Giorno: 2 luglio 2016

proSabato: Alessandro Mauro, Via Andrea Doria. Inedito

via andrea doria

Via Andrea Doria

Le due scalinate di via Andrea Doria su cui Diavù ha dipinto Anna Magnani non portano al mercato, che invece è al livello della strada.
Però di certo ne fanno parte, specie adesso che le abita il viso in cui Roma e i banchi di frutta si sono incontrati una volta per tutte, in bianco e nero e settant’anni fa.
L’odierno Mercato Trionfale, comunque, è un blocco moderno che pare Berlino e disperde i sospiri, incastrato in quei paraggi umbertini come un’enorme astronave capitata fuori rotta.
Molto più che sorelle, le due rampe che la scalano ritraggono in parallelo diva e donna, e quel volto mozzica l’anima proprio perché l’una si è portata dietro l’altra, col rischio che fossero tra loro cane e gatto.
Nannarella. Un piccolo trotto di sillabe che illanguidisce quasi ogni romano: poi dismesso, come la maglia del campione non più riassegnata.
Il mercato è scelta inappuntabile, ma nel frattempo “te sei scordata che sei romana e li stornelli nun canti più”, così ti tocca quel cemento distante da Campo de’ Fiori, dove intanto i prodotti per turisti discutono il primato di broccoli e carciofi.
Lo spazio pedonale in cima alle scale è terra di mezzo tra piazza contemporanea e antico cortile, con i giochi per i bambini e certi affacci sul piano di sotto che stanno al mercato come il tassello ai cocomeri.
La fontanella dipinta d’argento, in bilico tra Roma sparita e pop art, ha l’aria di vecchio flipper nel negozio di modernariato.
Introducono il tutto, in posizione di portineria, la faccia mesta dell’attrice, oppure un sorriso che resta riconoscibile anche quando lo sguardo si avvicina e separa tra loro i gradini. Come si riconoscono, da un dettaglio, mamma o zia.
Ricorda, quella mezza risata, che nessuno si intende di trasformazioni come le città. Se non, forse, gli attori.

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© Alessandro Mauro

 

proSabato: Amelia Rosselli da “Diario ottuso”

diario ottuso

25/3/67

S’era illuminato il progetto: non era più una speranza ma una volontà.
…….Io decidevo di esprimermi con maestà e furore anche se le parole assumevano a volte un contegno più che irrispettoso. Perché, mi chiedevi, e illustravi le tue difficoltà, obiettive anch’esse ma non risolutive.
…….Non ho altro candore che questa mia brigliata simpatia per le maestose ombre del paradiso in terra.
…….Paradiso! Ma è furore, battaglia e convinzione.
…….No − è la mia ombra, il mio permesso ad una libertà in atto, limitata dalle tante crisi biologiche.
…….Volete contenerVi? E allora, con quel bastone in mano, vi mostro o miei amici, che non era il sangue blu, vivace, paralizzato, ad accendere le varie speranze ma invece una facile combattività che mostrò il suo umore con un contegno irreprensibile.
…….Esso è irreprensibile? No − è vuoto e candido, nero e triste, erotico nelle sue fondamenta e moralistico nei suoi dibattiti contaminati da articolazioni e scrigni.
…….Ho irriso il potere? Ho contato sulle due dita le vostre misantropie, le mie lagnanze, la vostra simpatia?
…….Il gioco, brusco, negativo − quasi sempre solitario − non fu fatto: fu distrutto, con una penna arrugginita in mano, e con bianche pagine dedicate alla tranquillità.
Quale nero profondo impegno nelle mie mestruazioni!

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© Amelia Rosselli, Diario ottuso, Milano, Garzanti, 1997, p. 628 (edizione di riferimento). Prima edizione: Roma, IBN, 1990.