Giorno: 17 settembre 2016

proSabato: Cesare Zavattini ad Attilio Bertolucci

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proSabato: Cesare Zavattini ad Attilio Bertolucci

[primavera 1931]

Caro Bertoldo,
la tua poesia non è tutta bella, ma in qualche punto è bellissima − quando tocca terra. Tempo verrà. Mandamene una ogni volta che mi scrivi.
Bertoldo, diventi sempre più esigente, ciò mi turba e un poco mi condanna all’inerzia. Spero di superare questa specie di crisi. Insomma, non si deve scrivere se non quando si ha la coscienza di essere un vero e proprio contributo.
La settimana ventura vedrò il capolavoro di René Clair, Sotto i tetti di Parigi. Il cinematografo! Bisogna vedere certe riviste estere che belle, ogni tanto le sfoglio ma non ho tempo di leggerle. Noi italiani siamo tagliati fuori. La “Kines” poi… Incredibile. E “l’Indice”? Ormai esso non è più lo specchio di Saviotti ma di una diffusa mentalità. Leggi, però, l’eccellente articolo di Ezra Pound. Pound c’è per caso nell'”Indice”.
Sto leggendo Sterne, il Shandy. Straordinariamente intelligente − faceva duecento anni fa gli scherzi ecc che molti inventano oggi. Inoltre ha dell’altro. Com’ero ignorante e come lo sono. Ma mi convinco che non è un guaio terribile − e mi convinco che nell’umorismo in specie e nell’arte in genere bisogna essere originali − senza volerlo, si capisce, ma con la coscienza di esserlo, a posteriori − la critica non è un procedimento coevo alla creazione, ma successivo.
Riusciamo a classificarci solo dopo aver, quasi irriflessivamente, scritto molte pagine. […]
Caro Bertoldo […] nella politica non vi sono né grandi idee né grandi sentimenti − o sono sempre quelli − ed è sempre quello il modo di esprimerli − la politica è quella che fa credere nel determinismo, l’arte fa sospettare che non ci sia. È possibile, inoltre, essere originali, personali, nella politica? L’azione falsa anche quel po’ di spirito che contiene. Ma il discorso sarebbe infinito e vieto anche. […]
tuo ZA

Lettera manoscritta su carta intestata “Il Secolo Illustrato”.

© Attilio Bertolucci e Cesare Zavattini, Un’amicizia lunga una vita. Carteggio 1929-1984, a cura di Guido conti e Manuela Cacchioli, Monte Università Parma Editore, 2004

proSabato: Zavattini Ovale

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Oggi, domani e domenica 25 settembre ricordiamo Cesare Zavattini con alcune prose che riguardano lui e autori affini; per la rubrica domenicale rileggeremo alcune sue poesie; il suo compleanno sarebbe caduto il 20 settembre.

la redazione

proSabato: Zavattini ovale

……Più di cento Zavattini di tutte le misure mi guardavano dalle pareti della Galleria Toninelli di Roma, e uno gigantesco troneggiava di profilo, le mani dietro la schiena, stava osservando altri se stessi, soltanto teste colorate, rosse, bianche, grigie, d’oro, d’argento, tutte spaventatissime, con gli occhi sgranati.
……Perché questi occhi come buchi, come crateri, occhi insonni, con le palpebre orlate di rosso, infiammati, disperati?
……Conosco Zavattini da anni, ma quella mostra mi ha rivelato il suo io, più di quanto potrebbero farlo i suoi film o i suoi libri.
……C’è il fatto che Zavattini pittore non nasce adesso, bisogna risalire agli anni della guerra e anche prima, quando riempiva pezzettini di carta con i suoi preti e i suoi vescovi (da bambino metteva una cotta da chierico e le zie gli facevano i funerali): quei preti e quei vescovi li dipingeva perché non conosceva bene l’anatomia, certo fare una veste era più facile di un corpo nudo, ma forse del corpo nudo Zavattini ha sempre avuto terrore, o meglio un complesso, qualcosa che lo blocca, che lo inibisce.
……In fondo, è un timido, anche se sembra spregiudicato.
……Mi ricordo una volta che lo incontrai al Tritone, era notte, e stava osservando le passeggiatrici, ogni tanto parlava con una, poi con un’altra («per un’inchiesta» diceva), ma in realtà voleva una donna, e non sapeva come imbarcarla.
……Un’altra volta, a Venezia, qualcuno mi disse che Zavattini era innamorato, lo si vedeva al bar dell’Excelsior, al Lido, durante il Festival del Cinema, con un bicchiere in mano, ma non beveva mai, stava per ore a guardare il vuoto.
……A Parigi invece sembrava più sciolto, tuttavia il suo vero essere non era facile da scoprire, perché tutto il giorno andava per gallerie a vedere quadri, o in libreria a cercare libri, soltanto una notte, con me e con Gualtieri di San Lazzaro, prese a parlare di se stesso, ma con estremo pudore, quasi reticente.
……È questo il bello, che sia rimasto intatto nel mondo del cinema, che corrompe tanta gente; anzi, da quel mondo è venuto fuori saltando a piè pari una trentina d’anni, così che è sempre giovane, la sua pittura lo dimostra, e anche quello che scrive, che è stupendo, fresco, pieno di incanto.
……All’inaugurazione della sua mostra c’era tantissima gente, e Zavattini stava in un angolo, protetto dal baluardo degli amici venuti apposta da Luzzara, il posto dove è nato: un barbiere-poeta, un oste, un artigiano, un impiegato, due signorine-sorelle e una bambina.
……Quando mi vide, si illuminò, ricordammo i tempi favolosi del suo contratto.
……È tutta una storia. […]
……Non c’è che dire, ho riscoperto un autentico pittore. I cento volti, le cento e più teste ovali (« l’ovale della donna, l’ovulo, le ovaie, le uova » ha scritto) sono lì sulle pareti, con il loro mistero e anche con la loro chiarezza, formate e informi, definite e indefinibili.

© Milena Milani, Zavattini ovale in Oggetto sessuale, Milano, Rusconi editore, 1977.