Giorno: 18 luglio 2016

Voce di donna. Voce di Goliarda Sapienza in volume per La Vita Felice

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Voce di donna, voce di Goliarda Sapienza. Un racconto di Anna Toscano, Fabio Michieli e Alessandra Trevisan, Milano, La Vita Felice, 2016, pp. 64, € 12,00.

Esce in questi giorni il volume del “racconto” su una delle più interessanti autrici del Novecento italiano, ed è disponibile a questo link

Questo libretto raccoglie il testo del racconto Voce di donna, voce di Goliarda Sapienza che dall’inizio del 2014 stiamo portando per librerie, biblioteche, piazze, teatri, associazioni.
Il nostro racconto è frutto di anni di letture, ricerche approfondite, studio delle fonti, talvolta dei manoscritti dell’opera di Goliarda, nonché dell’analisi di autori e correnti a lei vicine, dalla letteratura al cinema, dal giornalismo al teatro.
Per la verità, non esiste “il” testo dello spettacolo, poiché ogni spettacolo è una nuova proposta: dal canovaccio, di volta in volta, prendiamo strade diverse, inseriamo ulteriori dettagli, nella narrazione approfondiamo aspetti dell’arte di Goliarda che ci sembrano più adatti alla giornata o al luogo in cui ci ritroviamo a parlarne; non di rado raccontiamo aneddoti, o riferiamo particolari che abbiamo appena scoperto continuando ad approfondire l’opera e la vita di questa grande scrittrice.
Il nostro lavoro vuol evidenziare il ruolo fondamentale e fondante della poesia nella vita e nell’opera di Goliarda, con un punto di vista inedito e inusuale, per questo prezioso.
Qui, dunque, troverete “i racconti”, cioè un testo che non sarà mai quello di un solo spettacolo, ma quello di vari spettacoli insieme: la versione più completa pertanto, dalla quale di volta in volta imbastiamo, ricaviamo, estrapoliamo, stendiamo la nostra proposta.
Per noi non è un punto di arrivo, bensì un continuo impulso a studiare e approfondire l’opera di una donna straordinaria, con la passione che la letteratura e la sua condivisione ci infonde.

Anna, Alessandra, Fabio

© degli autori | edizioni La Vita Felice

A Charles – inedito di Cristiano Poletti

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(foto di Cristiano Poletti)

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Quello che sorprende nella poesia di Cristiano Poletti alla prima lettura (o al primo ascolto, com’è stato per me in questo caso) è il suo porsi al di sopra di un tempo letterario strettamente attuale, per tornare coraggiosamente a una scrittura assoluta, senza ironie, una purezza antica ma nuova, nel solco aperto e ancora scavato, tra gli altri, da Milo De Angelis. La forza evocativa di questo testo è data mi pare dalla perfetta corrispondenza tra contenuto e forma: in gioco c’è la memoria, il ritorno a una persona che del testo è anche dedicataria, e la sintassi sembra ricreare perfettamente il percorso del ricordo. Questo avviene per associazioni, secondo una traiettoria metonimica, di contiguo in contiguo, e la musica delle parole fa lo stesso: ti amò-Ti amò, in silenzio-il silenzio, lettere-Mandate lettere, pronta poi a ricominciare circolarmente dalla fine all’inizio di un tornò-tornato. Non si tratta però di una pura musicalità incurante dei significati: in questi versi soffia davvero “il vento di un pensiero” e le parole sono mandate “al loro indirizzo”, come nel modo in cui il Tempo viene tematizzato in una serie di costanti che tra l’altro passano dalla sconfitta delle cose (“polvere”) alla vittoria del ricordo (“nella pendola ferma che tiene”). La musica non paga se non ha una qualche ricaduta, se pure indiretta, obliqua e misteriosa, sul senso. (Andrea Accardi)

..

Dalla luce, dal tempo
sei qui
tornato
nella fiamma
di chi ti ama e ti amò. Ti amò
la polvere dove sono,
dove s’inseguono e rivivono
la quercia e il vento di un pensiero
stretti nel rettangolo del giardino.
Torni e hai con te il mattino,
il nuovo inizio di una casa, questa
sullo sfondo, e dentro
sei nella pendola ferma che tiene,
ha trattenuto in silenzio il silenzio
delle mani, l’umiltà delle vene.
Tu canti adesso
una canzone di puro mattino.
Il catalogo delle finestre sulla notte
tanto aperto si è chiuso.
Istante della voce, voce del sempre, lettere.
Mandate lettere al loro indirizzo.
Lì chiara l’anima tornò.

