Giorno: 9 agosto 2016

Un libro al giorno #16: Guido Gozzano, I colloqui (3)

Come ogni anno faremo una piccola pausa estiva rispetto alla programmazione ordinaria, cercando di fare sempre una piccola cosa diversa per ogni estate; quest’anno dal 25/07 al 21/08 (con tre post al giorno) proporremo testi da libri che amiamo particolarmente, sperando di accompagnarvi in vacanza e di aiutarvi a sopportare meglio il caldo. La programmazione ordinaria ricomincerà lunedì 22/08 (la redazione).

Nel centenario della morte di Guido Gozzano (19 dicembre 1883 – 9 agosto 1916) proponiamo una scelta di liriche per ricordarlo, a cura di Massimiliano Cappello.

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TOTÒ MERÙMENI.

I.

Col suo giardino incolto, le sale vaste, i bei
balconi secentisti guarniti di verzura,
la villa sembra tolta da certi versi miei,
sembra la villa-tipo, del Libro di Lettura….

Pensa migliori giorni la villa triste, pensa                           5
gaie brigate sotto gli alberi centenari,
banchetti illustri nella sala da pranzo immensa
e danze nel salone spoglio da gli antiquari.

Ma dove in altri tempi giungeva Casa Ansaldo,                  10
Casa Rattazzi, Casa d’Azeglio, Casa Oddone,
s’arresta un automobile fremendo e sobbalzando,
villosi forestieri picchiano la gorgòne.

S’ode un latrato e un passo, si schiude cautamente           15
la porta…. In quel silenzio di chiostro e di caserma
vive Totò Merùmeni con una madre inferma,
una prozia canuta ed uno zio demente.

II.

Totò ha venticinque anni, tempra sdegnosa,
molta cultura e gusto in opere d’inchiostro,
scarso cervello, scarsa morale, spaventosa
chiaroveggenza: è il vero figlio del tempo nostro.

Non ricco, giunta l’ora di «vender parolette»                     5
(il suo Petrarca…!) e farsi baratto o gazzettiere,
Totò scelse l’esilio. E in libertà riflette
ai suoi trascorsi che sarà bello tacere.

Non è cattivo. Manda soccorso di danaro                          10
al povero, all’amico un cesto di primizie;
non è cattivo. A lui ricorre lo scolaro
pel tema, l’emigrante per le commendatizie.

Gelido, consapevole di sè e dei suoi torti,                          15
non è cattivo. È il buono che desidera il Nietzsche
«….in verità derido l’inetto che si dice
buono, perchè non ha l’ugne abbastanza forti….»

Dopo lo studio grave, scende in giardino, gioca
coi suoi dolci compagni sull’erba che l’invita;                     20
i suoi compagni sono: una ghiandaia rôca,
un micio, una bertuccia che ha nome Makakita….

III.

La Vita si ritolse tutte le sue promesse.
Egli sognò per anni l’Amore che non venne,
sognò pel suo martirio attrici e principesse,
ed oggi ha per amante la cuoca diciottenne.

Quando la casa dorme, la giovinetta scalza,                        5
fresca come una prugna al gelo mattutino,
giunge nella sua stanza, lo bacia in bocca, balza
su lui che la possiede, beato e resupino….

IV.

Totò non può sentire. Un lento male indomo
inaridì le fonti prime del sentimento;
l’analisi e il sofisma fecero di quest’uomo
ciò che le fiamme fanno d’un edificio al vento.

Ma come le ruine che già seppero il fuoco                          5
esprimono i giaggioli dai bei vividi fiori,
quell’anima riarsa esprime a poco a poco
una fiorita d’esili versi consolatori….

V.

Così Totò Merùmeni, dopo tristi vicende,
quasi è felice. Alterna l’indagine e la rima.
Chiuso in sè stesso, medita, s’accresce, esplora, intende
la vita dello Spirito che non intese prima.

Perché la voce è poca, e l’arte prediletta                             5
immensa, perché il Tempo – mentre ch’io parlo! – va,
Totò opra in disparte, sorride, e meglio aspetta.
E vive. Un giorno è nato. Un giorno morirà.

© G. Gozzano, Totò Merumeni, in I colloqui, Milano, Fratelli Treves, 1911, pp. 111-113.

Un libro al giorno #16: Guido Gozzano, I colloqui (2)

Come ogni anno faremo una piccola pausa estiva rispetto alla programmazione ordinaria, cercando di fare sempre una piccola cosa diversa per ogni estate; quest’anno dal 25/07 al 21/08 (con tre post al giorno) proporremo testi da libri che amiamo particolarmente, sperando di accompagnarvi in vacanza e di aiutarvi a sopportare meglio il caldo. La programmazione ordinaria ricomincerà lunedì 22/08 (la redazione).

Nel centenario della morte di Guido Gozzano (19 dicembre 1883 – 9 agosto 1916) proponiamo una scelta di liriche per ricordarlo, a cura di Massimiliano Cappello.

