Giorno: 23 luglio 2016

Riletti per voi #13: Amos Oz, Tra amici

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Riletti per voi #13

Amos Oz, Tra amici, Feltrinelli, (2014 e precedenti edizioni), € 8,00, ebook € 5,99, trad. di Elena Loewenthal

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di Francesca Piovesan

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Mosche Yashar sognava di tanto in tanto il sorriso timido della sua compagna Carmela e le sue mani che suonavano al flauto canzoni tristi e strappacuore, ma non aveva mai avuto il coraggio di avvicinarsi a lei, nemmeno con le parole e neanche quasi con lo sguardo. Lei sedeva due banchi davanti a lui, così lui poteva vedere di lontano il suo collo sottile quando si chinava sui quaderni e la morbida peluria sulla nuca. Una volta che Carmela stava fra la lampada e il muro e parlava con delle compagne, lui passando le aveva accarezzato l’ombra. Dopo questo fatto era rimasto sveglio per metà notte, senza riuscire a prendere sonno.

Tra amici, di Amos Oz. La vita in un kibbutz. Le regole da rispettare, il desiderio di alcuni di trasgredirle. La vita in comunità, il modello socialista da perseguire, il bene della collettività al di sopra del bene individuale.
Oz è una penna talmente delicata e raffinata che, in poche parole ben accostate fra loro, riesce a dare una panoramica generale della vita di una comunità israeliana in un kibbutz degli anni ’60. Otto racconti che raccontano la vita di un gruppo di persone. Le loro abitudini, sofferenze, i loro desideri taciuti o portati alle labbra di tutti.
Un giardiniere avvezzo alle brutte notizie, che si è disabituato al contatto umano. Due donne che riescono a trovare una complicità basata sul rispetto reciproco. Un padre che vede sfumare la giovinezza spensierata di una figlia. Un bambino sbeffeggiato dal gruppo, alla ricerca di un porto sicuro. L’amore di una vita che si arrende di fronte ad una notte di pioggia. Il mito del ricercare la fortuna altrove. Un padre lontano dagli occhi, ma mai dimenticato. Il progetto universale, qualcosa che unisca tutto il mondo. (altro…)

proSabato: Tommaso Landolfi, Il babbo di Kafka

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Il babbo di Kafka

Arrendendomi alle insistenze di molti amici, racconterò brevemente l’episodio che tanta influenza doveva avere sulla vita del Maestro (ed anche sulla mia).
– E se ora fra i battenti di quella porta (che era appena accostata) s’insinuassero due, anzi alcune, zampe, lunghissime sottili e pelose; e, la porta stessa cedendo alla pressione ed aprendosi pian piano, comparisse un enorme ragno, grosso quanto un cesto da bucato?…
– Ebbene?
– Aspetta, non t’ho detto tutto. Se questo ragno avesse al posto del corpo una testa d’uomo che ti guardasse fissamente da terra? Tu che faresti? T’ammazzeresti, no?
– Io? Io non ci penserei neppure. Perché diamine dovrei ammazzarmi! Piuttosto ammazzerei lui.
– Io sì, io m’ammazzerei. Perbacco, vivere in un mondo dove sono possibili cose di questo genere!
– E io ti so dire che tutto farei, tranne che ammazzarmi; neanche per sogno.
Non aveva finito Kafka di pronunciare queste parole e guardava ancora in aria di sfida la porta accostata, quando il battente girò lentamente sui cardini e si produsse punto per punto la scena da me immaginata. Nella sala remota dove stavamo cenando, balzammo in piedi esterrefatti. Il ragno, o la testa d’uomo, molleggiando sulle sue lunghe zampe, avanzava verso la tavola e ci guardava con una certa espressione cattiva.
– Ebbene – gridavo io, lo confesso, quasi piangendo – ebbene, perché ora non l’ammazzi? (altro…)