Giorno: 14 settembre 2016

Umberto Di Raimo: 42 Limerick mediopadani

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Umberto Di Raimo: 42 Limerick mediopadani, con disegni di Giuseppe Bronzoni, corsiero editore, 2016, collana Strumenti umani, € 13,00

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AVVERTIMENTO Questa faccenda dei limerick mediopadani incominciò una trentina di anni fa, essendo l’estensore dei versicoli stabilmente incardinato nel suo paese natìo (Montecchio Emilia), mentre l’autore dei disegni (parimenti nativo di Montecchio Emilia) vagava per lavoro per il mondo, stazionando a volta a volta in diversi paesi dell’Africa, dell’America, dell’Asia. La pigrizia e l’immensa farragine del fatto e del da farsi l’hanno fatta da padrone. Comunque sia: eccoci qua. I 42 limerick si dicono dunque “mediopadani”. Perché mai? Perché i personaggini nel libriccino vagheggiati ed effigiati si fingono viventi e operativi (quando operativi siano) in Montecchio Emilia e zone limitrofe. Anche se nessun montecchiese o nessun reggiano potrà mai positivamente riconoscersi in qualcuno di essi: giacché si tratta infine di labili fantasime eccentriche e perplesse, chissà mai dove davvero dimoranti.

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1
C’era un vecchio signore di Gattatico
cui non caleva d’essere antipatico:
non salutava mai nessuno
e soggiornava sopra un pruno,
quello spinoso vecchio di Gattatico.

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4

C’era un vecchio del Bosino
che ipotizzò, in merito al suo immediato destino:
«forse tosto avverrà che io mi alzi
e mi produca in armoniosi balzi».
Speranzoso vegliardo del Bosino!

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10

C’era un vecchio di Casalgrande
che aveva in somma uggia le verande.
E così argomentava: «Ci ho paura
che stiano ordendo una losca congiura»,
quel frenetico anziano di Casalgrande.

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13

C’era una loquace signorina della Croce
che d’improvviso rimase senza voce.
Prese dunque ad esprimersi a gesti:
precisi, secchi, compendiosi, lesti.
Quell’icastica signorina della Croce.

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Una frase lunga un libro #71: Nicola Pugliese, Malacqua

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Una frase lunga un libro #71: Nicola Pugliese, Malacqua. Quattro giorni di pioggia nella città di Napoli in attesa che si verifichi un accadimento straordinario, Tullio Pironti, 2013, € 11, 90

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E dopo il pomeriggio e dopo le prime ore della sera, giunse per lui la notte, con strisce d’inchiostro e squarci improvvisi, il vento che tira su via Marittima, ad angolo con Piazza Municipio, ed oltre, ed oltre, fin dentro il porto ed in salita verso la collina. Questo vento freddo che riporta in alto il fuoco dei bracieri, che ricama nell’ombra della strada.

All’elenco dei grandi misteri dell’editoria italiana va aggiunto di diritto Malacqua di Nicola Pugliese. Il libro uscì nel 1977 per Einaudi, dietro spinta di Calvino che intuì la bellezza e la novità della scrittura di Pugliese. La storia dice che il romanzo andò a ruba e si esaurì in poco tempo. Si dice anche che il molto orgoglioso e riservato Pugliese si fece violenza chiedendone a Einaudi la ristampa. Ristampa che non ci fu mai. In tutti questi anni si racconta di ricerche di appassionati tra i librai del centro storico di Napoli, di fotocopie vendute a caro prezzo, di offerte economiche molto elevate per acquistarne una singola copia. Anni di silenzio, fino alla morte di Pugliese (2012). Suo fratello Armando ricevette precise disposizioni dallo scrittore affinché il libro fosse ripubblicato da Tullio Pironti, cosa che è avvenuta tra lo stupore dell’editore e la gioia di molti, nel 2013.

Scrissi questa recensione per Satisfction, proprio nel 2013, la ripubblico oggi, per due motivi. Il primo è ovvio, secondo me di questo romanzo non si parla mai abbastanza, è un libro che per me significa molto, e Nicola Pugliese, il suo autore, una persona che avrei voluto conoscere, farci due chiacchiere, bere un caffè. Non è capitato. Il secondo motivo è che io Nicola Pugliese qualche notte fa l’ho sognato. L’ho sognato proprio come se fossimo dentro Malacqua, perché eravamo a Napoli e pioveva a dirotto, da ore, forse da giorni, fatto sta che io e Pugliese ci trovavamo a via Foria, sotto lo stesso ombrello. Pugliese mi diceva: “Tienilo tu, che sei più alto”. Ma a me non sembrava, infatti ci bagnavamo moltissimo, poi io con gli ombrelli sono imbranato, ma Pugliese questo non poteva saperlo. Pugliese mi diceva: “Mi ricordo tuo nonno, un essere straordinario, una volta che venne a piovere così, mi porto sulla sua bicicletta, mi diede un passaggio. Tuo nonno pedalava velocissimo, sotto la pioggia, io gli dicevo di andare piano, ma lui niente, correva correva. Mi diceva «Nicola, Nicola, nun te preoccupa’, c’avimma leva’ ‘a miezz’ all’acqua», pioveva tantissimo come oggi. Tuo nonno mi diceva che dovevamo andare in tutta fretta all’Ospedale delle bambole che stava crollando”. Gli domandavo: “Signor Pugliese, e poi che succedeva? E mica lo sapevo che conoscevate mio nonno”. “E niente, non arrivavamo in tempo, ma tuo nonno mi regalava una coppola”. A questo punto mi sono svegliato, è solo un sogno, ma il fatto che mio nonno e Nicola Pugliese fossero insieme, mi ha fatto ripensare al libro, ed eccomi qua.

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