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IN CASA DEL SOPRAVVISSUTO.

I.

Dalle profondità dei cieli tetri
scende la bella neve sonnolenta,
tutte le cose ammanta come spetri;
scende, risale, impetuosa, lenta,
di su, di giù, di qua, di là, s’avventa                      5
alle finestre, tamburella i vetri….

Turbina densa in fiocchi di bambagia,
imbianca i tetti ed i selciati lordi,
piomba dai rami curvi, in blocchi sordi….
Nel caminetto crepita la bragia                            10
e l’anima del reduce s’adagia
nella bianca tristezza dei ricordi.

Reduce dall’Amore e dalla Morte
gli hanno mentito le due cose belle!
Gli hanno mentito le due cose belle:                     15
Amore non lo volle in sua coorte,
Morte l’illuse fino alle sue porte,
ma ne respinse l’anima ribelle.

In braccio ha la compagna: Makakita;
e Makakita trema freddolosa,                                20
stringe il poeta e guarda quella cosa
di là dai vetri, guarda sbigottita
quella cosa monotona infinita
che tutto avvolge di bianchezza ondosa.

Forse essa pensa i boschi dove nacque,                 25
i tamarindi, i cocchi ed i banani,
il fiume e le sorelle quadrumani,
e il gioco favorito che le piacque,
quando in catena pendula sull’acque
stuzzicava le nari dei caimani.

II.

Con la Mamma vicina e il cuore in pace,
s’aggira, canticchiando un melodramma;
sospira un po’…. Ravviva dalla brace
il guizzo allegro della buona fiamma….
Canticchia. E tace con la cara Mamma;                      5
la cara Mamma sa quel che si tace.

Egli s’aggira. Toglie di sul piano-
forte un ritratto: «Quest’effigie!… Mia?…»
E fissa a lungo la fotografia
di quel sè stesso già così lontano:                            10
«Sì, mi ricordo…. Frivolo…. mondano….
vent’anni appena…. Che malinconia!…

Mah! Come l’io trascorso è buffo e pazzo!
Mah!…» – «Che sospiri amari! Che rammenti?»
«Penso, mammina, che avrò tosto venti                    15
cinqu’anni! Invecchio! E ancora mi sollazzo
coi versi! È tempo d’essere il ragazzo
più serio, che vagheggiano i parenti.

Dilegua il sogno d’arte che m’accese;
risano a poco a poco, anche di questo!                     20
Lungi dai letterati che detesto,
tra saggie cure e temperate spese,
sia la mia vita piccola e borghese:
c’è in me la stoffa del borghese onesto….

Sogghigna un po’! Ricolloca sul piano-                     25
forte il ritratto «….Quest’effigie! Mia?…
E fissa a lungo la fotografia
di quel sè stesso già così lontano.
«Un po’ malato…. frivolo…. mondano….
Si, mi ricordo…. Che malinconia!…»

© G. Gozzano, In casa del sopravvissuto, in I colloqui, Milano, Fratelli Treves, 1911, pp. 143-146.

Un libro al giorno #16: Guido Gozzano, I colloqui (1)

Come ogni anno faremo una piccola pausa estiva rispetto alla programmazione ordinaria, cercando di fare sempre una piccola cosa diversa per ogni estate; quest’anno dal 25/07 al 21/08 (con tre post al giorno) proporremo testi da libri che amiamo particolarmente, sperando di accompagnarvi in vacanza e di aiutarvi a sopportare meglio il caldo. La programmazione ordinaria ricomincerà lunedì 22/08 (la redazione).

Nel centenario della morte di Guido Gozzano (19 dicembre 1883 – 9 agosto 1916) proponiamo una scelta di liriche per ricordarlo, a cura di Massimiliano Cappello.

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I COLLOQUI

……reduce dall’Amore e dalla Morte
gli hanno mentito le due cose belle……

I.

Venticinqu’anni!… Sono vecchio, sono
vecchio! Passò la giovinezza prima,
il dono mi lasciò dell’abbandono!

Un libro di passato, ov’io reprima
il mio singhiozzo e il pallido vestigio                  5
riconosca di lei, tra rima e rima.

Venticinqu’anni! Medito il prodigio
biblico…. guardo il sole che declina
già lentamente sul mio cielo grigio.

Venticinqu’anni!… Ed ecco la trentina                 10
inquietante, torbida d’istinti
moribondi…. ecco poi la quarantina

spaventosa, l’età cupa dei vinti,
poi la vecchiezza, l’orrida vecchiezza
dai denti finti e dai capelli tinti.                          15

O non assai goduta giovinezza,
oggi ti vedo quale fosti, vedo
il tuo sorriso, amante che s’apprezza

solo nell’ora triste del congedo!
Venticinqu’anni!… Come più m’avanzo               20
all’altra meta, gioventù, m’avvedo

che fosti bella come un bel romanzo!

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