In Apulien, 15 – Angela Greco

Trommeln in den Höhlenstädten trommeln ohne Unterlaß
weißes Brot und schwarze Lippen
Kinder in den Futterkrippen
will der Fliegenschwarm zum Fraß

Tamburi nelle città cave rullano senza sostare
pane bianco e labbra nere
nelle greppie bimbi a schiere
vuole di mosche il nugolo gustare

Ingeborg Bachmann, In Apulien

(traduzione di Anna Maria Curci)

Questa rubrica propone itinerari di lettura tra voci della terra di Puglia. Alcune di queste sono note, altre meno, altre ancora sono state troppo presto dimenticate. La quindicesima tappa è dedicata ad Angela Greco, nata e residente a Massafra.

Angela Greco AnGre 1 dicembre 2015

Salomè decide per se stessa
(inedito, 2016)

(Chiede la sua testa,
ma non basta un vassoio d’argento a contenere il disgusto.)

Erode Antipa è bellissimo e ha il fascino di chi comanda.
Salomè danza per lui con il macabro pegno ai suoi piedi.
Erodiade occupa un’altra stanza ed i commensali hanno voltato le spalle.
Salomè danza tra veli e sfumature di rosso. Gli occhi orientali ridono.

“Non è stata mia madre. E neppure il Battista.”

Erode la omaggia di sguardi e sotto la tunica accade qualcosa;
Salomè danza sempre più vicina e con i veli annuvola il di lui cielo.

(Nel Palazzo fremono i preparativi per la festa
ed il tempo è propizio alla congiura adesso che il predicatore tace.
Hanno pranzato insieme un tempo non lontano, ma ora è diverso.
Le vesti bianche contrastano ferocemente i pensieri
e si definiscono i dettagli dell’imminente cambiamento.)

“Danzi solo per me, Salomè?”
Ride Erode della retorica e della bella fanciulla;
la prossima testa a cadere ai piedi di lei sarà la sua e lui lo sa.
Salomè danza. Danza e aspetta.

* * *

secondo tempo
(inedito, 2016)

[…]

Cecilia venne tratta dal marmo nella stessa posizione
del martirio e del collo segnato dalla spada.
Il volto della fanciulla si può solo immaginare.
Del coraggio si sente ancora la voce ferma e fiera.

Fuori una rosa guarda maggio oltre le spine.

[…]

Ogni giorno ha il suo santo che canta.
Lo sguardo al cielo non è facile se soffri di cervicale.

Pietro ha sofferto non poche esitazioni lungo il cammino
eppure mia madre non ha mai smesso di seguirlo.

[…]

Un fado portoghese racconta solitudine
davanti allo specchio le dita intrecciano note
e la fisarmonica riempie la stradina inattesa.
Ho guardato la luna pochi passi prima
tra le foglie di basilico si nasconde il mare.

Che attinenza abbiano i santi con il vecchio paese
lo sanno soltanto quelle note nostalgiche e la luna.

[…]

L’anziano musicista si guarda allo specchio
per farsi compagnia.
La casa ha l’uscio socchiuso su una calla bianca:
è appena fiorita l’immagine della sera
ma a lui importa soltanto il suo ricordo.

Esco dalla casa difronte per incontrare la sua donna.
Sono in molti a pensare che lei non ci sia più
eppure la musica l’abbiamo ascoltata tutti.

[…]

«Lasciami i santi a cui raccontare bugie»
non ha tutti i torti la fisarmonica.
Mentre il fado raggiunge il mare
stridono le pietre
nella manovra che ci riporterà a casa.

* * *

Scene e personaggi
(da Anamòrfosi, 2016 – in uscita)

§

Abbiamo un Amleto in comune
a cui affidare una trama e svelare una follia.
Al termine della scena si spegnerà la luce
e si riempirà la stanza senza palcoscenico.

Entra per la stessa porta e chiudi subito.
Togli pure la maschera. Non servirà.

Racconta la vicissitudine della notte che hai ascoltato
di là da dietro il giorno, oltre la tenda, l’inganno:
hai visto quei volti bianchi di menzogna e hai riso
di inatteso stupore.

(sulla torre si fa sacra la notte al canto della civetta
e gli occhi conoscono bene il corridoio da percorrere)

Questa rappresentazione ha sortito applausi scroscianti
e preciso il tuo indice ha indicato il punto e il motivo
dove guardare, su cui scrivere, da cui fuggire.

Quel dire, però, non ha capacitato la platea
che riottosa ha lasciato il teatro nella nebbia.

(sulla torre si fa sacra la notte e la civetta è una lira
e la mano conosce bene il luogo da raggiungere)

Entra, l’attesa è conclusa. Il Novecento sta finendo
e con esso abbiamo finalmente una deriva
da accusare. (altro…)