Giorno: 30 agosto 2016

Goliarda Sapienza ‘voce intertestuale’, nel ventennale della sua morte. A cura di A. Trevisan

Nel ventennale dell’anniversario della morte dell’autrice proponiamo un secondo post a lei dedicato in cui si riporta parte dell’introduzione al volume di Alessandra Trevisan Goliarda Sapienza: una voce intertestuale (1996-2016) edito da La Vita Felice.

la redazione

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Goliarda Sapienza nacque a Catania il 10 maggio del 1924 ma visse per la maggior parte della sua vita a Roma e, negli ultimi anni, tra la capitale e Gaeta, dov’è morta il 30 agosto 1996. È stata attrice di teatro e di cinema, poetessa, scrittrice di racconti, romanzi, testi teatrali, articoli, radiodrammi, diari ed epistolari, la maggior parte dei quali, a oggi, risulta pubblicato. Figura importante e talvolta protagonista, suo malgrado, delle vicende del panorama culturale del secondo Novecento italiano, ha ricoperto anche i ruoli di “cinematografara” e docente di teatro e dizione, riuscendo a coniugare la sua arte con una tensione vitale, una ‘vita di vite’ piena, costante e “appassionata”, declinata in un modo del tutto peculiare, così com’è originale tutta la sua opera. […]
Sapienza si rivelò al mondo editoriale con quattro romanzi pubblicati in vita nell’arco di un ventennio, tra il 1967 e il 1987: Lettera aperta (Garzanti, 1967; Sellerio, 19972; UTET, 20073), Il filo del mezzogiorno (Garzanti, 1969; La Tartaruga, 20032; Baldini e Castoldi, 20153), L’università di Rebibbia (Rizzoli, 1983 e 20062; Einaudi, 20123) e Le certezze del dubbio (Pellicanolibri, 1987; Rizzoli, 20072; Einaudi, 20133). Dello stesso periodo sono reperibili anticipazioni di bozze di romanzi e racconti apparsi su riviste e antologie, infine interventi radiofonici e articoli riguardanti tematiche al femminile o, più propriamente, reportage usciti negli anni Ottanta sulla rivista Minerva dell’Associazione Il Club delle Donne di Roma.
Dopo un momento di oblio durato a lungo – dall’‘87 all’anno della sua morte almeno – Goliarda è tornata all’attenzione del pubblico e della critica nel 2005, grazie al successo riscosso in Francia e alla ristampa italiana del romanzo postumo e oramai famoso L’arte della gioia,[1] scritto tra il 1967 e il 1976. Attualmente, documentari, presentazioni, appuntamenti, spettacoli, reading e omaggi dedicati al suo lavoro continuano a nascere e circolare in ambiti diversi. Eppure, leggerla o rileggerla nel ventennale della sua scomparsa richiede una premessa che tenga conto dei percorsi di ricerca già tracciati, affinché un ulteriore lavoro biografico e critico su di lei abbia senso. […] percorrendo l’intero corpus, si può evidenziare il dialogo che esiste tra le diverse opere nel segno dell’autobiografia ma anche di un ‘nutrimento’ letterario in divenire; ogni opera partecipa infatti alla precedente, e carica di attesa e significato le successive, creando un’originalità di stile che ha pochi eguali nella storia della letteratura del Novecento.
Focalizzarsi in particolar modo sui volumi postumi, non ancora sufficientemente letti e indagati, si prospetta di fondamentale importanza al fine di saggiare la ‘tenuta’ letteraria dell’autrice. Essi […] sono i racconti di Destino coatto (Empirìa, 2002; Einaudi, 20112) e la raccolta poetica Ancestrale (La Vita Felice, 2013) in cui è confluita anche la precedente, Siciliane (Il Girasole Edizioni, 2012), primi rilevanti approcci alla scrittura. Un intero paragrafo sarà qui dedicato al romanzo Io, Jean Gabin (Einaudi, 2009): scritto nel 1979, il libro appare decisivo per i legami che intesse con la storia della cultura francese ed europea del primo Novecento. Meritano ampia considerazione i diari editi da Einaudi nel 2011 e 2013 – entrambi curati da Gaia Rispoli – con i titoli Il vizio di parlare a me stessa. Taccuini 1976-1989 e La mia parte di gioia. Taccuini 1989-1992; si tratta di una selezione dalle scritture private. Una parte inedita degli stessi dal titolo Elogio del bar è stata pubblicata anche nel 2014 per i tipi di Eliot. È degno di nota, infine, il volume Tre pièces e soggetti cinematografici (La Vita Felice, 2014), che raccoglie l’opera teatrale e parte di un lavoro dedicato all’adattamento – cinematografico o teatrale – di alcuni testi scritti negli anni Sessanta e Ottanta, come le pièce. Il romanzo-diario Appuntamento a Positano, pubblicato da Einaudi a giugno 2015 risale, invece, al 1984. […]

