Giorno: 22 luglio 2016

“Noi corridori veloci” di Teatro Valdoca a Forte Marghera

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copyright M. Donato

NOI CORRIDORI VELOCI
Evento di chiusura di COMIZI D’AMORE
terzo laboratorio di Teatro Valdoca
in collaborazione con Live Arts Cultures
Domenica 24 luglio, ore 20.00
Forte Marghera, Mestre (VE)

Io voglio diventare indocile.
Io comincio a pensare
che sarò indocile.
Io comincio a pensare
che niente è immodificabile.
Io comincio a pensare
che adesso tocca a me.
Adesso tocca a me
fare di questo mondo
un buon mondo.

Mariangela Gualtieri

Che cosa può fare chi oggi ha vent’anni? Quali pratiche di resistenza può mettere in atto in questo tempo in cui ognuno è frastornato in se stesso, abbandonato ad un privato, personale e generale ottenebramento?
Come immunizzarsi rispetto agli innumerevoli ordini seducenti, alcuni taciti e pervasivi, altri rimbombanti, ordini che vengono impartiti in ogni momento, dalla pubblicità, dal mercato mondiale, e anche dalle gravi omissioni di un mondo adulto disorientato, di maestri imbozzolati nel proprio narcisismo, di docenti depotenziati e senza un magistero efficace?

Sono queste alcune delle domande che hanno nutrito il seminario Comizi d’amore organizzato da Teatro Valdoca, il cui esito sarà presentato domenica 24 luglio (ore 20.00) a Forte Marghera, con la conduzione di Cesare Ronconi e di Lucia Palladino al movimento, testi di Mariangela Gualtieri. L’esperienza conclusiva di un percorso, che ha toccato prima di Mestre anche altre città, vedrà la partecipazione di oltre trenta tra attori, performer e musicisti, e sarà realizzata grazie alla collaborazione con l’associazione culturale mestrina Live Arts Cultures per il terzo anno consecutivo. (altro…)

Altri dischi #7: Pink Floyd, Ummagumma

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Pink Floyd
Ummagumma
Harvest, 1969
*

di Ciro Bertini  

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Non dev’essere stato facile, per Roger Waters e compagni, essere i Pink Floyd nel 1969. Syd Barrett non è più nella band da un anno, la grande stagione psichedelica si avvia al tramonto e il prog si è già aperto un varco nel sound del rock britannico. Pur nella sua bellezza e sperimentazione, A Saucerful of Secrets è stato un disco frammentato, di transizione, la fotografia di una rock band che sta per prendere congedo dal suo folle e geniale leader e sente l’urgenza di costruirsi una nuova identità. Impresa non facile, considerando che Barrett semplicemente non può essere sostituito e un cambio di rotta è di vitale importanza per ribadire che i Pink Floyd sono un gruppo a tutti gli effetti e non soltanto il progetto del pifferaio ai cancelli dell’alba. Già, ma qual è la direzione e chi si assumerà il compito di trainare il quartetto verso nuovi successi? David Gilmour, ottimo chitarrista e cantante incisivo, è entrato da poco e la sua vena creativa si trova ancora allo stadio embrionale. Richard Wright è il più dotato musicalmente, ma le prove compositive da lui offerte finora non sono qualitativamente e quantitativamente sufficienti a farne un versatile songwriter, e il suo carattere schivo certo non lo aiuta. Rimane quindi Roger Waters, fin da subito rivelatosi un originale compositore, la cui creatività è stata messa in ombra esclusivamente dall’enorme talento di Syd. Ma ecco la contraddizione: anche se i semi della futura leadership watersiana sono già ben piantati, non esistono altri album nella discografia dei Floyd che suonino come opere così coese come Ummagumma e il futuro Atom Heart Mother, i dischi con cui i quattro ribadiscono chi sono e di cosa sono capaci, alla faccia di chi già li considerava destinati ad un rapido declino. Se Atom Heart Mother contiene però in nuce gli elementi di quel sound levigato e rilassante che diventerà il loro standard nel giro di pochi anni, il doppio Ummagumma è il capolavoro che li consacra capofila della musica psichedelica d’avanguardia, meravigliosamente anarchica e orgogliosamente libera da compromessi.

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Lucianna Argentino, Le stanze inquiete

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Lucianna Argentino, Le stanze inquiete, La Vita Felice 2016

Le stanze inquiete di Lucianna Argentino vanno in una direzione che, scopro percorrendole e ogni ritorno alla lettura lo conferma, vado cercando da sempre, non solo in poesia. È una direzione che si profila chiara, narra di sé e degli altri nei testi qui raccolti con una finalità esplicitata in apertura, nel risvolto di copertina, dalla stessa autrice: «Ho scritto questo libro perché non volevo andasse perduto quanto vissuto durante undici lunghi anni alla cassa di un supermercato. Soprattutto non volevo che andasse perduta la memoria, seppur minima, di alcune delle persone con cui sono venuta in contatto.» È una direzione che l’est-etica di Lucianna Argentino mette al centro, senza nominarla, ma rendendola con il nitore dei gesti: è il servizio, quello che conosce la cura e l’abnegazione e che rifugge dai termini fatti rimbalzare come moneta sonante, fosse anche quello, così “carezzevole” al poeta (per dirla con le parole di Oskar Pastior) di «vocazione»; è, ancora, come si legge negli Appunti per una est-etica del lavoro, prefazione dell’autrice alla propria raccolta, «un reciproco riconoscersi nell’umanità». Da quei foglietti stipati nel camice da cassiera, verde e uniformemente, verrebbe quasi da dire inesorabilmente e impassibilmente, illuminato dalle luci al neon del luogo di lavoro, nasce un poema in tappe e incontri, che la «pellegrina dell’umano» non fa entrare in collisione, ma, al contrario, fa dialogare con i propri punti di riferimento spirituali: tra questi, Baruch Spinoza e Simone Weil menzionati nella prefazione, René Char nel corso di un componimento. Mettersi al servizio, prestare servizio, compatire, non significa affatto sospendere, bensì accrescere la comprensione. (altro…)