Giorno: 20 settembre 2016

Ideafelix: Leggi una storia, realizza un progetto

ideaflix

Settembre 2016

Nasce ideafelix

Leggi una storia, realizza un progetto

ideafelix è una nuova piattaforma editoriale che finanzia, attraverso la vendita delle sue pubblicazioni, progetti culturali o laboratori didattici nelle scuole italiane.

 “I libri hanno formato la nostra struttura emotiva, il nostro linguaggio, e sono diventati nel corso degli anni la nostra passione. Oggi vorremmo che l’esperienza legata alla lettura di un testo si trasformasse in qualcosa di funzionale alla nostra vita quotidiana. Così ci siamo chiesti: e se la vendita di un libro fosse anche l’occasione per finanziare dei progetti culturali o promuovere la creatività dei nostri figli? E se potessimo divulgare il messaggio: “Leggi una storia, realizza un progetto”? Oppure, al contrario: “Vuoi realizzare un progetto? Leggi un libro!”.

 Nata grazie alla collaborazione di un gruppo di lavoro con una lunga esperienza professionale nel settore editoriale e della comunicazione, la piattaforma ha una struttura dinamica che presenta diverse tipologie di contenuto.

ideafelix è:

 – una casa editrice che pubblica sei romanzi all’anno destinati a finanziare altrettanti progetti culturali;

 – un magazine on-line gratuito che pubblica racconti, saggi brevi, video, fumetti delle più importanti firme del panorama artistico-culturale per la prima volta presentate al pubblico italiano;

 – un nuovo modello di crowdfunding, più snello e dinamico, per lanciare gratuitamente un progetto, condividerlo pubblicamente e ottenere un finanziamento collettivo.

Online a partire dal 12 settembre 2016

www.ideafelix.com

Il primo romanzo:

Studs Lonigan di James T. Farrell

 FINANZIA

Il primo progetto:

L’alba della meraviglia, un laboratorio didattico

che promuove l’incontro tra la filosofia e gli alunni della scuola elementare.

PROSSIMAMENTE A NOVEMBRE

Un nuovo romanzo di ideafelix finanzierà il secondo progetto:

Radio Freccia Azzurra, una web-radio

condotta dai bambini per imparare a comunicare e inventare una scuola diversa.

*

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Inediti di Daniele Barresi

di Daniele Barresi

cengia

seguiteremo ancora a osservare
le nidiate nel rancido e le fughe,
il vorticare dei girini a pelo d’acqua
nella calura delle gebbie estive.
—————————–Profetano tutti il loro
disincanto boschivo: i noci sferzati
dal vento, i lecci e i castagni, quelli sì,
frutteranno. Un cane dorme e si mescola
alla terra, vicina una vanga
a riposo.


*


mi sono perso cercando
tra la ghiaia intirizzita
àpres le deluge. Scafi appeciati,
cacchette di papere, i passi dell’oca
e la chiesa del borgo incappucciata
da un cirro biancastro, un tetto
di nebbia sulla riva opposta.
Aitanti canottieri disegnano
scie sull’acqua, si preparano alla gara
battono il tempo, ma
manca il vento
l’acqua non si muove e sono
sempre da qui che lo giudico
del perché debba ostinatamente ricercare tali scorci – isolàno – e mi voglia tramutare in affabile fratello, compito poeta del decoro cisalpino. E rimuovere quella terra bruciata dal sole, quei ponti crollati e quella assolata agave che punge come un pugno sulle ossa – avevo il braccio, ce lo avevo ancora; stordito (dolorante non ricordo), la testa pesante del cartone di vino, l’aria iodata del mare, il visus lontanamente febbrile -; inavvertita la presenza di un rivolgimento della sorte e l’eco continentale a sovrastarmi, il canto di questi luoghi appena freddi che effettualmente non appartengono ancora a nulla di te. Il rossore a macchia si diffonde guardandoti sul pontile a contemplare altre rive altre sedi, ma di più su di me che gliene scrivo quattro, consumando la punta. Arriverà
l’ora del temperamento, il tempo di scalfire
il lapis per una più armonica
scrittura, per un oscillare
che si sfa tra i polpastri muti e ora
si muove nei deserti
ancora sotto ai monti verdi.


