Giorno: 11 settembre 2016

Festlet! #4: Musica

Giovanni Bietti - foto G.A.

Giovanni Bietti – foto G.A.

Alla consueta Lavagna di Piazza Mantegna, il musicista Fabrizio Puglisi ha ripercorso per noi la tradizione del tarantismo nell’Italia meridionale. Ha ricordato come il fenomeno, forse ultima propaggine del culto dionisiaco, sia sopravvissuto fino a poco tempo fa, diventando la forma di trance organizzata più longeva in una società occidentale. Il tarantismo, ha ricordato ancora, nei suoi sintomi di pianto e paralisi, urla e convulsioni, cui la musica del violino, dell’organetto e del tamburo a sonagli dovevano essere cura, è simile a quello che ancora sopravvive in Africa, e da lì è passato a Cuba, ad Haiti, in Brasile. Fabrizio Puglisi ci ha fatto ascoltare canti della Santeria, ha suonato per noi piatti della tradizione marocchina, e ha sorseggiato alla nostra salute, anziché la solita bottiglia d’acqua, un buon dionisiaco bicchiere di vino. La trance, come rilevano gli antropologi, è ritualità per il dominato – umile, donna, contadino – che si pone al di là della società che lo opprime. Mentre si torce, vestito di bianco, la sua danza prima sui quattro arti e poi in piedi fino al crollo finale è la medesima in molte parti del mondo; la corteccia parietale che misteriosamente si attiva negli stati di trance cerca sfogo nella danza, prende nutrimento dalla musica. (altro…)

I poeti della domenica #98: Dario Bellezza, Ti cadono i capelli

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Foto di Massimo Consoli

 

Ti cadono i capelli, qualcuno
ti mangia il cuore. Non sai
più scrivere, Parole senza senso
immagini fiacche vuote.

Il sole nero della morte brilla
lontano e tu t’avvicini a lui
col tuo cranio spappolato.

Anch’io ho paura. La serale
notturna mattutina insonnia
non s’affloscia: la fessura
per arrivare all’anima
è troppo volgare.

Addio. Tradiscimi con chi
ti pare.

 

(da Invettive e licenze, 1971)

I poeti della domenica #97: Alessandro Parronchi, A che pensi?

Alessandro Parronchi da blog.quotidiano.net

Alessandro Parronchi da blog.quotidiano.net

 

-A che pensi?- la tua voce mi coglie
mentre guardo il paesaggio rispecchiato
sul buio della stanza. Per un poco
l’eco delle parole si sospende
al silenzio che le fa più gravi, poi:
-A che pensi?- E il tuo viso si fa triste
per sapere, indagare…
Penso ai giorni
d’aprile che non io ma un altro certo
ha vissuto come in un sogno, ora richiusi
sigillati dietro un vetro trasparente
in un verde irraggiungibile deserto.
Penso a tutto ciò che sfugge dal presente.
Penso a quando sulla terra sarà come
noi non fossimo mai stati, a quel vibrare
delle tremule nell’aria, a quegli odori…

 

(da Coraggio di vivere, 1956)