Questo libro muove dunque da un’esigenza: tentare una differente e rinnovata ricognizione critica con ampliamenti, riproposizioni e riappropriazioni di alcune tesi, talora veri e propri sconfinamenti […]
Sapienza non conobbe un vero vaglio critico in vita; nonostante ciò, le recensioni e gli articoli usciti tra gli anni Sessanta e il 1996 non sono privi di un certo interesse. Grande spinta, invece, si è riscontrata negli anni Duemila, in particolare dal 2005 in poi, a seguito del successo della traduzione de L’arte della gioia in Germania e Francia. Un interessamento critico più intenso si è avuto tra il 2013 e il 2015, dopo la pubblicazione del romanzo sopraccitato per la casa editrice britannica Penguin e per la statunitense Picador, mentre la francese Le Tripode sta pubblicando l’opera per intero, con traduzione di Nathalie Castagné. Nel 2015, proprio per la stessa casa editrice, è uscito un valido volume biografico, Goliarda Sapienza, telle quelle je l’ai connue, scritto dal vedovo dell’autrice, Angelo Maria Pellegrino. Egli è co-autore di Cronistoria di alcuni rifiuti editoriali dell’Arte della gioia, uscito per Edizioni Croce a giugno 2016, libro nel quale si presenta una rinnovata bio-bibliografia sull’autrice. […]

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In memoria di Goliarda Sapienza (10 maggio 1924 – 30 agosto 1996)

Nel ventennale della morte di Goliarda Sapienza, avvenuta il 30 agosto 1996, proponiamo una selezione di citazioni dell’autrice che seguiranno un ordine cronologico di scrittura e non di pubblicazione delle opere da cui sono tratte. Nel pomeriggio seguirà un altro post sull’autrice, cui il nostro blog ha più volte dedicato pagine critiche e di approfondimento.

la redazione

copyright Archivio Sapienza-Pellegrino

copyright Archivio Sapienza-Pellegrino

Separare congiungere
spargere all’aria
racchiudere nel pugno
trattenere
fra le labbra il sapore
dividere
i secondi dai minuti
discernere nel cadere
della sera
questa sera da ieri
da domani.

In Ancestrale (Milano, La Vita Felice, 2013)

Qualcuno mi spingeva giù verso le scale buie. In fondo c’era una notte. Tre volte ho visto il mio corpo rigirare su se stesso, poi ho battuto la testa una volta, due volte, tre volte. Mi sono seduta e ho frugato con le dita fra il sangue del palato appena in tempo per raccogliere nel palmo della mano tre denti bianchi lisci come pietre.

In Destino coatto (Roma, Empirìa, 2002)

ogni individuo ha diritto al suo segreto… non violate questo segreto, non lo sezionate, non lo catalogate per vostra tranquillità, per paura di percepire il profumo del vostro segreto sconosciuto e insondabile a voi stessi. Ogni individuo ha il suo segreto, ogni individuo ha la sua morte in solitudine… morte per ferro, morte per dolcezza, morte per fuoco, morte per acqua, morte per sazietà unica e irripetibile. Ogni individuo ha il suo diritto al suo segreto ed alla sua morte. E come posso io vivere o morire se non rientro in possesso di questo mio diritto? È per questo che ho scritto, per chiedere a voi di ridarmi questo diritto…

In Il filo di mezzogiorno (Milano, Garzanti, 1969)

Ed eccovi me a quattro, cinque anni in uno spazio fangoso che trascino un pezzo di legno immenso. Non ci sono né alberi né case intorno, solo il sudore per lo sforzo di trascinare quel corpo duro e il bruciore acuto delle palme ferite dal legno. Affondo nel fango fin sino alle caviglie ma devo tirare, non so perché, ma lo devo fare.

In L’arte della gioia (Roma, Stampa Alternativa, 1994 e 1998²)

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