*


vorrei tanto spegnerti
il piccolo fuoco d’una sigaretta
sulla schiena; ma tu sei andata via
tra le cose brulle e le pale
di un eremo fra i monti
e io non mi sono più voltato
per tanto tempo.
Tre passi ci rende lontani
il mare, il tempo di un salto breve
o di un’altra tresca continentale.


*


Non tanto è
quello che tu chiami scavare,
quanto assicurare all’estratto
l’attesa ad un possibile giorno pulito,
lindo; senza pretese retiniche
non perdere il giorno nei palmi,
applica tenere militanze.

Maria Allo, Solchi. La parabola si compie nei risvegli

solchi

Maria Allo, Solchi. La parabola si compie nei risvegli, Fuori Collana, collana diretta da Fabio Michieli, L’arcolaio 2016

dalla prefazione di Anna Maria Curci

Allegoria della tensione: Solchi. La parabola si compie nei risvegli di Maria Allo

«La parabola si compie nei risvegli»: questa frase, tratta da un verso e che costituisce la seconda parte del titolo della raccolta di Maria Allo, consolida, man mano che si scorrono i componimenti qui raggruppati, il suo ruolo di punto di riferimento costante, lanterna alla lettura e, insieme, di mistero che non può e non vuole essere ridotto a una formula di spiegazione, per quanto acuta, per quanto illuminante, per quanto prossima allo stato delle cose la spiegazione possa essere. Le manifestazioni del termine parabola si articolano e si mescolano: narrazione esemplare e allegoria, curva e andamento ellittico si gettano, non di rado precipitano, tendono al compimento in quei risvegli anch’essi polisemantici. Si destano i sensi, si desta la coscienza, la rivelazione si cela e si mostra, risale in superficie, colta in un contrasto, in una effusione, in una esplosione di colore e materia.
La tensione è narrata, afferrata, attraversata; è una tensione che alimenta lo scorrere del tempo e che nutre la condizione umana, che scuote la natura, con tremende deformazioni o improvvise trasfigurazioni all’occhio attonito delle creature. Vale la pena soffermarsi, dunque, su ciascuno di questi elementi che innervano la voce poetica di Maria Allo.
La tensione è innanzitutto ricerca della luce, che, come rivela l’analisi delle occorrenze, è termine centrale, meta costantemente perseguita e perennemente insediata da un patire che assume di volta in volta le sembianze di Weltschmerz, ovvero di sofferenza che pervade il mondo intero e ogni cosa al mondo, e di affanno del singolo individuo. Si alternano così dichiarazioni come quella contenuta nel compiuto distico, composto da un endecasillabo e da un settenario, che apre e chiude il secondo componimento della raccolta – «un dolore ci sgretola la luce/ ovunque sulla terra» – al tendere i sensi anelanti, come avviene già all’inizio del quarto componimento: «Tendo orecchio ai voli che generano luce».
La prevalenza della prima persona plurale quando oggetto del dire poetico è la condizione umana si manifesta anch’essa con considerevole frequenza, soprattutto laddove l’intenzione è quella di sottolineare l’appartenenza a un comune dolere. Similitudini e metafore si susseguono, allora, per segnalare la cifra dell’esistenza terrena di tutti i viventi: «Siamo alberi anche noi/ Flussi di linfa e venature/ che il Tempo attraversa come all’inizio/ Radici e semi in attesa dei frutti,», «E noi una sola polvere», «Noi eravamo indocili radici», «Fanno di noi deserto e vuoto» o, ancora, sfruttando appieno la duplicità del termine “arsi” e l’appello ad altri contesti di riferimento, familiari a chi scrive: «Noi arsi di grafemi». (altro…)