Giorno: 9 ottobre 2016

I poeti della domenica #104: Mark Strand, Non ci sono parole per descriverlo

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Non ci sono parole per descriverlo            

Come divampavano quegli incendi che non esistono più,
come peggiorava il clima, come svaniva l’ombra del
gabbiano senza lasciare traccia. Era la fine di una sta-
gione, la fine di una vita? È stato talmente tanto tempo
fa che pare non sia mai esistito? Cos’è in noi che vive
nel passato e ha nostalgia del futuro, o vive nel futuro
e ha nostalgia del passato? E che importanza ha quan-
do la luce entra nella stanza dove dorme un bambino
e la madre che si sveglia, aprendo gli occhi, desidera
sopra ogni cosa che ciò che non è in grado di nomina-
re infonda in lei l’opposto del risveglio.

*

No Words Can Describe it

How those fires burned that are no longer, how the
weather worsened, how the shadow of the seagull van-
ished without a trace. Was it the end of a season, the
end of a life? Was it so long ago it seems it might nev-
er have been? What is it in us that lives in the past and
longs for the future, or lives in the future and longs for
the past? And what does it matter when light enters
the room where a child sleeps and the walking moth-
er, opening her eyes, wishes more than anything to be
unwakened by what she cannot name?

*

Mark Strand, Non ci sono parole per descriverlo, da Quasi invisibile, Mondadori, 2014; traduzione di Damiano Abeni.

I poeti della domenica #103: Jo Shapcott, La Serenissima

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La Serenissima

Ero sulla terra, ma la terra non apparteneva
più al mondo, le era concesso poggiare
qua e là su zolle galleggianti.
Il marciapiedi ondeggiava sotto le mie scarpe.
Tutto quel che vedevo apparteneva all’acqua:
liquide chiese, e teatri, monumenti, case,
liquido sole e cielo. Le mie mani vagavano
nell’acqua, raccoglievano acqua. La faccia rivolta

alle nuvole. Sentivo le membrane
del mio corpo tremare per il fluido
che contengono, e il flusso maestoso della linfa,
il pulsare accelerato del sangue. Il motore di una barca
vibrò attraverso la terra, le onde, i miei piedi
fin dentro il mio petto. Lenta – lentamente, salii a bordo.

*

La Serenissima

I was on land, but the land didn’t belong
to earth any more, was allowed to rest
in floating patches here and there.
The pavement rippled under my shoes.
Everything I could see belonged to water:
liquid churches, theatres, monuments, houses,
liquid sun and sky. My hands wandered
into water, cupped water. My face turned

towards rainclouds. I could feel the membranes
in my body tremble with the fluid
they contain, and the stately flow of lymph,
the faster pulse of blood. A boat’s engine
vibrated through land, through waves, through my feet
into my torso. Slow – slowly moving, I stepped on.

*

Jo Shapcott, La Serenissima, da Della mutuabilità, Del Vecchio Editore, 2015; traduzione di Paola Splendore