi qualcuno che è impresso in te –
e che il dolore è solo tuo, e cosi ti venerano come se fossi un re solitario;

non so cosa sia più selvaggio – il cielo livido tra i rami sotto cui non ci sei tu,
oppure i rami lividi nel petto che tu hai spogliato e ti sei infiltrato

Nella tua cucina
Ho morso l’arancia

Sono le sei e la notte è sorda;
io nella tua maglietta bianca
tu ti guardi su di me
mentre Parigi ci sorvola
come un mostro carnivoro
una volta per sempre

ho sputato dentro di te il seme

ho ancorato il mio orecchino d’argento tra le tue mani.
perché io fossi li per sempre anche quando tu non ci sarai

ma tu, tu
tu mi hai salvata

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Cristóvão Tezza, La caduta delle consonanti intervocaliche

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Cristóvão Tezza, La caduta delle consonanti intervocaliche, Fazi, 2016, pp. 237,  € 17,50, ebook  € 9,99; traduzione di Daniele Petruccioli

di Giulietta Iannone 

*

Cristóvão Tezza, brasiliano, classe 1952, professore universitario, scrittore, ai più credo dirà poco o nulla, a meno che non siate amanti e cultori della letteratura latinoamericana, allora sì, tra quella nicchia ristretta e orgogliosa di appassionati di letteratura in lingua portoghese è un nome noto, stimato, autore di racconti brevi, romanzi (ben 14) e saggi le cui traduzioni si contano sulle dita di due mani, nel 2008 la Sperling & Kupfer portò avventurosamente in Italia O Filho Eterno, con traduzione di Maria Baiocchi. Il portoghese è una lingua difficile (quale lingua non lo è), non massivamente diffusa, ma affascinante. Una lingua letteraria, nata dallo spagnolo (proprio con la caduta delle consonanti intervocaliche), con cadenze genovesi (popoli marinari dopotutto). Una lingua che si presta al gioco filologico e Cristóvão Tezza sembra aver fatto sua questa filosofia di pensiero nel suo La caduta delle consonanti intervocaliche, l’ultimo romanzo in ordine cronologico da lui scritto, ormai nel 2014, e tradotto in italiano da Daniele Petruccioli (le cui soluzioni interpretative si susseguono brillanti e imprevedibili).

O Professor, titolo originale, ma il titolo italiano ancora meglio rispecchia lo spirito del libro, (un plauso per chi l’ha scelto), ci porta di peso, quasi voyeuristicamente, nella vita di un professore settantenne, anzi in un giorno della sua vita, (una manciata di ore ad essere pedantemente precisi) come tra l’altro la tradizione letteraria europea alta impone, quando si vuole sincopare tramite il flusso di coscienza un’ intera esistenza, come fece eroicamente Joyce o perché no, la nostra tanto amata Virginia Woolf.
Heliseu da Motta e Silva, professore brasiliano di filologia romanza, è il nostro eroe, o meglio antieroe, (in un noir meriterebbe di diritto questo ruolo) che in uno sfoggio narcisistico di autocompiaciuta arguzia si sveglia un mattino (assalito dalla catena delle angosce mattutine) e si prepara. Prepara un discorso da recitare (lui ormai in pensione) a una platea di colleghi (che lo disprezzano, o per lo più ridono alle sue spalle), in un anfiteatro universitario, per graziosamente accettare un’ onorificenza a lui attribuita che in un certo senso chiude in gloria la sua onorata carriera di studioso.
Quale occasione migliore per raggrumare il bilancio di una vita, al sicuro delle pareti della sua casa, (vegliato dalla fidata e materna dona Diva e dal suo rassicurante caffè del mattino, una delle tante attenzioni gentili di una domestica affezionata) dove poter scegliere a cosa dare risalto e cosa omettere, in un susseguirsi di riscritture mentali [Miei cari (no, non direi mai così; detto da me fa subito carnevalesco, una maschera alla Groucho Marx) (…) Amici miei (no; così è troppo invasivo) (…) Cari colleghi (nemmeno – c’è un che di possessivo, una piccola macchia)]. Ricostruendo quasi il proprio passato a misura della propria adattabile e selettiva (se non autoindulgente) memoria. Mônica aveva le gambe storte – no, di questo non parlerà, decise Heliseu. È irrilevante.

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