Giorno: 22 giugno 2016

Futuro semplice (Ristampa)

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Futuro semplice – nuova ristampa 2016, per info qui: Lietocolle

 

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RISPARMI

Io sto al sud proporzionalmente
appartenenza più che somiglianza
porto tracce degli umori, la durezza
-certi sguardi-

(ci allenavamo a sognare
davanti alla chiesa di San Giovanni
certi che Dio non sarebbe passato
ma questo ci ha reso tenaci
indossiamo una pazienza
non concessa altrove)

se non fai attenzione
nei miei occhi non vedrai le briciole
di una purezza conservata a stento
sotto strati di maglioni a fibra mista

dicono che non ho l’accento
particolare privo d’importanza
le parole tronche, questo conta
sono tutti i miei risparmi

(all’una tornavamo a casa
l’appuntamento per la partita
il pomeriggio di nuovo urla, risate
altri sogni).

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STAGIONE DI CONCERTI

È un rarefarsi lento d’aria livida
un colpo battuto in terra di nessuno
questo sintomo di vento umido
che non scompone foglie
su noi non lascia traccia

non piove in segno di rispetto
in memoria di un’estate troppo breve
di nuotate in vasca corta

mentre è già stagione di concerti
di code ai botteghini.

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RESTYLING

Di questi tempi è pieno di gru
la città si espande verso l’alto
da ottomila al metro quadro

(non ci sfioriamo, non ci parliamo
gli extracomunitari puzzano
la 90 prendila tu)

anche Marta va in analisi
non cena mai al cinese
“vai a sapere che ci mettono in quei fritti”

Milano sarà perfetta, in tempo per l’expo
piazza Duomo ripulita ancora più rettangolare
-via i piccioni, via i neri e i braccialetti-

stamattina ci siamo salutati
ti ho detto ciao, mi hai dato un bacio
io uno zaino, tu una borsa
io Londra, tu altrove
cos’ha Milano che non va?

*

EFFETTI PERSONALI

L’armadio a poco a poco
dall’alto in basso
camicie jeans pullover
(mi darai una mano)

i cassetti in fretta ma con cura
una parvenza di rigore
i libri, tutti quanti i cd

ieri ho mangiato uno yogurt
prima che scadesse
l’ultima comparsa delle chiavi
sul piano di lavoro là in cucina

i passi all’indietro per non voltarsi
come l’albero in giardino mesi fa
non abbiamo retto
la fine segnata ben prima della soglia.

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© Gianni Montieri

 

Una frase lunga un libro #63: Giuseppe Martella, Nel centro della regola

Giuseppe Martella - Nel centro della regola - Copertina

Una frase lunga un libro #63: Giuseppe Martella, Nel centro della regola, Ladolfi Editore, 2015; € 10,00

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Non è necessario
conoscere ogni schianto, non serve
comprenderli tutti per raccogliersi
nei polsi e incontrare
la torsione. Anche questa sera
ci chiuderà gli occhi,
li ritroveremo perfettamente conservati.

Ci sono libri che per strani motivi vengono poco raccontati, poco recensiti, libri che sembrano destinati a rimanere in disparte, a volte lo si dice di alcuni scrittori, meglio ancora se poeti, si dice “appartati”. Essere riservati, però, non significa non voler essere letti, significa solo rinunciare al presenzialismo e a non passare il tempo a mandare e-mail per ricevere un parere. Nel centro della regola di Giuseppe Martella è, con ogni probabilità, uno di questi casi; su Poetarum Silva, però, ci piace occuparci di libri recenti come di libri meno recenti, o addirittura di libri fuori catalogo (leggesi la nostra rubrica Si Ristampi). La raccolta di poesie di Martella ha circa un anno e mezzo, per quello che mi riguarda si tratta di raccolta nuovissima e bella e come tale ve la voglio raccontare oggi.

Il libro è diviso in quattro parti, ma come lettore non posso che considerarlo un corpo unico, o se preferiamo quattro movimenti della stessa azione, stesso pensiero, stesso ragionamento, stessa – naturalmente – domanda. Ci sono poi dei temi o sentimenti che si ripetono in tutto il libro. Uno di questi è racchiuso in due parole: allontanarsi/avvicinarsi. Le poesie di Martella, si badi, non dicono di persone perdute o ritrovate, se lo dicono lo fanno dentro un ragionamento più vasto. L’allontanarsi, specie nella prima e seconda parte, rappresenta il distacco dalla sicurezza (affetti primari, materni, mura domestiche), tutto ciò che ci ha protetti prima della conoscenza, bisogna allontanarsi perché è inevitabile dalla chiarezza infantile, da quel luogo certo in cui tutto quello che l’occhio vede esiste e quello che l’occhio non sa è un riparo garantito da altri. Il centro della regola è, quindi, il centro dell’occhio, ma non basta, da quel centro, da quella pupilla che si muove a destra e a sinistra, che scatta curiosa, ci si deve muovere per arrivare al cuore delle cose; qui comincia l’avvicinamento.

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