Giorno: 2 settembre 2016

Mariastella Eisenberg, Il tempo fa il suo mestiere

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Mariastella Eisenberg, Il tempo fa il suo mestiere, Edizioni Spartaco 2016

Qual è il mestiere del tempo? È stata la domanda pressante, la domanda sempre presente, a fare da filo conduttore alla lettura, scorrevole e solenne, del romanzo di Mariastella Eisenberg. Già, perché la risposta non poteva essere soltanto quella, rassicurante solo in superficie: “quello di lenire le ferite”. Il tempo conosce risposte beffarde e incuranti di felicità anche piccole, sgretola, spazza via, non mantiene le promesse, quelle che ci ostiniamo a individuare, come quando diamo nome e forma alla bizzarria delle nuvole. Siamo allora noi, esistenze e tracce minime, destinati ad attendere, indaffarati o inani, storditi dall’affastellarsi delle incombenze con le quali abbiamo deciso di inebriarci o invaghiti della nostra condizione di ‘esposti’ alla ruota perenne, ad essere schiacciati, non sappiamo  come, non sappiamo quando, dal carico pendente, che magari stiamo a rimirare, orrido e impassibile e inevitabile? E se fosse proprio il tempo, invece, ad additarci una possibilità, tra ricerca, perseguita testardamente o solo vagamente consapevole, e reperimento, caso e occasione insieme, di “dare testimonianza” e, dunque, di aggiungere un altro predicato al mestiere del tempo?
Nel tempo, precisamente nell’arco di oltre un secolo, dal 1912 al 2014, si estende, si dirama, si spezza e si ricongiunge la storia della famiglia Rosenberg, ebrei rumeni di etnia tedesca, narrata da Mariastella Eisenberg. Diversi e differenti sono i luoghi che fanno da testimoni, anch’essi, alle vicende narrate: Jassi nella Moldovia romena, il monastero di Sucevița e la città di Rădăuți nella Bucovina, Bucarest, Napoli (che, nel corso della vicenda, arriva ad essere il cuore di ricordi e riconoscimenti) e Gerusalemme.
Sono vicende di silenzi che pesano e lacerano, di speranze spezzate, di veglie fedeli e di strattonare violento dell’ira verso sé e verso gli altri. Sono, anche, vicende di tentativi, talvolta goffi nel procedere a strappi o a tentoni, talvolta saggi nella pazienza, di ricucire quello che è stato strappato, o, ancora, di conferire la giusta dimensione al gesto del lutto ebraico di strappare la stoffa del vestito dalla parte del cuore, come segno del dolore straziante per la perdita di una persona cara.
Il racconto prende il via con un episodio occorso nel 1912 a Jassi alla sedicenne Sara Rosenberg. Sara è la quinta figlia femmina, la sesta in ordine di nascita dei quindici figli di Mosè Rosenberg e Malca Schachter. Il commercio di tessuti di Mosè Rosenberg, nativo di Czernowitz, fiorisce, la famiglia è agiata.  Irrequieta, non di rado irruente e scontrosa, Sara, con il fisico giunonico a intralciare la desiderata spensieratezza di un’adolescenza in piena, non vuole rinunciare alle sue «allegre spedizioni», per lo più in solitaria e scaturite da un impulso irresistibile. Durante una di queste «scorribande»  in campagna, le ruote del calesse si impuntano nel nevischio misto a fanghiglia, il calesse si rovescia e Sara si inzacchera letteralmente dalla testa (con la sola eccezione, forse,  dei capelli avvolti in un ampio fazzoletto) ai piedi. È in quel momento, in quel luogo che a venirle in aiuto giunge un altro solitario come lei. Un incontro non previsto, quell’unico incontro con Giuseppe, giovanissimo anche lui e  «povero di campagna», segnerà l’esistenza di Sara e di molte altre persone. (altro…)

Ghirri: spazio siderale

Copertina-Luigi-Ghirri-Spazio-Sideralecorsiero editore, Reggio Emilia, 2016 – € 40

Osservando il sipario del bellissimo Teatro Romolo Valli di Reggio Emilia, si può immaginare quanto da quel punto focale sia possibile apprezzare l’insieme dell’architettura, la “rotondità” e la “circolarità” che caratterizzano questo teatro. Una vera concentrazione di simboli, un imbuto di segni, entro cui l’invenzione e la rappresentazione, grazie alla luce e al raccoglimento che un teatro come questo sa regalare, si mostrano in silenzio.
Quanto pensato e compiuto da corsiero editore con lo splendido Spazio siderale non è offrire al pubblico un libro postumo di Ghirri, ma realizzare qualcosa di probabilmente meno arbitrario e senz’altro più profondamente curioso. Una sorpresa, una rarità: si tratta della pubblicazione del menabò di un progetto, un libro forse (e sarebbe stato l’ultimo: siamo nel 1991, e la morte per Ghirri sarebbe arrivata nel 1992), intorno al quale il fotografo reggiano stava lavorando.
Ci troviamo nel vivo di una storia, al cospetto di un incontro/confronto fra le arti. Spazio siderale consente infatti di rivivere l’intreccio che legò il soggetto del terzo sipario monumentale dipinto nel 1991 da Omar Galliani, dal titolo Siderea, alla fotografia di Luigi Ghirri, in stretta aderenza a molti dei temi maggiormente cari al fotografo (in questo senso basti pensare ad alcuni dei suoi titoli precedenti, come Infinito e Il profilo delle nuvole).
I materiali sono riportati con cura puntuale, attenta. Un libro di grandi dimensioni (30 x 30 cm, 108 pagine, e una carta con grammatura di qualità) che testimonia come Ghirri avesse già predisposto una selezione delle fotografie e ne avesse anche in gran parte precisato una sequenza espositiva. Mancava il titolo, mancava ancora quell’elemento che tanta parte ha sempre avuto nella costruzione dei progetti e dei libri di Ghirri.
Di fatto, Spazio siderale sarebbe potuto essere già allora un titolo possibile. Del resto è una definizione attraente, una dimensione affascinante: avvicinare ciò che è distante, o solo apparentemente tale, ma soprattutto desiderare (appunto) questa vicinanza, fino al “gioco”, come diremo poi, dell’immedesimazione. È quello che un’arte qui fa con l’altra, in una reciprocità di richiami e di effetti davvero notevoli. E tutto racchiuso nel racconto del dietro le quinte di quel lavoro, tutto nel testimoniare l’operato: come nasce l’idea di un sipario; i bozzetti preparatori di Galliani; i passepartout che Ghirri preparava con le note autografe relative ai tagli e al colore per la stampa delle fotografie ecc. (altro…)