Giorno: 6 ottobre 2016

a Stefano Cucchi

Parigi, Mostra Mona Hatoum, 2015 foto di gianni montieri

Mostra di Mona Hatoum, Parigi, 2015 foto di gianni montieri

(a S. C.)

Suicidatomi senza prima saperlo.
Roma spariva come un’ecchimosi
che si riassorbe, i segni sulla faccia
restavano, erano destinati
a rimanere, a sopravvivermi.

Roma spariva ed era sentenza
dolore sordo, era silenzio di tomba.

*

© Gianni Montieri (2013/2014)

Ciò che disse il legno: Twin Peaks attraverso i monologhi della Signora Ceppo#22

Ogni episodio di Twin Peaks (in attesa dei nuovi, annunciati per quest’anno) è introdotto da un monologo di Margaret Lanterman, conosciuta da tutti come la Signora Ceppo perché gira abbracciando un ciocco di legno con cui si confida e dal quale ottiene rivelazioni. Potrebbe essere la pazza del paese, se a scarseggiare a Twin Peaks non fosse proprio la normalità. Quei monologhi, scritti dallo stesso Lynch, sono in definitiva una successione di poemetti in prosa, misteriosi, surreali, bellissimi. Hanno un valore poetico autonomo, e al tempo stesso sono una chiave di accesso al mondo immaginato dal regista e dai suoi collaboratori (Mark Frost, co-ideatore, su tutti). Dalle parole cercherò ogni volta di andare alla storia e ai personaggi, senza però svelare troppo per chi ancora ha la fortuna di non aver visto la serie. E tuttavia ogni spiegazione sarà solo l’inizio di qualcosa: nel linguaggio di Lynch, sia verbale che cinematografico, permane un residuo di non significato, un nodo di oscurità, un ceppo che non brucia e che parla.

cuore

[Episodio Ventuno: Doppio gioco]
The heart – it is a physical organ, we all know. But how much more an emotional organ? This we also know. Love, like blood, flows from the heart. Are blood and love related? Does a heart pump blood as it pumps love? Is love the blood of the universe?”

 Il cuore – è un organo fisico, lo sappiamo tutti. Ma quanto più un organo emotivo? Sappiamo anche questo. L’amore, come il sangue, sgorga dal cuore. Sangue e amore sono in relazione? Un cuore pompa sangue come pompa amore? L’amore è il sangue dell’universo? (trad. di Andrea Accardi e Alessandra Zarcone)
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Qual è la relazione tra blood love? Entrambi sgorgano dal cuore, il primo fisicamente, l’altro emotivamente. E il cuore è dunque al tempo stesso a physical an emotional organ. Ma quest’associazione ci ricorda tutta l’ambiguità dell’amore, che può essere rancoroso, saturo d’odio, al limite sanguinario. A Twin Peaks l’amore e il sangue sono spesso un unico fiotto. Pensiamo al violentissimo Leo Johnson e alla povera Shelley. Alla schiavitù sentimentale di Josie rispetto a un padrone lontano. Al rapporto triangolare che ha tragicamente legato per sempre Cooper, il criminale ed ex-collega Windom Earle e la moglie di quest’ultimo, uccisa dopo la scoperta del tradimento. Dire che l’amore è the blood of the universe non è qui senza terribili risonanze, ci fa pensare all’intero universo ferito, sofferente, agonizzante. Ricorda tutte le vertigini che può darci anche il nostro amore banale, tutte le volte che ci sporgiamo dall’altro lato e vediamo come in realtà galleggia nel vuoto.
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@Andrea Accardi

 

L’enigma discreto

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Francesco Scarabicchi, “con ogni mio saper e diligentia”. Stanze per Lorenzo Lotto, Liberilibri 2013, € 12,00

di Anna Elisa De Gregorio

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Mi chiama con i colori della discrezione, dal suo angolo, nel Museo dell’Antico Tesoro di Loreto, La Presentazione al Tempio di Lorenzo Lotto. Mi siedo già sapendo che sosterò qui a lungo: è l’ultima opera del pittore (terminata intorno al 1555) ed è questo che me la rende preziosa. Un lungo travaglio per un quadro non troppo grande (172 x 136,5 cm), non specialmente impegnativo. Non aveva, certo, tante commesse a cui far fronte Lorenzo, nell’ultimo luogo, dove trovò rifugio come “oblato”, nella Santa Casa di Loreto. Quando s’era messo all’opera, erano per lui passati i settant’anni e, di certo, era malato e quasi cieco. Quel quadro gli sarà costato più tempo e fatica del previsto.

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Lorenzo Lotto, La Presentazione al Tempio

Il dipinto appare costruito su due piani, decisamente separati: in basso il pittore descrive la sua visione di un passato, vivo seppure antico, in alto la rappresentazione del suo personale e isolato presente. Nel piano inferiore, vivace nei movimenti e negli sguardi e spento nei colori, una piccola folla, nel tempio ebraico, raccolta in semicerchio, è in attesa. La Madonna sta salendo le scale col bambino, è rivolta verso il sacerdote, nella posizione di protezione e insieme di offerta del proprio figliolo. Ma non è lei il fulcro della rappresentazione sacra, infatti è appartata nell’angolo sinistro. Al centro Lorenzo ha voluto porre un altare, un tavolo quadrato che galleggia a un palmo da terra vestito soltanto da una preziosa tovaglia bianca. E, proprio sotto la tovaglia, ecco spuntare due caviglie seguite dal profilo di due grossi piedi (altri due si intravedono dietro a mo’ di zampe), che possono scendere solo dal tavolo e che sembrano sorreggerlo. Un’allegoria del corpo di Cristo, del suo sacrificio? Oppure un sapiente, ironico gioco dovuto a una, ormai, disappartenenza alle logiche del mondo? Oppure, vecchio, il pittore ha dimenticato un suo progetto iniziale, lasciandolo a mezzo?…
«L’umano nel divino e quei colori spenti/ sono l’ultima incognita che lascio,/ la doppia chiesa ch’è tempio e basilica,/ tra Simeone e il vecchio che s’affaccia/ nel semibuio della scena alta./ Per voi l’enigma di quei piedi umani/ su cui poggia la tavola a mensa vuota./ L’eredità che lascio è un testamento/che non ha parole…», scrive Francesco Scarabicchi riferendosi, appunto, alla Presentazione al Tempio nell’ultima poesia, prima della Clausola, del suo libro dal titolo con ogni mio saper e diligentia, Stanze per Lorenzo Lotto.
L’interrogativo resta intatto; non avrà risposta e così mi piace che sia.
Questo piccolo volume di poesie mi è particolarmente caro, non certo per l’attenzione (non esiterei a chiamarla maniacale) del poeta verso tutta l’opera di Lotto fin dall’adolescenza, che non potrebbe certo bastare alla poesia per illuminarsi, quanto per una immedesimazione totale nell’uomo, nell’artista e nel suo pensiero da parte di Scarabicchi, che si fa medium, solo nella finzione artistica, passivo. In ogni verso ritroviamo Lorenzo, “solitario e febbrile”, è lui che parla in prima persona nel poemetto, è Lorenzo, mai abbastanza compreso e riconosciuto, che crea e soffre, che invecchia, che si sente tradito, che scrive con grande fatica d’occhi il suo prezioso Libro di spese diverse. Una miracolosa rinascita, come se la poesia fosse pietra filosofale, capace di metamorfosi. Un lavoro meticoloso, che, proprio come l’ultimo dipinto di Lotto, ha avuto una lunga gestazione. Possiamo parlare di una totale, poetica, visionaria “compassione”.
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